Facile pensare che per lo sport italiano vada tutto a gonfie vele, ancora ubriachi dei trionfi di Jannik Sinner nel giorno del suo ritorno da eroe nazionale. L’Istituto per il Credito Sportivo (ICS) e Sport e Salute invitano a riflettere sullo stato di salute del sistema attraverso il loro Rapporto Sport 2023, il primo del suo genere, in cui analizzano cosa sta funzionando e cosa no nell’Italia che vuol fare attività motoria.
Binaghi: “Sarei deluso se Sinner andasse a Sanremo”
Un’analisi di dati sterminata, i cui punti salienti sono stati presentati al Foro Italico di Roma. Dove però il fenomeno Sinner si è infiltrato velocemente nella conversazione. “La sua vittoria va molto al di là dell’aspetto sportivo”, ha detto il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Con lui era arrivato da Palazzo Chigi anche il presidente della Federtennis, Angelo Binaghi, che ha dichiarato che “se Sinner andasse a Sanremo sarebbe una grande delusione. Perché tutti ci andrebbero, ma lui è diverso”, grazie alla sua etica del lavoro che lo rende “un italiano atipico”, “un po’ migliore degli altri”.“È chiaro che sarebbe una grandissima promozione ma io sarei deluso e meravigliato”, ha ribadito.
Amadeus: “Se non verrai lo capirò”
"Non volevo metterti in imbarazzo, se deciderai di non venire capirò". Nuovo messaggio di Amadeus a Jannik Sinner, dopo le polemiche sull'invito rivolto dal festival al campione. "Ciao a tutti da Amadeus - esordisce nel video trasmesso durante il Tg1 delle 20 - messaggio per Jannik Sinner. Caro Jannik, quando ti ho invitato a Sanremo l'ho fatto con il cuore, pensando di interpretare il desiderio di milioni e milioni di italiani. Certamente non immaginavo tutto questo rumore intorno al mio invito. Sanremo devo includere, non deve dividere. Ci sono colore che ti vogliono a Sanremo e qualcuno che naturalmente ti sconsiglia di venire a Sanremo. La cosa importante è la tua serenità, la tua tranquillità e naturalmente non ti volevo mettere in imbarazzo. Se deciderai di non venire a Sanremo lo capirò, è importante che tu ti dedichi al tennis, naturalmente noi di Sanremo siamo dispiaciuti ma non cambia nulla: faremo sempre un gran tifo per te, perché sei un vero orgoglio italiano. Caro Jannik, solo una richiesta: guarda Sanremo e fai il tifo per noi. Ciao".
Il rapporto: “Mancano 3 miliardi per la transizione energetica”
Se il rapporto è uno “strumento per chi deve valutare le politiche dello sport”, come ha detto il presidente dell’ICS Beniamino Quinteri, è più utile cominciare da ciò che non va. Gli impianti, innanzitutto. Il 44% di questi è stato realizzato negli anni Settanta e Ottanta, e l’efficienza economica e ambientale è spesso un miraggio. Concorrono ad aggravare la situazione l’onda lunga di pandemia e crisi energetica. La prima ha “bruciato” 4 miliardi di PIL allo sport, la seconda ha incrementato le bollette fino a costituire il 45% dei costi per gli impianti. Non sarà una passeggiata rinnovarli. “Per affrontare la transizione verde dello sport servirebbero oltre 3 miliardi di euro da versare a oltre 50mila strutture”, ha detto Quinteri. Parliamo di un “89% di impianti in Italia che sono poco efficienti, vecchi dal punto di vista energetico”, ha ribadito il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma.
Divario territoriale, scuola e sedentarietà
La priorità di intervento dovrà andare al Mezzogiorno — è stato sottolineato alla presentazione del Rapporto — dove è localizzato solo il 26% degli impianti nazionali. “Un divario territoriale ancora maggiore di quello che si vede nelle altre variabili economiche”, secondo Quinteri. Si parla della metà di strutture rispetto al Nord, anche se la percentuale più bassa sul totale ce l’ha il Centro (22%). Riqualificare e potenziare il patrimonio edilizio sportivo sarebbe, inoltre, un modo per combattere la sedentarietà: più di 38 milioni di italiani non pratica sport e solo un quarto della popolazione fa movimento in modo continuativo. Sarà che le buone pratiche si imparano da piccoli? “Il diritto allo sport in alcune scuole pubbliche è negato. Credo sia il primo ragionamento da fare, prima ancora di parlare di sport ad alto rendimento”, ha sottolineato Silvia Salis, Vicepresidente Vicario del CONI. “Bisognerebbe investire realmente sullo sport dando le stesse opportunità a tutti, non parlarne e basta. Sportswashing, come direbbero gli inglesi”, ha ribadito Salis.
Non era ancora lì per ascoltarla Andrea Abodi, arrivato in ritardo per rendere omaggio a Sinner a Palazzo Chigi. Al suo arrivo, il ministro ha auspicato la creazione “un piano di medio-lungo periodo”, che grazie al Rapporto potrà essere “preceduto dal metodo, dall’oggettività”. “Nei giorni delle vittorie è facile essere tutti tennisti, ma noi vogliamo aiutare la nazione a sentirsi sportiva anche nei giorni delle sconfitte”. “Vorrei mettere a disposizioni più strumenti, soluzioni” per rendere lo sport accessibile a tutti, ma “non è facile”.
Un’industria da 22 miliardi
Non va tutto male, anzi. Secondo i calcoli del Rapporto, il settore dello Sport porta al Prodotto Interno Lordo italiano un valore aggiunto di 22 miliardi di euro, cioè un contributo dell’1,3% al PIL totale. Si parla di 3,4 miliardi generati dall’attività e centri sportivi; 8,4 da attività connesse allo sport in senso lato, come media sportivi o turismo; 10,1 da attività strettamente connesse, come la vendita dell’abbigliamento tecnico. “Lo sport si conferma una vera e propria industria”, anche grazie alla sua capacità di creare occupazione (il settore conta circa 400mila addetti attivi lungo la filiera estesa). E nello sport fa bene puntare, se è vero che “per ogni euro investito nell’industria se ne generano tre in benefici sociali”, è stato ribadito alla presentazione, seguita attentamente da dirigenti e rappresentanti delle varie federazioni.