Stakhovsky, il tennista soldato: “Sabalenka non merita il numero 1, che ha fatto per fermare la guerra?”
di Antonio CefalùParlare con Sergiy Stakhovsky non è semplice. Una chiamata può slittare perché un missile l’ha mancato per un pelo o perché internet, sopra il campo di battaglia di Bakhmut, oggi non va. La sua vita, come quella di tanti, è cambiata del tutto il 24 febbraio 2022, quando la Russia ha invaso la sua Ucraina. A 36 anni, aveva appena dato per conclusa una carriera tennistica da numero 31 ATP, impreziosita da una mitica vittoria con Federer a Wimbledon. Nel giro di poche settimane ha scambiato la polo sintetica con la mimetica e la racchetta con il fucile.
“Non volevo avere la nazionalità di un Paese che non esiste più” e quindi si è arruolato, spiega dal fronte. Lì dove è difficile accettare che la nuova numero uno del tennis mondiale (e potenziale campionessa degli US Open) sia bielorussa. Con un passato, seppur rinnegato, di vicinanza al dittatore Aleksandr Lukashenko. Le preoccupazioni vere, però, per lui sono altre.
Sembra che la controffensiva stia andando bene.
“Non ne sono sicuro. P…
Parlare con Sergiy Stakhovsky non è semplice. Una chiamata può slittare perché un missile l’ha mancato per un pelo o perché internet, sopra il campo di battaglia di Bakhmut, oggi non va. La sua vita, come quella di tanti, è cambiata del tutto il 24 febbraio 2022, quando la Russia ha invaso la sua Ucraina. A 36 anni, aveva appena dato per conclusa una carriera tennistica da numero 31 ATP, impreziosita da una mitica vittoria con Federer a Wimbledon. Nel giro di poche settimane ha scambiato la polo sintetica con la mimetica e la racchetta con il fucile.
“Non volevo avere la nazionalità di un Paese che non esiste più” e quindi si è arruolato, spiega dal fronte. Lì dove è difficile accettare che la nuova numero uno del tennis mondiale (e potenziale campionessa degli US Open) sia bielorussa. Con un passato, seppur rinnegato, di vicinanza al dittatore Aleksandr Lukashenko. Le preoccupazioni vere, però, per lui sono altre.
Sembra che la controffensiva stia andando bene.
“Non ne sono sicuro. Perché avanzare significa attaccare, attaccare significa perdere vite”.
Non ha la sensazione che stiate facendo progressi?
“Noi combattiamo sempre, qualsiasi siano le condizioni, quindi non c’è una vera e propria sensazione di quello che succede. C’è un progresso, certo, ma il nemico è più preparato di noi e le armi che abbiamo non sono efficaci quanto ci aspettavamo. Il processo è lento e costante. In queste circostanze, la chiave è mettere pressione e continuare la battaglia di nervi, perché ogni giorno può succedere qualsiasi cosa. Come un altro tentativo di marcia su Mosca. Dobbiamo tenere duro e continuare a mettere pressione fino a quel momento”.
Non sembra ottimista.
“È che sono molto stanco”.
E il morale delle truppe com’è?
“Le truppe stanno bene, siamo tutti motivati. Ci dominano le emozioni, e la vendetta sì che motiva. Anche se è molto difficile andare a combattere contro le trincee, perché il rischio è altissimo. La vita di un battaglione non dipende dalle conoscenze che hanno i soldati, o quanto bene lavorino insieme. È pura fortuna. È solo quello che sceglie se vivi o muori. Se il missile cadrà proprio su di te, se il proiettile sparato a 100 metri di distanza ti prenderà”.
Deve sentirsi fortunato, allora.
“Sì. Intanto perché non devo assaltare le trincee, ma anche perché i tanti colpi che mi sono arrivati in questo anno e mezzo sono arrivati vicini, ma non abbastanza per uccidermi o farmi del male. La differenza fra farsi male e morire è molto più piccola di quella che c’è fra la morte e la vita”.
Come si vive in Ucraina a un anno e mezzo dall’inizio del conflitto?
“In questo momento l’Ucraina mi sembra bipolare. Da una parte abbiamo disperazione, morte e distruzione; dall’altra normalità, gioia, festa. È un Paese ammalato, ci rifiutiamo di accettare che qui si viva ancora una tragedia”.
Parliamo di tennis. Che ne pensa di Sabalenka, nuova numero uno al mondo?
“So che molti non saranno d’accordo, ma come essere umano non se lo merita. Come tennista magari sì, perché il tennis è uno sport estremamente corretto. Ma le manca moralità, carisma. Rendersi conto di cosa è giusto e cosa no? È molto semplice nella vita. Lei si fa il suo, si salva perché la WTA fa in modo che non risponda a domande complicate. Ma ha supportato apertamente e pubblicamente il presidente bielorusso Lukashenko. Lo ha fatto anche quando reprimeva il dissenso (nel 2020, ndr). Cosa volete che ne pensi io?”.
Però era prima dell’invasione russa.
“La Bielorussia è una parte di questa guerra, ma lei non ha mai detto che sia dispiaciuta o che condanni l’invasione. Dice che è per la pace. C****, siamo tutti per la pace. O qualcuno pensa che io sia felice qui a uccidere i russi? Non tanto, ma non c’è scelta. O li ammazziamo noi o vengono loro a ucciderci in casa nostra”.
Sabalenka ha detto che ora non supporta più Lukashenko, né la guerra. Cosa può fare di più?
“L’ha detto perché era l’unico modo che aveva di uscire dalle polemiche, io non le credo molto. La situazione è questa: quando avrà dei bambini, questi bambini cresceranno e a un certo punto le faranno delle domande. Mamma, cosa hai fatto per fermare la guerra in Ucraina? Non ho fatto niente, dirà. Ho continuato a giocare, guadagnare e me ne sono fregata delle persone che venivano massacrate. Non ho fatto nulla, nonostante avessi un’enorme piattaforma per cambiare le cose”.
Kasatkina, tennista russa oppositrice di Putin, dice che esporsi non basta per fermare la guerra.
“Un individuo forse non può cambiare il mondo. Ma può cambiare un altro individuo, che può influenzarne un altro. È un enorme effetto domino. I russi prima o poi scopriranno l’inganno, che gli hanno mentito tutto il tempo. La loro scusa sarà che non sapevano. Ma tutti i russi che non hanno sfruttato il loro spazio nei media, dicendo che la guerra non era una loro decisione, non capiscono che hanno fatto sì che si continuasse a uccidere”.
Gli ucraini non stringono più la mano ai russi a fine partita. Questo cambia qualcosa?
“Non è solo onore. Non stringergli le mani è solo il minimo per mostrare il nostro rifiuto. Tornando a Sabalenka e ai suoi codici morali, pur sapendo che nessun’ucraina le stringerà le mani, continua ad andare a rete. Porta il pubblico dalla sua parte, così che dagli spalti fischino l’ucraina di turno. È patetico. Però il problema vero è che noi non dovremmo proprio competere con loro”.
Ma questo non accadrà. C’è qualcos’altro che chiede al tennis?
“La situazione è già andata troppo oltre, il momento in cui si poteva fare qualcosa è passato. Il tennis stesso è la ragione per cui russi e bielorussi torneranno alle Olimpiadi. Lo ha detto Thomas Bach (presidente del Comitato Olimpico Internazionale, ndr), per lui è stato un esempio”.
Stakhovsky, dopo oltre un anno in guerra, ha ancora paura?
“Non la sento più, non mi tocca. È sempre peggio. Oggi arrivavano i missili a pochi metri da noi e sembrava, semplicemente, un altro giorno in ufficio. Si diventa assuefatti alla paura, così come all’esaltazione. Magari stiamo impazzendo, ma è così che vanno le cose”.