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Generazione Alcaraz, la mappa delle stelle nel tennis che verrà: Sinner, Rune e Musetti i suoi rivali

Carlos Alcaraz durante la finale a Wimbledon con Novak Djokovic

 
Il trionfo dello spagnolo a Wimbledon impone una nuova classe rampante: attenzione anche agli americani Shelton e Nakashima. Ma Djokovic non vuole abdicare
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Londra — Una mappa geografica, un pennarello e un bel gioco da fare. Se dovessimo/volessimo tracciare la geografia del tennis del futuro, che tipo di linea sarebbe? E quali Paesi toccherebbe? Beh, facciamo subito un spoiler: tanta Europa sicuramente. Ma un possibile ritorno degli Stati Uniti d’America. Questo è il gioco del post Wimbledon, torneo (con ascolti record per Sky, l’edizione migliore di sempre) che ha premiato il primo vincitore nato nel ventunesimo secolo, quel Carlos Alcaraz capace di gelare il grande sogno Slam di Novak Djokovic.

Ora, il voler disegnare delle nuove rotte tennistiche è un’idea divertente che, però, deve sempre tener conto di un paio di cose: la prima, che il signor Novak Djokovic non ha ancora deciso di appendere la racchetta al chiodo. La seconda, tanto per non dimenticarlo, che anche un certo signor Nadal sta predisponendo le sue cose perché — Rafa dixit — vuole un ultimo formidabile anno di chiusura per sé stesso.

Ciò premesso, con un bel penna…

Londra — Una mappa geografica, un pennarello e un bel gioco da fare. Se dovessimo/volessimo tracciare la geografia del tennis del futuro, che tipo di linea sarebbe? E quali Paesi toccherebbe? Beh, facciamo subito un spoiler: tanta Europa sicuramente. Ma un possibile ritorno degli Stati Uniti d’America. Questo è il gioco del post Wimbledon, torneo (con ascolti record per Sky, l’edizione migliore di sempre) che ha premiato il primo vincitore nato nel ventunesimo secolo, quel Carlos Alcaraz capace di gelare il grande sogno Slam di Novak Djokovic.

Ora, il voler disegnare delle nuove rotte tennistiche è un’idea divertente che, però, deve sempre tener conto di un paio di cose: la prima, che il signor Novak Djokovic non ha ancora deciso di appendere la racchetta al chiodo. La seconda, tanto per non dimenticarlo, che anche un certo signor Nadal sta predisponendo le sue cose perché — Rafa dixit — vuole un ultimo formidabile anno di chiusura per sé stesso.

Ciò premesso, con un bel pennarello rosso in mano, non si può che partire dalla Spagna profonda, quella di Murcia. Dov’è nato e cresciuto Alcaraz. Noblesse oblige. Poi si può tirare una bella linea dritta verso l’Est Europa. Fermandoci, in principio, in Italia: in Val Pusteria dove ha visto la luce Jannik Sinner, che Djokovic ha inserito nella lista dei candidati.

E dopo la tappa italiana? La linea diventa verticale, sale fino in Danimarca, dove non c’è del marcio: anzi. C’è Holger Rune, il Connors dei tempi moderni, finto attaccabrighe perché bisognoso di adrenalina. Potremmo, a questo punto, scendere in Repubblica Ceca, immaginando i miglioramenti di Jiri Lehecka. E ora? Siamo obbligati a tornare in Italia, a Carrara, terra di artisti. Per l’appunto, Lorenzo Musetti. Un bel cerchietto anche per lui. Poi, a questo punto, bisogna ingrandire il più possibile la mappa perché è il momento transoceanico, con destinazione America. Prima in Georgia, dove c’è Ben, il figlio di Bryan Shelton (ex coach di tennis universitario) e poi dritti filati in California, a San Diego, per Brandon Nakashima. Quest’ultimo è il più ‘vecchio’, essendo un ragazzo del 2001, insieme proprio al nostro Sinner. "Ma io gioco per me stesso, non sono leader di nessuna generazione” ha detto il ventenne re del tennis mondiale. Che ora dovrà difendersi dall’eccesso di notorietà e dal rischio di delirio di onnipotenza.

Jannik Sinner

 (fotogramma)

Il tennis dunque registra ques’ondata di ventenni al potere: oltre Alcaraz, n. 1, nella top ten ci sono già Rune (n. 5) e Sinner (n. 8). Un po’ di nuovi sceriffi senza sudditanza psicologica, quella che in passato ha frenato i Thiem, gli Tsitsipas o gli Zverev di turno.

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