Internazionali, tutti ai piedi di Nadal: il tributo di Roma all’ultimo imperatore del tennis
di Paolo RossiROMA. Adios, Rafa. Anche se ci hai tenuto a dire che questa non è stata la tua ultima partita al Foro Italico (e noi davvero speriamo con il cuore che stessi dicendo la verità) sappi che lo sappiamo: è stata un’amabile bugia. Per evitare la commozione, i lucciconi, mettere in moto ricordi del passato e cose che non saranno più.
Perdere contro Hubert Hurkacz, così, non va bene. Non è accettabile, soprattutto per te stesso. E infatti tu, da grande sportman quale sei, hai evitato sceneggiate in campo o in un qualsiasi altro luogo pubblico (leggasi conferenza stampa) e ti sei sfogato — negli spogliatoi — con le tue racchette. Ne hai spaccate un po’, tu che non ne ha mai rotta nemmeno una in tutta la tua carriera. Ma comprendiamo perfettamente la frustrazione del più grande giocatore della storia sulla terra rossa, il sentimento di impotenza vissuto. Per questo Roma ti vorrà sempre bene, e capisce anche il tuo rifiuto a ricevere un pensiero della Federazione tennis, da ricevere in campo. T…
ROMA. Adios, Rafa. Anche se ci hai tenuto a dire che questa non è stata la tua ultima partita al Foro Italico (e noi davvero speriamo con il cuore che stessi dicendo la verità) sappi che lo sappiamo: è stata un’amabile bugia. Per evitare la commozione, i lucciconi, mettere in moto ricordi del passato e cose che non saranno più.
Perdere contro Hubert Hurkacz, così, non va bene. Non è accettabile, soprattutto per te stesso. E infatti tu, da grande sportman quale sei, hai evitato sceneggiate in campo o in un qualsiasi altro luogo pubblico (leggasi conferenza stampa) e ti sei sfogato — negli spogliatoi — con le tue racchette. Ne hai spaccate un po’, tu che non ne ha mai rotta nemmeno una in tutta la tua carriera. Ma comprendiamo perfettamente la frustrazione del più grande giocatore della storia sulla terra rossa, il sentimento di impotenza vissuto. Per questo Roma ti vorrà sempre bene, e capisce anche il tuo rifiuto a ricevere un pensiero della Federazione tennis, da ricevere in campo. Tu hai risposto gentilmente, ma lo sdegno nel cuor tuo non è stato compreso appieno perché questo non era certo un giorno di omaggio: molto più vicino a un funerale (sportivo, s’intende).
"Mi sentivo meglio di quello che ho mostrato, e questo mi dà una brutta sensazione”. Lo sappiamo che Rafa è uno dei tennisti più intelligenti del mondo, e dunque la sua sarà una domenica di domande piene di dubbi cui rispondere, oggi: "Ho due possibilità, la prima: non sono pronto, non sto giocando abbastanza bene. Non gioco il Roland Garros. La seconda: accetto la situazione attuale e lavoro per essere diverso fra due settimane”.
Un ragionamento che non fa una piega ma, oggettivamente, le partite finora viste non regalano tante speranze, nel senso che non è sfuggito a nessuno come il servizio del mancino spagnolo sia senza spinta (rispetto al passato), come il suo gioco si sia accorciato, i suoi colpi più lenti. È sempre Nadal a variare il gioco, alternare il ritmo come se non potesse reggere lo scambio. Il famoso colpo a uncino, come amava chiamarlo Gianni Clerici, lo si vede di rado.
Ieri Nadal non ha perso contro uno specialista del rosso e, sebbene Hurkacz sia uno specialista degli addii (l’ultima partita di Roger Federer a Wimbledon fu esattamente contro il polacco), il suo gioco era fattibile per Nadal, ma non è stato così. Il vero problema di Nadal è il tempo. Questo gli manca: l’anno e passa di assenza dai campi sta risultando il più grande handicap da recuperare, per un agonista, un lottatore come lui. Si intuisce come non abbia ancora recuperato gli automatismi, per lui fondamentali.
Nadal se li è sempre mangiati, i suoi avversari: nella testa e nel fisico. Oggi, come a Barcellona e Madrid, sembra privato delle sue qualità: ha perso contro De Minaur, Lehecka, Hurkacz. Tutti signori giocatori, ma non contro l’altro Nadal. La domanda è: quanto possono migliorare il suo gioco due settimane? La verità è che un campione, in cuor suo, sa quand’è il momento di uscire di scena. Con classe, non con tristezza. Deve solo accettarlo.