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Us Open: l’America impazzisce per i suoi giovani, mentre il vecchio Djokovic non sbaglia

Novak Djokovic

 (afp)
Con Fritz & Co. rinasce il tennis d’America
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A poche ore dall’ultimo match ufficiale di John Isner, che a 38 anni suonati era il più vincente americano in attività, l’USTA - la United States Tennis Association - sta gongolando per la folta pattuglia nazionale approdata agli ottavi di finale a Flushing Meadows. “È la nostra migliore giornata da oltre un decennio”, ho letto ieri sul sito ufficiale degli organizzatori degli Us Open. È vero. Dei sedici uomini, quattro sono americani: non accadeva dal 2011. Stessa proporzione, quattro su sedici, anche tra le donne agli ottavi, ma il dato stupisce meno perché il tennis femminile americano non ha attraversato una crisi lunga e profonda come quello maschile.

L’exploit collettivo è merito di Tommy Paul, Ben Shelton, Taylor Fritz e Frances Tiafoe e dei loro team ma anche la naturale conseguenza dell’accresciuto livello qualitativo dei campionati universitari (dai quali provengono Paul e Shelton) o dell’anticipata partecipazione ai circuiti minori professionistici (è il caso di Fritz e Tiafoe, entrambi protagonisti nel 2017 a Milano delle Next Gen Finals, prima edizione).

Più variegati risultano l’avvicinamento e la formazione al tennis delle americane: per restare al quartetto degli ottavi, Coco Gauff partecipa agli slam da quando aveva quindici anni, Madison Keys è stata ammessa a sei anni all'accademia di Chris Evert, Jessica Pegula si è potuta permettere i migliori maestri d’America (il padre è un petroliere miliardario, proprietario di società professionistiche di hockey e football), Peyton Sterns si è formata all’università texana di Austin.

Oggi dunque si giocano i match degli ottavi compresi nella parte inferiore del tabellone maschile e nella superiore di quello femminile. In un derby all american boys che, così avanti nel torneo, da vent’anni mancava dai campi del Queens, Ben Shelton per oltre un’ora e mezza mette nell’angolo Paul e lo stordisce a furia di passanti, schiaffi al volo e pallonetti. Il ragazzo di Atlanta, 21 anni da compiere in ottobre, figlio d’arte (papà Bryan fu 55 al mondo nel 1992 e ora dirige la sezione tennis della University of Florida a Gainesville), intende con tutta evidenza prendersi la rivincita della sconfitta (7-6 6-3 5-7 6-4) patita per mano di Tommy nei quarti di finale degli Australian Open di gennaio, nel corso dei quali si era rivelato al mondo.

Meno accreditato dai quotisti delle multinazionali delle scommesse, Shelton domina i due set iniziali e però nel terzo ha un calo del quale approfitta l’avversario, in questa stagione tanto competitivo da essere tuttora in lizza per le ATP Finals torinesi. La quarta frazione si sviluppa sul filo dell’equilibrio, che si spezza a favore di Ben con un break tardivo che gli vale il passaggio di turno. Il punteggio è 6-4 6-3 4-6 6-4: più o meno, quello di Melbourne a parti invertite.

Vanno nei quarti anche gli altri due americani maschi, Tiafoe e Fritz. Il primo devasta ogni ambizione della wild card australiana Rinky Hijikata (6-4 6-1 6-4), il secondo non ridimensiona né umilia lo svizzero Dominic Stricker, finora inarrestabile sul sintetico newyorkese, ma si dimostra comunque assai più solido, come si conviene al numero 9 ATP (7-5 6-4 6-4).

Sono dunque tre gli yankee nei quarti di finale maschili. In casa USTA i brindisi non si contano più. Tutto bene? Quasi: il movimento tennistico che fu di McEnroe, di Sampras, di Agassi non può accontentarsi della quantità, di undici giocatori nei Top 100 e di venti nei Top 200. Serve un campione che si batta alla pari con Carlos Alcaraz vent’anni dopo la conquista da parte di Andy Roddick della leadership del ranking ATP, ceduta poi a Roger Federer nel giro di tre mesi: quel passaggio del testimone aprì l’epoca che finirà solo con l’uscita di scena di Novak Djokovic.

L’appuntamento più atteso della giornata è fissato per il primo pomeriggio nell’Arthur Ashe Stadium dove la giovane aspirante numero 1 WTA Coco Gauff - unica americana in campo oggi - affronta la sorprendente Caroline Wozniacki, rientrata nel circuito dopo tre anni e subito in grado di combattere ad armi pari con le colleghe. Il match è intenso, a tratti la mia sensazione è che la danese possa farcela. È l’accelerazione finale di Coco a dirci molto sulla sua maturazione, finito sul 6-3 3-6 6-1.

Novak Djokovic non sottovaluta, dopo la grande paura contro Laslo Djere venerdì, il suo avversario nella sessione serale, la sorpresa Borna Gojo, proveniente dalle qualificazioni. Fa bene perché il croato, 25 anni, numero 76 del live ranking, s’esalta quando l’impresa appare impossibile. Con pazienza, il virtuale numero 1 (lo sarà ufficialmente lunedì prossimo) impone il proprio gioco e chiude con un ace sul 6-2 7-5 6-4. E tra poco conosceremo qual è la risposta di Alcaraz, opposto a Matteo Arnaldi.
 

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