È solo una questione di gusti, a pensarci bene. Chi preferire, su chi puntare? Il rosso, oppure il moro? Rien ne va plus: dove si fermerà oggi la pallina (da tennis)? Prevarrà l’elasticità e la rapidità di Jannik Sinner, oppure la potenza pura di Matteo Berrettini? Siamo all’atto primo di una rivalità da tempo attesa, top nel tennis italiano. L’inedito first time accadrà a Toronto, in terra neutra, terra promessa: l’America (del nord). La sfida è sportiva, naturalmente. Non ci sono antipatie, o screzi ufficiali tra i due. Poi non è una finale Slam, ma un secondo turno di torneo. Però la curiosità, e lo zoom di tutti gli appassionati, sarà sul campo di Toronto (4° match sul Grandstand). Sarà pure agosto, ma per questo primo derby c’è davvero curiosità. Sembra davvero l’unica notizia bella cui attingere, a fronte di una estate che ci sta stressando.
È solo una questione di gusti, a pensarci bene. Chi preferire, su chi puntare? Il rosso, oppure il moro? Rien ne va plus: dove si fermerà oggi la pallina (da tennis)? Prevarrà l’elasticità e la rapidità di Jannik Sinner, oppure la potenza pura di Matteo Berrettini? Siamo all’atto primo di una rivalità da tempo attesa, top nel tennis italiano. L’inedito first time accadrà a Toronto, in terra neutra, terra promessa: l’America (del nord). La sfida è sportiva, naturalmente. Non ci sono antipatie, o screzi ufficiali tra i due. Poi non è una finale Slam, ma un secondo turno di torneo. Però la curiosità, e lo zoom di tutti gli appassionati, sarà sul campo di Toronto (4° match sul Grandstand). Sarà pure agosto, ma per questo primo derby c’è davvero curiosità. Sembra davvero l’unica notizia bella cui attingere, a fronte di una estate che ci sta stressando.
Il cemento la superficie più congeniale
Berrettini-Sinner avrà luogo sul cemento che, in fondo, è la superficie a entrambi congeniale. A Sinner, perché la preferisce per via del rimbalzo regolare, senza strani scherzi (con terra rossa ed erba bisogna sempre avere i riflessi pronti…). A Berrettini, perché può far esplodere il suo Dna da bum bum.
Vincere per affermare la supremazia
Vogliono vincere, i ragazzi. Oh, se lo vogliono. E non certo per i 47.620 dollari del passaggio del turno, o per i miseri 45 punti Atp. No: Jannik e Matteo ci tengono per affermare una sorta di supremazia morale. È un gioco implicito. Vincere per mettere la mano avanti, avere sempre la testa più in alto, affermare la propria leadership. Non c’è rivalità personale. Sono due bravi ragazzi. Politically correct, ma non potrebbero essere più diversi nella vita. Li accomuna solo una cosa: la difesa, pardon il catenaccio, della loro privacy. Diciamo che finora è riuscito meglio a Jannik, il nascondere le proprie fidanzate. Quelle di Matteo — la collega Ajla Tomljanovic prima e la conduttrice Melissa Satta oggi — non si potevano frequentare in clandestinità. Ma, per il resto, il loro body language è da poli opposti. Anche nel tennis: se Berrettini ha due spalle che qualsiasi palestrato gli invidia, Sinner è una sorta di fenicottero leggero e veloce, ma feroce come un felino.
Se può servire: forse è un bene che sia accaduto nei sedicesimi di finale di un Masters 1000: chi dovrà accettare la sconfitta, potrà digerirla meglio in vista di eventi ancora più importanti, ne avrà il tempo. Ma, tennisticamente, il tifoso italiano che deciderà di piazzarsi nella calura estiva davanti al canale di Sky (che trasmette in diretta il torneo), cosà dovrà immaginarsi?
La strategia
Dal lato Berrettini la strategia dell’uno/due, almeno sul proprio servizio: la sua frustata alla battuta dovrebbe consentirgli poi di avere il campo a disposizione per il dritto devastante. Invece — lato Sinner — l’obiettivo sarà prevalere nel palleggio per prevenire appunto le fucilate del romano, cercando poi di non offrire il proprio fianco quando gli toccherà il turno di battuta. Questa è la pura teoria, disegnandola con i due tennisti all’apice. Poi, se uno dei due non sarà in giornata, oppure sentirà psicologicamente il match più del dovuto, allora assisteremo a quella che viene definita l’imponderabilità del tennis, la sua eterna bellezza. Di certo questa vigilia è stata un lavoro straordinario per i mental coach, da una parte e dall’altra. Il dott. Ceccarelli per Sinner, e il prof. Massari per Berrettini avranno consumato con intensità le loro sedute di chiacchiera. Mentre i coach (Vagnozzi/Cahill contro Santopadre) si conoscono come le loro tasche: difficile che abbiano una tattica inedita e segreta.