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Sinner e i suoi dolori, ma batte Khachanov anche con il problema all’anca: “Ho deciso all’ultimo di giocare”

Jannik Sinner, 22 anni
Jannik Sinner, 22 anni (reuters)

L’azzurro dopo i dubbi che lo hanno accompagnato alla vigilia, gioca e batte il russo 5-7, 6-3, 6-3

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Siamo alle sfide dell’impossibile? Roba XXL? Apparentemente. Con Jannik Sinner, quando si parla e si ha a che fare con lui, si va sempre oltre i limiti. In questo caso oltre il dolore. Oltre il tennis e i suoi avversari.

Sinner batte Karen Khachanov (5-7, 6-3, 6-3), ottiene il pass dei quarti di finale del Masters 1000 di Madrid e, soprattutto, va oltre il fastidio all’anca che ogni tanto gli si ripresenta. Se diciamo anca il primo pensiero è per Andy Murray, che ha dovuto perfino operarsi per tornare a giocare. O meglio, pur di giocare.

Ora lo sappiamo: l’anca di Jannik è il suo tallone d’Achille, il punto debole. Ogni tennista ha il suo, da Nadal a Federer, persino Djokovic. Il punto è: quanto bisogna preoccuparsi? La risposta è di Giovanni Di Giacomo, ortopedico del Concordia Hospital di Roma e responsabile medico degli Internazionali d’Italia e delle Atp Finals: «Non esagererei: quello che ha vissuto l’altro giorno Jannik deve essere stata la somma del carico di alcuni tendini dell’articolazione dell’anca, che possono manifestarsi con dolori e fastidi transitori. Un buon trattamento riabilitativo e un po’ di riscaldamento permettono poi all’atleta di giocare».

Infatti il tennista azzurro ha giocato, anche se ha ammesso di aver «scelto di giocare all’ultimo momento. Ma in carriera ho già vissuto questo tipo di situazioni. E comunque mi sentivo meglio fisicamente, anche se non ancora al 100%. Però mi piace giocare, e se ho la possibilità di farlo, gioco. Inoltre sapevo che se avessi vinto, avrei avuto un giorno di riposo e quindi avrei potuto recuperare meglio».

Ecco perché, quando si parla di Sinner, si va oltre l’impossibile. Ma sempre in modo oculato. Il suo clan, nello specifico quello fisico sanitario (Ferrara & Naldi), ormai lo conosce e sa che sia nel 2022 che nel 2023 il giovane Jannik era incappato nello stesso sintomo, mai diventato patologia.

Di sicuro occorre accortezza perché, come i medici ricordano, i tennisti iniziano a sovraccaricare già ai 15-16 anni, quando le cartilagini non sono ancora chiuse e lo sviluppo tendineo e osseo-articolare non completato. Si intuisce il rischio: i sovraccarichi rischiano di cronicizzarsi, «soprattutto quelli predisposti, e qui entra in gioco il fattore genetico, che rappresenta il 60-70% di incidenza: c’è chi soffre di pubalgia, chi risente del crociato. Avendo Sinner delle linee lunghe, chiaramente può essere un po’ suscettibile all’anca, ma non c’è da intravedere nulla di grave. Ad ogni modo sa cosa dovrà tenere d’occhio in futuro» ribadisce Di Giacomo.

Questo il bollettino medico. Sul piano puramente sportivo il cielo è azzurro. Oh, se è azzurro: se per Sinner questo torneo doveva (come lui aveva affermato alla vigilia) essere propedeutico verso Roma e, infine, Parigi è evidente come la Spagna abbia adempiuto al compito di mettere fieno in cascina: il quarto di finale — domani contro Auger-Aliassime che ha eliminato Casper Ruud (6-4, 7-5), è un di più ben sapendo che l’appetito vien mangiando.

Nella corsa al numero uno i punti di questo Masters 1000 sono benedetti e l’eventuale semifinale (altri 200 punti) gli consentirebbe di superare quota 9000 punti, a meno di 900 da re Djokovic, considerando anche come Alcaraz non sia (anche lui) al top: ieri s’è salvato solo al tie-break del terzo set contro l’ostico tedesco Struff. Come si vede, ognuno ha i suoi problemi.

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