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Sulle montagne di Jannik Sinner il successo non fa rumore: “Niente feste, ha solo vinto”

Il primo campo di Sinner a Sesto Pusteria

 
A Sesto Pusteria, dove è cresciuto il campione: “È riservato come noi, ora basta pubblicità”
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Sesto Pusteria (Bolzano) — Un saluto da questo campo da tennis, che è il primo, e quindi il mitico. “Il bambino lo vedevamo passare assieme al suo maestro, che era Andreas Schoenegger”, poi è decollato per un altro pianeta. E come se lo ricorda? “Serio e concentrato”, già rivolto al suo futuro splendente che era su questo fondo sintetico azzurro, più che sulla neve che brilla fuori. Il campo vuoto, illuminato ma vuoto, sotto la grande volta di legno, sullo sfondo l’enorme poster che celebra la vittoria di Jannik Sinner alla World Champion Under 21. Intanto, 5 bambini aspettano pazienti davanti alla parete dell’arrampicata, mentre l’istruttore e guida alpina Helmut Rauchegger apre la porta che dà sui due campi, e dice, quasi solenne: “Qui ha preso in mano la racchetta per la prima volta. La racchetta era più alta di lui”.

Sesto Pusteria (Bolzano) — Un saluto da questo campo da tennis, che è il primo, e quindi il mitico. “Il bambino lo vedevamo passare assieme al suo maestro, che era Andreas Schoenegger”, poi è decollato per un altro pianeta. E come se lo ricorda? “Serio e concentrato”, già rivolto al suo futuro splendente che era su questo fondo sintetico azzurro, più che sulla neve che brilla fuori. Il campo vuoto, illuminato ma vuoto, sotto la grande volta di legno, sullo sfondo l’enorme poster che celebra la vittoria di Jannik Sinner alla World Champion Under 21. Intanto, 5 bambini aspettano pazienti davanti alla parete dell’arrampicata, mentre l’istruttore e guida alpina Helmut Rauchegger apre la porta che dà sui due campi, e dice, quasi solenne: “Qui ha preso in mano la racchetta per la prima volta. La racchetta era più alta di lui”.

"Jannik avrebbe potuto fare bene qualsiasi sport”

L’orgoglio di Sesto, Sexten, un posto in cima all’Italia. Südtirol, o Alto Adige, un paese di mille e 800 abitanti, circondato, dominato dalle Dolomiti di Sesto, che luccicano per un attimo, prima del tramonto, poi si sprofonda nel buio della Val Pusteria. E qui puoi fare facilmente il gestore di albergo, il boscaiolo, il maestro di sci, mai e poi mai il campione di tennis. Ma proprio qui ci sono due campi da tennis, e qualcuno maligno dice che sono migliori di quelli di San Candido. Anche questo è l’orgoglio del paese, il palazzetto dello sport costruito negli Ottanta, con la piscina scoperta per l’estate, il beach volley, il minigolf, e anche il bar, “dove ogni tanto, quando torna a casa, Jannik viene a farsi un giro”. Rauchegger dice anche che “lui avrebbe anche potuto arrampicare, e a me sarebbe tanto piaciuto averlo come allievo. Avrebbe potuto fare bene qualunque sport, ma ha scelto il tennis”. E nello sci, bravissimo, lo hanno sempre detto tutti perché lo vedevano andare al corso dei bambini, e poi cominciare a giocare tra i pali.

"In paese non vediamo i suoi da un po’”

“È nato sugli sci”, dice una signora che esce dalla panetteria. Una delle poche luci accese. Il paese è semi deserto, la stagione sta per cominciare, gli impianti aprono venerdì prossimo, ma per gli alberghi si aspetta il ponte dell’Immacolata. Alle 5 del pomeriggio si cena al ristorante Riega, con la minestra di canederli bollente. Fuori nevica, ma è la neve finta sparata dai cannoni, si spara alla grande perché si è a 5 gradi sottozero, quindi la neve si manterrà, e il vento ne sposta un po’ verso il paese, così per un attimo sembra vera. E la Haus Sinner, il casone di legno con le tendine di pizzo, è ancora vuoto. La famiglia? “È un po’ che non li vediamo, forse sono a Malaga”.

(reuters)

"Qui siamo tutti riservati, anche Jannik lo è”

Più in là si va verso la val Fiscalina, che è il posto dove i Sinner vivevano, nel rifugio gestito dal papà Hanspeter e dalla mamma Siglinde. Vivevano, appunto, adesso sono nell’orbita del figlio campione, che vive in un altro mondo, ed è lontano da qui. E “poi sono molto riservati. Lui pure, molto riservato. È un montanaro, come noi”. Brigitte, commessa nel negozio di sport RedPanda, sta preparando le vetrine per i turisti che verranno. “Il bambino veniva qui con la mamma a comprare la roba da sci. Era piccolo, con i capelli rossi. Lo ricordo molto bene, lo abbiamo visto crescere, poi se ne è andato”. E però Brigitte dice che “adesso basta, con tutta questa pubblicità. Ha vinto, è stato bravissimo, ma ci sono anche cose più importanti, che succedono nel mondo”. Sappiate quindi che da Sesto arriva l’invito a spegnere i riflettori sul compaesano campione, “perché qui non siamo abituati a queste cose, e anche lui è riservato, non dà confidenza”.

"Siamo contenti della vittoria, ma niente feste”

Del resto, qui i riflettori non li hanno mai accesi, né imbandierato le strade. L’unica bandiera italiana pende dalla facciata della caserma dei carabinieri, ma è d’ordinanza, come i canederli. Per il resto: lucine di Natale, decorazioni di rami d’abete e fiocchetti rossi, ma sobrie, nello spirito asciutto della montagna. E farete una festa, avete pensato a qualcosa, quando tornerà qui? “No”, dice la signora della pasticceria Stabinger, che è “la più alta d’Europa”. Magari il Comune… “Non credo”. Ma siete contenti, voi sestesi o sextesi, di questa vittoria? “Sì, siamo contenti”.

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