Coco Gauff raccoglie il testimone di Serena
di Claudio GiuaCoco Gauff
Si parte con il maglio di Minsk che fa a pezzi la spoletta (per i più giovani: è il dispositivo delle macchine per cucire o dei telai “che’l fa avant’indrè”, come dicevano un tempo a Como) di Delray Beach. Si continua con la spoletta che, velocissima, evita i colpi del maglio e piazza i propri, spesso vincenti, da ogni angolo.
Fuor di metafora, nei primi due set della finale femminile degli Us Open 2023 Aryna Sabalenka e Coco Gauff si spartiscono il bottino grazie alla prevalenza alternata dei propri stili di gioco. L’equilibrio, che è opzione più che probabile nel terzo set, non si realizza affatto perché l’americana manda in totale confusione l’avversaria con variazioni di ritmo e direzione e, soprattutto, con la qualità della difesa. L’unica contromisura che la bielorussa riesce a mettere su è sparare forte, sempre più forte, così forte che gli errori si moltiplicano (a fine match i suoi saranno 46 contro i 19 di Coco). Il passante di rovescio lungolinea che chiude il match rappresenta, credo, l’inizio di un percorso di successo più che un traguardo finalmente raggiunto da Gauff. Il punteggio, 2-6 6-3 6-2, rispecchia quanto accaduto nell’Arthur Ashe Stadium, dove trovano posto una schiera di ex stelle del tennis e di stelle senza prefissi dello showbiz.
Prima di oggi Coco aveva un record di tre successi e due sconfitte nei confronti di Aryna, che però aveva vinto nell’ultima occasione, nei quarti di finale di Indian Wells in marzo. Nel corso di queste due settimane a Flushing Meadows, Sabalenka è risultata ingiocabile per chiunque fino alla semifinale, poi Madison Keys l’ha umiliata nel primo set (0-6) e l’ha costretta al tie break nel secondo e nel terzo (7-6 7-6). Dunque, ci siamo detti l’un l’altro, è vulnerabile come o più di Gauff, che ha fatto parecchia fatica ad avere ragione di tre delle sei avversarie affrontate. Dipende però da come si valuta il riempimento del bicchiere: secondo il sito del torneo, che è dichiaratamente di parte, in questi quattordici giorni Coco ha semplicemente personificato l'idea del "rifiuto di perdere".
Noi cronisti seguiamo da anni le carriere di Gauff e Sabalenka, dunque le consideriamo, inconsapevolmente, delle veterane: macché, sono una teenager e una giovane donna che ambiscono, come altre, riempire il vuoto lasciato nel circuito dalle sorelle Williams, da Naomi Osaka, da Ash Barty. Aryna ha conquistato il suo primo Slam a 24 anni a Melbourne in gennaio ed esordirà come capofila mondiale lunedì con la pubblicazione del ranking ufficiale della WTA. Semifinalista anche al Roland Garros e a Wimbledon, dunque in tutti i major della stagione, ripete un’impresa riuscita l’ultima volta nel 2016 alla GOAT dell’era Open, Serena Williams.
Gauff ha 19 anni, ma è già alla sua seconda finale di Slam, sconfitta a Parigi l’anno scorso da Iga Swiatek. Da allora è molto maturata in termini di potenza, precisione e gestione della pressione mediatica.
Quando nel 2019 superò le qualificazioni dei Championships e poi eliminò con un eloquente 6-4 6-4 Venus Williams, aveva poco più di 15 anni e non spiccicava parola, adesso tiene banco nelle conferenze stampa. La scelta recente di affidarsi a Brad Gilbert, guru del tennis a stelle e strisce (“Con lui ho scoperto la gioia di giocare, e adesso gestisco le mie emozioni”) e a Pere Riba, intelligente ex giocatore spagnolo, sta rivelandosi azzeccata alla luce del fatto che, al primo Slam tutt’e tre insieme, è la più giovane americana a raggiungere e vincere la finale degli Us Open dal 1999, l’anno che rivelò urbi et orbi Serena (sempre lei!). Adesso il passaggio del testimone tra le due afroamericane è un fatto compiuto.