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Sinner domina Machac in due set e vola in semifinale a Miami. Sfiderà il russo Medvedev

Jannik Sinner 
L’azzurro soffre un po’ nel primo set, poi nel secondo non incontra più la resistenza del muscolare ceco chiudendo 6-4, 6-2
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Di lotta e di governo. Jannik Sinner approda alle semifinali del Masters 1000 di Miami, duplicando dunque quelle di Indian Wells del torneo precedente. Il tennista azzurro ha la meglio sul collega ceco Tomas Machac in due set (6-4, 6-2 in un’ora e 31) ma deve impegnarsi a fondo per prevalere su un ragazzo di 23 anni, categoria palestrato, t-shirt aderente per meglio mettere in mostra la sua esplosività muscolare, calzoncini tirati in su a mo’ di muratore di ottima fattura, un tennis tecnico i cui colpi somigliano tanto a dei ceffoni violenti. Certo, sarebbe riduttivo definire Machac così, perché l’intelligenza tattica c’è, ma resta il gioco basato squisitamente sul fisico.

LA CRONACA PUNTO PER PUNTO

E, dunque, cosa ha fatto Jannik Sinner? Ha eseguito un copia e incolla dell’ottavo di finale contro l’australiano O’Connell, che indossava anche una taglia più larga: ha atteso che l’avversario si sgonfiasse, che i muscoli dell’altro sentissero la fatica per salir su con il suo livello. Di…

Di lotta e di governo. Jannik Sinner approda alle semifinali del Masters 1000 di Miami, duplicando dunque quelle di Indian Wells del torneo precedente. Il tennista azzurro ha la meglio sul collega ceco Tomas Machac in due set (6-4, 6-2 in un’ora e 31) ma deve impegnarsi a fondo per prevalere su un ragazzo di 23 anni, categoria palestrato, t-shirt aderente per meglio mettere in mostra la sua esplosività muscolare, calzoncini tirati in su a mo’ di muratore di ottima fattura, un tennis tecnico i cui colpi somigliano tanto a dei ceffoni violenti. Certo, sarebbe riduttivo definire Machac così, perché l’intelligenza tattica c’è, ma resta il gioco basato squisitamente sul fisico.

LA CRONACA PUNTO PER PUNTO

E, dunque, cosa ha fatto Jannik Sinner? Ha eseguito un copia e incolla dell’ottavo di finale contro l’australiano O’Connell, che indossava anche una taglia più larga: ha atteso che l’avversario si sgonfiasse, che i muscoli dell’altro sentissero la fatica per salir su con il suo livello. Di lotta e di governo, ecco il Sinner di questi giorni. Un ragazzo stanco, non certo pimpante come a novembre (Torino-Malaga, do you remember?), o straripante come a Melbourne nel trionfale Slam, ma consapevole di se stesso. Eccola, la parola chiave: consapevolezza. Jannik Sinner ha davvero realizzato di essere assurto a un altro livello, e lo sta vivendo. Se nei giorni passati era lui a sfruttare il gioco altrui, ora sono gli altri a rendergli la pariglia, e un conto è dirlo verbalmente e teoricamente, un altro doverci fare i conti. Lo hanno confermato Griekspoor, O’Connell e lo stesso Machac: non ci sono marce trionfali. Probabilmente non ci saranno più.

Restano le vittorie, fortunatamente. Più sofferte. E quindi più vere. Perché le leggi del tennis sono poi simili a quelle di tutti gli sport e, dunque: primo, non si può tenere sempre alto il proprio livello di forma, pena il rischio di superallenamento. Secondo: occorre tempo per trovare nuove soluzioni, piccole ideuzze tecnico-tattiche (lo conferma Djokovic che, alla disperata ricerca di qualcosa di nuovo, ha licenziato dopo sei anni Ivanisevic).

Per fortuna Sinner è un divoratore seriale di tennis: curioso, osserva tutto e cerca di assorbire come una spugna rubando con gli occhi il mestiere. E dire che non ne avrebbe bisogno. Ma questa è la sua attidudine, la sua grande bravura in aggiunta a talento e disciplina. Machac era un match inedito: dopo il primo set di lotta, il secondo è stato di dominio, avendone appreso meglio i ritmi, i rimbalzi, le angolazioni.

Ora Sinner entra nel clou del Masters 1000, con la certezza di conservare comunque la posizione numero tre dall’attacco dell’incomodo Medvedev, che sarà anche il suo avversario nella semifinale del torneo. Poi, certo, se arrivasse un regalino da parte del bulgaro Dimitrov, che oggi affronta Alcaraz: perdesse, lo spagnolo rimetterebbe sul tavolo la seconda seggiola della classifica. Ma a Jannik questi discorsi non interessano: lui vuole restare concentrato sul viaggio.

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