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Djokovic, cosa ti succede? Dalle sconfitte con Sinner al ko con Nardi, la parabola discendente del numero uno

Fuori al terzo turno a Indian Wells contro il 20enne marchigiano, il serbo conferma di attraversare un momento non facile. È lecito chiedersi: ha raggiunto il suo limite o riuscirà a inventarsi qualcosa di inaspettato? Lo scopriremo a Miami
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“Ma chi è quello? Mica è Sinner..?”. Scherzavano perfino gli americani, nel guardare la partita. Pardon, i californiani rilassati e abbronzati dal sole del deserto di Indian Wells. Perfino Bill Gates, noto appassionato di tennis, si divertiva nell’assistere agli scambi tra il numero uno del mondo e un carneade italiano, “Nar-di”.

Il ko a Montecarlo con Musetti

Già, l’Italia. Per Novak Djokovic il nostro paese è sempre stato nel suo destino, nella sua storia tennistica e sportiva. Sapete che per ritrovare il serbo sconfitto in un turno che non sia almeno un quarto di finale bisogna andare a ritroso nel tempo, oltre un anno fa? E chi fu a riservargli quel brutto scherzo? Un italiano, Lorenzo Musetti a Montecarlo. Un nato nel 2002. Poi, come ben sappiamo…

“Ma chi è quello? Mica è Sinner..?”. Scherzavano perfino gli americani, nel guardare la partita. Pardon, i californiani rilassati e abbronzati dal sole del deserto di Indian Wells. Perfino Bill Gates, noto appassionato di tennis, si divertiva nell’assistere agli scambi tra il numero uno del mondo e un carneade italiano, “Nar-di”.

Il ko a Montecarlo con Musetti

Già, l’Italia. Per Novak Djokovic il nostro paese è sempre stato nel suo destino, nella sua storia tennistica e sportiva. Sapete che per ritrovare il serbo sconfitto in un turno che non sia almeno un quarto di finale bisogna andare a ritroso nel tempo, oltre un anno fa? E chi fu a riservargli quel brutto scherzo? Un italiano, Lorenzo Musetti a Montecarlo. Un nato nel 2002. Poi, come ben sappiamo, è arrivato Jannik Sinner, classe 2001. E ora un classe 2003, Luca Nardi. Ma di queste cose parliamo dopo.

La Davis persa contro l’Italia

Torniamo al rapporto con l’Italia. Da Torino 2023, Atp Finals, è iniziato un incubo azzurro, per il serbo. Una prima sconfitta nel girone eliminatorio, da Sinner. Che, poi, se avesse voluto fare strategia, avrebbe potuto fare un ‘biscotto’ antisportivo per eliminare Djokovic. Non lo fece, il serbo si salvò e si rincontrarono in finale. Dove prevalse il numero uno del mondo. Ma, quella, è stata l’ultima volta. Una settimana dopo, a Malaga in Coppa Davis, Jannik Sinner ritrova Djokovic in semifinale e gli annulla tre match point per vincere. Serbia in lutto, Italia trionfa poi, per la seconda volta dopo il 1976, nell’evento che consegna l’Insalatiera (che attualmente la Federtennis e padel porta in giro per l’Italia). Bene.

A Melbourne la storia si ripete

Chiuso il 2023, eccoci al 2024. Tutti attendono la rivincita tra i due, che arriva puntuale agli Australian Open. A Melbourne è ancora semifinale, e Sinner vince inequivocabilmente. Nettamente superiore. Si dirà, dopo, che il serbo non era al meglio eccetera eccetera. Sinner si prenderà il suo primo Slam. Siamo a oggi, America. Djokovic torna in campo e che fa? Perde contro un altro italiano. Comincia a essere una maledizione, a questo punto. Lui, che quand’era ragazzino ebbe contatti con Riccardo Piatti (sì, l’ex di Sinner). E che ha riempito il suo staff di italiani, anche se con la parte manageriale (Edoardo Artaldi ed Elena Cappellaro) si è separato a fine 2023, tiene la parte tecnico/fisica nello staff: Marco Panichi e Riccardo Zimaglia (ex Piatti).

Sinner e Djokovic 

La parabola discendente di Nole

Curioso, vero? Detto ciò, e ricordato come uno dei trucchi classici del serbo sia mettersi in forma attraverso i turni eliminatori per poi arrivare all’apice della forma nelle semifinali/finali, la partita di stanotte ha davvero generato brutti pensieri riguardo al serbo. Perché? Tutti gli scambi lunghi erano a vantaggio di Nardi. In molte occasioni Djokovic ha dovuto difendersi disperatamente dalle accelerazioni del pesarese. La sua gestualità, la sua incredulità, sono state talmente palesi da porre la domanda, il quesito se per caso non siamo di fronte a qualcosa di inedito, e cioè di una parabola discendente.

A Miami la controprova

Oggettivamente è legittima, perché qui non si tratta della Next Gen che raggiunge l’ultimo dei Big 3, ma delle nuove leve che riescono non solo a giocare alla pari, ma addirittura a vincere. Quindi: possibile che Djokovic abbia sottovalutato Nardi, e che abbia pensato di prendere le contromisure in corso d’opera. Ma, non essendosi riuscito, è lecito chiedersi: il tennis del serbo ha raggiunto il suo limite? Oppure riuscirà a inventarsi qualcosa di inaspettato? Lo scopriremo già dal prossimo Masters 1000, quello di Miami.

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