Jannik Sinner ha vinto? Complimenti. Grandissimo. Quarto titolo dell’anno per lui (e decimo della carriera, eguagliato Panatta), nessun altro italiano aveva vinto tanto in una stagione. Ma se avesse perso? Viva Jannik Sinner. Due volte di più. Alla fine, dopo una finale, quella di Vienna contro Daniil Medvedev, il risultato (7-6 4-6 6-3) – paradossalmente – lasciava il tempo che trovava. Perché questa anomala affermazione? Primo, perché il torneo in Austria è ‘solo’ un Atp 500, e i Masters 1000 e gli Slam sono i veri obiettivi del tennista (vogliamo aggiungere anche la Coppa Davis?).
Secondo, perché era la prestazione, il comportamento in campo il vero dato significativo. Certo, il risultato resta sempre la cosa più importante ma, come diciamo sempre tutti: le vittorie non vengono di conseguenza? Se giochi bene, vinci.
Bene, ciò premesso voglio ricordare di come continuiamo a sentire, a leggere di Sinner che è ancora in progress, in fieri, ancora in costruzione. Giusto. Manca ancora qualcosa ma, a qualunque occhio, anche a quello del profano, è più che evidente come il suo livello sia alla pari dei top 3. Sì, possiamo affermarlo con certezza: fino all’anno scorso negli scontri diretti si notava quella spanna in meno, con l’altoatesino che cercava di colmare, di sopperire con tenacia e cuore.
Sinner con il trofeo conquistato a Vienna
Ma oggi no. In questo scorcio finale del 2023 si vede come abbia pareggiato il suo livello con i Medvedev, gli Alcaraz e, chissà, si spera anche con i Djokovic. Lo si vede nel gioco, nella personalità, nell’interpretazione della partita. E nei colpi. Il lavoro di Vagnozzi&Cahill, i due coach dell’azzurro, è stato encomiabile. E a loro si aggiunge quello sul fisico, di Ferrara, Bianchi e Naldi.
Altro che sentirsi in fiducia: Sinner è pronto. Ma, d’altronde, lo dicevano già i numeri prima di Vienna: il 2023 del numero 4 del mondo è stato costante, migliore dei suoi 2022 e 2021, e non solo per i 56 match vinti (record italiano) e i 4 tornei in una stessa stagione (record italiano). Basti pensare, e lo certificano i numeri, che due anni fa vinse 49 partite su 71 giocate, l’anno scorso 47 su 63. In questo 2023 siamo a 56 vittorie e 13 sconfitte.
Viene dunque premiata la sua programmazione ambiziosa, con il focus sui tornei più prestigiosi. Come fa Djokovic, ma anche Alcaraz. Insomma, come un top player che si rispetti. Meno male che ce l’abbiamo noi.