Le scommesse nel tennis: 450 partite sospette, si punta anche sui singoli punti
di Antonio CefalùFinito il suo match, Raul Brancaccio ha sbloccato il cellulare e trovato ciò che trova sempre dopo una partita: decine di minacce di morte. Non importa il livello, per i tennisti è la routine. Vincano o perdano, ci saranno degli scommettitori infuriati con loro. Arginarli è difficile perché sono tanti, e non è neanche così vantaggioso, visti tutti i soldi che sborsano. Il tennis è il secondo sport su cui si scommette di più in Italia: solo nel 2022 ha dato 3,2 miliardi di euro alle agenzie di scommesse — circa dieci in meno del calcio, primo in classifica, e due in più del basket, terzo. Nel mondo muove 88 miliardi l’anno. Ma è secondo anche per segnalazioni di partite sospette: sono state 450 in 13 anni, secondo SportRadar.
Tennis e scommesse: 450 partite sospette all’anno
Il motivo è semplice. Chi ha un cellulare può scommettere in diretta su un’immensa quantità di eventi, che va ben oltre il match o il set. Persino su chi vincerà ogni singolo punto, il che permette di piazzare…
Finito il suo match, Raul Brancaccio ha sbloccato il cellulare e trovato ciò che trova sempre dopo una partita: decine di minacce di morte. Non importa il livello, per i tennisti è la routine. Vincano o perdano, ci saranno degli scommettitori infuriati con loro. Arginarli è difficile perché sono tanti, e non è neanche così vantaggioso, visti tutti i soldi che sborsano. Il tennis è il secondo sport su cui si scommette di più in Italia: solo nel 2022 ha dato 3,2 miliardi di euro alle agenzie di scommesse — circa dieci in meno del calcio, primo in classifica, e due in più del basket, terzo. Nel mondo muove 88 miliardi l’anno. Ma è secondo anche per segnalazioni di partite sospette: sono state 450 in 13 anni, secondo SportRadar.
Tennis e scommesse: 450 partite sospette all’anno
Il motivo è semplice. Chi ha un cellulare può scommettere in diretta su un’immensa quantità di eventi, che va ben oltre il match o il set. Persino su chi vincerà ogni singolo punto, il che permette di piazzare un minimo di 48 puntate a partita. Nessuno sport è capace di dare ai giocatori d’azzardo un flusso così continuo di dopamina, rilasciata nel cervello ogni volta che ci sentiamo bene (per esempio immaginando una vincita) e che contribuisce a rendere il gioco una dipendenza.
Si punta anche sui singoli game
Brancaccio giocava in un Challenger, che è meno importante degli Slam o dei tornei Atp e Wta (nell’ordine maschili e femminili, che si dividono in 1000, 500 e 250), perché assegna meno punti e premi in denaro. Disputare il primo turno a Napoli gli ha fruttato 1.465 euro, mentre ne avrebbe guadagnati 21 mila a Miami, l’Atp 1000 in corso ora, o 64 mila a Wimbledon, uno Slam. Ma ciò non fa differenza per chi scommette: le quote sono sempre quelle. Anzi, i prezzi bassi dei tornei minori sono un incentivo per investire su una giornata di gioco d’azzardo sugli spalti, sperando di battere sul tempo i server delle agenzie e tornare a casa con le tasche piene. Non solo: più piccolo è il campo, più occasioni ci sono di avvicinarsi ai giocatori, disturbarli a ogni lancio di palla, e dunque indirizzare il risultato. Meno strutturata è l’organizzazione, più è facile farla franca ed eludere la sicurezza. Ciò non succede sui grandi campi centrali, dove chi non rispetta il silenzio viene cacciato in fretta.
Tennis, il sistema delle scommesse illegali
Il fatto che sia uno sport individuale e divisibile in tanti piccoli pezzi, inoltre, fa sì che sia facile truccare le partite, ma difficile scoprire chi lo fa, perché ciò non sempre influisce sul risultato. Un giocatore, per esempio, può scommettere contro se stesso nel primo set e poi rimboccarsi le maniche e vincere il match. La tentazione è tanta, specie nei Challenger o gli Itf (il livello ancora sotto), che sono utili a farsi le ossa ma non ad arrivare a fine mese.
Djokovic: “Ai tennisti il 50% dei proventi”
«Ai tennisti il 50% dei proventi del gioco», propose Djokovic. Non se ne è fatto nulla. E nulla farà il tennis contro i bookmakers: gli accordi con loro sono troppo convenienti. Ai giocatori come Brancaccio non resta che pagarne il prezzo.