Jannik Sinner, perché non giocherà in Coppa Davis
di Paolo RossiJannik Sinner
Italia zoppa in Coppa Davis? Viene da pensarlo, senza Jannik Sinner e Matteo Berrettini. Ma diventerebbe poi un insulto per Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego e Matteo Arnaldi (la new entry). «New York ci ha fatto proprio un bel regalino...» sembrava pensare martedì Filippo Volandri, capitano non giocatore degli azzurri. L’ultimo Slam dell’anno ha “acciaccato” Berrettini, che già cercava di guarire da precedenti fastidi e ha lasciato strascichi fisici e psicologici in Sinner. Che, con onestà, ha detto alla federazione di non sentirsi al 100%. "Sfortunatamente non ho avuto abbastanza tempo per recuperare dopo i tornei in America - ha scritto su Instagram l’altoatesino - e purtroppo non potrò far parte della squadra a Bologna. E' sempre un onore giocare per il nostro Paese e sono convinto di tornare in nazionale al più presto. Un grosso in bocca al lupo ai ragazzi, ci vediamo".
Non è un tradimento alla ca…
Italia zoppa in Coppa Davis? Viene da pensarlo, senza Jannik Sinner e Matteo Berrettini. Ma diventerebbe poi un insulto per Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego e Matteo Arnaldi (la new entry). «New York ci ha fatto proprio un bel regalino...» sembrava pensare martedì Filippo Volandri, capitano non giocatore degli azzurri. L’ultimo Slam dell’anno ha “acciaccato” Berrettini, che già cercava di guarire da precedenti fastidi e ha lasciato strascichi fisici e psicologici in Sinner. Che, con onestà, ha detto alla federazione di non sentirsi al 100%. "Sfortunatamente non ho avuto abbastanza tempo per recuperare dopo i tornei in America - ha scritto su Instagram l’altoatesino - e purtroppo non potrò far parte della squadra a Bologna. E' sempre un onore giocare per il nostro Paese e sono convinto di tornare in nazionale al più presto. Un grosso in bocca al lupo ai ragazzi, ci vediamo".
Non è un tradimento alla causa e alla bandiera perché chi conosce Jannik sa quanto sia meticoloso e perfezionista. Proprio alla vigilia degli Us Open aveva detto, quasi anticipando lo scenario attuale: «La Davis mi piace. Tanto. È un onore essere convocato e far parte del gruppo. Si sta insieme, si vivono nuove sensazioni e il pubblico aiuta. Ma c’è anche la prestazione da garantire al top. Il girone di Bologna è attaccato allo Slam di New York, se per caso arrivo fino in fondo in che condizioni mi presento all’evento?».
Questo prima di immaginare le quattro ore e quaranta minuti contro Zverev, i crampi e soprattutto la delusione dell’esito del match, la cosa che più ha messo knock down il nostro numero uno azzurro. «Fa male» aveva detto a caldo, con lacrime annesse. All’anima. Pensava, desiderava un’altra sfida contro Alcaraz, Jannik. Invece non se n’è fatto niente, e la chance è rinviata ai Masters 1000 asiatici fino alle Atp Finals di Torino, l’obiettivo dell’anno dichiarato da sempre.
Poi, se Sonego — come già fece a Malaga nelle finali di Davis l’anno scorso quando, dalle Maldive fu richiamato alle armi e sbalordì con la sua tenacia e professionalità — si ripeterà insieme a Musetti (che ha una certa voglia anche lui di riscatto) spingendo l’Italia a giocarsi il titolo di nuovo in Spagna, di sicuro vedremo Berrettini, che non s’è mai tirato indietro e probabilmente anche Jannik, perché lo aveva promesso nel 2022.