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Valeria Solarino: “Folgorata da Open e Nadal, il mio rovescio è a una mano”

Valria Solarino alle Atp Finals

 (fotogramma)
L’attrice torinese e la sua passione per la racchetta nata leggendo la biografia di Agassi
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TORINO – Il grande tennis a Torino, città dove è cresciuta. Fosse in campo Nadal, Valeria Solarino toccherebbe il cielo con un dito. L’attrice di Smetto quando voglio e A casa tutti bene ha assistito al match tra Sinner e Djokovic.

La sua passione per la racchetta è nota: vuole ridirlo perché?
“È nata da Open, la biografia di Agassi”.

Cosa ci aveva trovato?
“Questo rapporto di amore-odio con il padre, il rapporto molto problematico che sfocia nel tennis, l’unica cosa poi che Andre poteva fare, l’unica cosa che il padre gli permetteva perché ne aveva scoperto il talento. Questo mi ha portato a chiedermi quand’è giusto che un genitore si imponga e quando invece bisognerebbe lasciare andare i propri figli. Io non so se sarei in grado, da madre, di fare quello che ha fatto Agassi padre. Però, per tutti noi, ha fatto molto bene, no?”.

Da Agassi è passata ad essere una fan sfegatata di Rafael Nadal.
“Sì, perché se Open mi aveva affascinata da un punto di vista puramente letterario, poi Ra…

TORINO – Il grande tennis a Torino, città dove è cresciuta. Fosse in campo Nadal, Valeria Solarino toccherebbe il cielo con un dito. L’attrice di Smetto quando voglio e A casa tutti bene ha assistito al match tra Sinner e Djokovic.

La sua passione per la racchetta è nota: vuole ridirlo perché?
“È nata da Open, la biografia di Agassi”.

Cosa ci aveva trovato?
“Questo rapporto di amore-odio con il padre, il rapporto molto problematico che sfocia nel tennis, l’unica cosa poi che Andre poteva fare, l’unica cosa che il padre gli permetteva perché ne aveva scoperto il talento. Questo mi ha portato a chiedermi quand’è giusto che un genitore si imponga e quando invece bisognerebbe lasciare andare i propri figli. Io non so se sarei in grado, da madre, di fare quello che ha fatto Agassi padre. Però, per tutti noi, ha fatto molto bene, no?”.

Da Agassi è passata ad essere una fan sfegatata di Rafael Nadal.
“Sì, perché se Open mi aveva affascinata da un punto di vista puramente letterario, poi Rafa mi ha ‘stregato’ in tv”.

Com’è successo?
“Mi è capitato di vedere in tv un Federer-Nadal con amici, che tifavano tutti Roger. Io invece ho dato un’occhiata, e Rafa mi ha affascinato. Io ho pensato: no, ma come? Il suo modo di giocare, vabbè… non devo dirlo io, ma è così coinvolgente”.

L’avranno guardata come un’aliena, quegli amici.
“Riconosco la bellezza suprema di Federer. Ma Nadal ti fa sentire partecipe, come fossi sul campo con lui. Questi colpi, questo rispondere a metri e metri dalla riga di fondo. Il suo lottare fino all’ultimo, il ribaltare le partite e crederci fino alla fine. Mi manca veramente un sacco, ecco”.

Così ha deciso di praticare.
“A Castiglione della Pescaia. Il mio primo maestro è stato Angelo Manganelli. Terra rossa e rovescio a una mano. Ho provato a farlo bimane, ma non riesco”.

Come attrice, il tennis aiuta?
“Con il grande o il piccolo schermo sono tante le assonanze. Ad esempio, sto portando in giro un monologo sull’identità, e sul palco sono da sola come un giocatore sul campo da tennis. E se i tennisti hanno il team, io dietro ho i tecnici, il regista, il produttore. E poi: sul campo senti la fatica, ma quando un colpo ti esce bene, lo senti che è perfetto. Quando esce male, senti lo strappo. Così la recitazione: si vede se stai pensando ad altro”.

Il talento li accomuna.
“Entrambe le cose hanno bisogno del talento, ma il talento va coltivato. Sia nel tennis, sia nella recitazione”.

Come la vedrebbe una docuserie sulla grande squadra di Fed Cup? Ci sarebbe già un’attrice tennista pronta…
“Sarebbe bello, mi divertirebbe molto conciliare le mie due passioni. ma non decido io”.

Già, pare che il tennis sia difficile da tradurre sugli schermi.
“Andrebbe raccontato anche tutto quello che c’è dietro. Oppure, con la macchina da presa, cogliere il pensiero del giocatore mentre la palla va. Oppure le storie, tipo il percorso che fa uno dei primi 10 del mondo e un altro che è 200°: stessi allenamenti, stessi tornei, stessi sacrifici, ma risultati diversi. Però sono tutti e due dei campioni”.

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