"Qui tutti, prima del torneo, volevano vedere due match: Alcaraz contro Sinner nei quarti di finale (l’anno scorso Carlitos vs. Jannik fu di gran lunga la partita più combattuta e incerta degli Us Open ndr) e Alcaraz contro Djokovic in finale. Io potrei riuscire a farli saltare entrambi”. Alexander Zverev scherzava, ma non troppo, subito dopo aver eliminato l’italiano e 48 ore prima di affrontare lo spagnolo. Invece, nel catino rovente dell’Arthur Ashe Stadium dove il caldo e l’umidità hanno fatto sbottare oggi Daniil Medvedev (“…prima o poi qualcuno di noi ci rimarrà secco, così capiranno”), la tremenda fatica accumulata lunedì ed evidentemente non smaltita impedisce al tedesco nella sessione serale di mettere minimamente in difficoltà l’allievo di Juan Carlos Ferrero, che con un percorso quasi netto, 6-3 6-2 6-4, si assicura l’accesso alla semifinale di venerdì.
Nel pomeriggio Medvedev fatica molto per le condizioni ambientali e poco per contrastare i colpi dell’amico fraterno Andrey Rublev, che s’illude all’inizio del primo set, quando si porta avanti 0-3, di riuscire, per la prima volta al nono tentativo in carriera, a scavalcare l’ostacolo degli ottavi in uno Slam. Il punteggio finale, 6-4 6-3 6-4, testimonia della grintosa resilienza del moscovita classe 1997, dunque di un anno più giovane del concittadino numero 3 al mondo, e niente più.
Le gare al meglio dei cinque set degli Slam selezionano i più forti, che sono i primi due o tre del ranking ATP e uno o due giocatori in forma smagliante. New York non fa eccezione. Può accadere, per fatti eccezionali extratennistici come nel 2020 con Dominic Thiem vs. Alexander Zverev o per contingenze irripetibili come nel 2014 con Marin Cilic vs. Kei Nishikori, che i dominatori del circuito vengano esclusi dalla finale (in particolare, nel secondo caso il croato e il giapponese eliminarono clamorosamente e nettamente in semifinale Novak Djokovic e Roger Federer): può accadere, ma è l’eccezione che conferma la regola.
Le semifinali
Tra due giorni vedremo Nole alle prese con l’underdog di turno, Ben Shelton, che tuttavia non mi stupirei in futuro approdasse spesso alle fasi finali dei grandi tornei, e il campione uscente Alcaraz affrontare Medvedev. L’americano e il russo non sono affatto agnelli sacrificali. Lotteranno perché hanno motivazioni che pareggiano quelle del serbo e dello spagnolo. Nel caso di Shelton, il successo ai danni di Djokovic accelererebbe la sua promozione definitiva tra i grandi del circuito, proiettandolo tra i Top 15 a vent’anni. Sarebbe lui la sorpresa assoluta della stagione. Nel caso di Medvedev, battere Alcaraz gli consentirebbe di smentire quanti sono convinti che per un paio d’anni il tennis trarrà linfa vitale soltanto dal nuovo dualismo stellare tra il Grande Vecchio di Belgrado e il Grande Giovane di Murcia. E poi Daniil non ha intenzione, a 27 anni, di accontentarsi di un solo Slam vinto, peraltro proprio qui nel 2021 battendo Djokovic.
Il femminile
Aryna Sabalenka ha bisogno di certezze e conferme. Per esempio, la tranquillizza sapere che lunedì sarà ufficialmente la numero 1 al mondo comunque chiuderà suoi Us Open: non era mai stata finora la capofila del ranking WTA. Poi, battendo oggi senza nemmeno faticare la cinese Qinwen Zheng - 6-1 6-4 in 73 minuti - ha raggiunto il doppio obiettivo di essere presente nelle quattro semifinali slam nel 2023 e di accedere per il terzo anno consecutivo al penultimo atto del torneo di Flushing Meadows: che non è un record, per carità, ma esserci riuscita le mette il buonumore. (Ho interrogato al proposito ChatGPT che ha contato, nell’era Open, 16 semifinali consecutive di Chris Evert a New York dal 1971 al 1986, con 6 titoli conquistati, e assegnato a Serena Williams 10 semifinali consecutive dal 2000 al 2009 e 6 successi finali; Martina Navratilova, 11 semi senza soluzione di continuità dal 1977 al 1987 e 4 titoli; Steffi Graf, 9 dal 1987 al 1995 con 5 trionfi. L’applicazione di intelligenza artificiale mi ha fregato più volte, le do credito solo perché non ho il tempo di controllare che i dati siano corretti). Domani Aryna affronterà Madison Keys nella sessione serale dell’Arthur Ashe. L’americana ha sconfitto agevolmente, 6-1 6-4, Marketa Vondrousova, reduce dal titolo conquistato ai Championships ma menomata da un problema alla spalla e alla schiena del quale s’era resa conto lunedì durante il secondo set dell’ottavo di finale poi vinto ai danni di Peyton Stearns. Sul 3-2 la ventiquattrenne ceca era apparsa sul punto di scoppiare in lacrime per il dolore, contrastato poi con alcune pillole. Successivamente si era ritirata dal torneo di doppio.
Il giovane del futuro
Intanto è dal torneo giovanile che arrivano ottime notizie per il nostro tennis. Federico Cinà, 16 anni e mezzo, figlio del coach palermitano Francesco per anni al fianco di Roberta Vinci, supera al termine di una maratona di 2 ore e 34 minuti il numero 1 al mondo Yaroslav Demin, 18 anni, russo, e approda ai quarti di finale. Ho preso da tempo l’abitudine di seguire in presenza, se posso, la crescita di “Pallino”. Posso dunque testimoniare i suoi miglioramenti costanti sia in termini di gioco, sia in termini di attitudine mentale. Al Roland Garros, in giugno, l’avevo visto perdere una partita alla sua portata per non avere creduto nei propri mezzi, oggi sul campo 5 ha prevalso, al contrario, perché non gli è mai passato per la testa di essere inferiore al titolatissimo avversario, di fatto già un professionista. Il punteggio è self explaining: 6-3 3-6 7-6, con il superbreak sigillato sul 10-8 grazie a un formidabile passante incrociato.