Laggiù, a Dubai, sarà un duello di fuoco. Jasmine Paolini va in campo per giocare la sua prima semifinale di un torneo Wta 1000, contro Sorana Cirstea. In diretta su Sky.
Per Jasmine, 28 anni, è probabilmente il giorno più bella della sua carriera. “Mi gioco la finale perché Rybakina s’è ritirata, ma ho giocato tre grandi partite comunque: con Haddad-Maia, Fernandez e Sakkari. E sono tutte giocatrici forti. E poi sono contenta perché ho iniziato bene questa stagione a Melbourne. Ma continuiamo a lavorare, cercando di migliorare, restando concentrati sul dover migliorare”. Il plurale è riferito all’allenatore, Renzo Furlan, con il quale condivide il viaggio sportivo ormai da qualche anno.
Ma, intanto, torniamo a stamattina: “La routine è solita: palestra, poi mi riscaldo e vado in campo per una mezz’oretta. Provo i colpi: dritto, rovescio, volée. Poi cerco di concentrarmi, cambio le impugnature della racchetta”. Il piano di gioco, la strategia, è abbastanza chiara: “So come sta giocando Sorana. Ma devo cercare di concentrarmi sul mio gioco. Penso di dover essere molto solida con lei, cercare di giocare in profondità. Se inizia a muovere la palla, dovrò correre molto. Dovrò stare attenta anche alle sue smorzate, le volée, il servizio molto tagliato. La chiave sarà la costanza e l'aggressività, non lasciarle muovere troppo la palla e cercare di spingerla fuori dal campo”.
La classifica vede la tennista romena avanti di una sola posizione: Cirstea è 21, Paolini n. 22. Chi vince entra tra le prime venti del mondo, e per entrambe sarà il best ranking Si sono affrontate soltanto due volte, e ha sempre prevalso l’azzurra, ma in modo combattuto, al terzo set.
Il tennis femminile italiano batte un bel colpo, dunque. E Jasmine Paolini, detta “Jas” se lo meritava. Toscana atipica, non è tipa che dà confidenza: che cosa sappiamo? Che abitava a Bagni di Lucca e, grazie al papà Ugo e a uno zio praticanti di tennis, ha iniziate anche lei ad armeggiare racchette.
Il centro di tutto è stato il bar del babbo, dove sua mamma, Jacqueline - nata in Polonia da madre polacca e padre ghanese – incontrò il futuro sposo: “Mamma si era trasferita in Italia insieme a una sua cugina anni prima, lavorava come cameriera in un ristorante. Ormai è in Italia da oltre trent’anni”. Nella sua vita è stata in Polonia, a Lodz, dove ha trascorsi dei giorni in estate: infatti parla anche polacco. Mai in Ghana.
La svolta tennistica è avvenuta a quindici anni, quando la federazione tennis aprì il Centro Tecnico a Tirrenia, dunque vicino sua casa. In precedenza andava a scuola, seppur promettente. È a Tirrenia che ha intrapreso un percorso vero, anche inatteso perchè non si apettava la chiamata. Però, dopo un inizio interessante le cose iniziarono a peggiorare per infortuni, incertezze e mancanza di serenità. Così Jasmine decise di tagliare la testa al toro e cambiare tutto, lasciando Tirrenia. Il destino volle che a quel tempo anche Renzo Furlan avesse lasciato compiti federali. Il connubio nacque e dura tuttora: Furlan, la cui caratteristica da giocatore era la solidità e la costanza, oltre che la disciplina, ha inculcato perfettamente queste doti in Jasmine, che non ha la possanza delle giocatrici dell’est, ma una grande esplosività sì. E, pian piano, ha trovato sempre più fiducia sui suoi mezzi, fino ai miglioramenti tecnici (come il servizio, ad esempio). E, adesso, è nel pieno della sua maturità. Vedremo se sarà oggi il giorno del grande salto.