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Sinner più forte di tutto, punta al Roland Garros e al n.1 senza pensare a Djokovic

Jannik Sinner (agf)
Jannik impassibile davanti all’estroso Moutet e al tifo contrario del campo centrale di Parigi (“ma è normale, l’atmosfera era straordinaria”) sa che deve contare solo su se stesso per arrivare al top
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PARIGI. Non c’è niente di meglio nel fare le cose da soli, senza attendere favori altrui. Jannik Sinner ne è sempre stato consapevole riguardo all’obiettivo dichiarato di quand’era bambino (“voglio diventare numero uno del mondo”). Sa di essere padrone del suo destino: deve vincere il Roland Garros. È inutile trascorrere i giorni nell’attesa/speranza dei risultati di Novak Djokovic (se il serbo esce prima della finale, Jannik lo sostituisce sul trono: oggi Nole affronta Cerundolo, su Eurosport dalle 16). L’aveva detto anche alla vigilia di Musetti-Djokovic: “Spero tanto sia una bella partita”. Ancora una volta ci aveva visto lungo: l’amico Lorenzo è stato a un set dalla vittoria, prima che Djokovic ritornasse prepotente. Ma erano ormai le due di notte e Sinner dormiva già da almeno quattro ore, beatamente, il sonno dei giusti.

Il punto è un altro: Sinner vuole restare concentrato su se stesso, evitando di spendere energie. E fa bene, perché gli ostacoli si nascondono dietro ogni angol…

PARIGI. Non c’è niente di meglio nel fare le cose da soli, senza attendere favori altrui. Jannik Sinner ne è sempre stato consapevole riguardo all’obiettivo dichiarato di quand’era bambino (“voglio diventare numero uno del mondo”). Sa di essere padrone del suo destino: deve vincere il Roland Garros. È inutile trascorrere i giorni nell’attesa/speranza dei risultati di Novak Djokovic (se il serbo esce prima della finale, Jannik lo sostituisce sul trono: oggi Nole affronta Cerundolo, su Eurosport dalle 16). L’aveva detto anche alla vigilia di Musetti-Djokovic: “Spero tanto sia una bella partita”. Ancora una volta ci aveva visto lungo: l’amico Lorenzo è stato a un set dalla vittoria, prima che Djokovic ritornasse prepotente. Ma erano ormai le due di notte e Sinner dormiva già da almeno quattro ore, beatamente, il sonno dei giusti.

Il punto è un altro: Sinner vuole restare concentrato su se stesso, evitando di spendere energie. E fa bene, perché gli ostacoli si nascondono dietro ogni angolo. Basti per tutti, come esempio, la partita di ieri sera contro il parigino doc Corentin Moutet, tennista che più anomalo non esiste. Era la prima volta che si incrociavano, e Jannik non aveva mai “assaporato” i trucchi da prestigiatore del mancino: milioni di palle corte, servizi a cucchiaio come Chang contro Lendl nel 1989, colpi liftati à gogo. Un repertorio inedito che ha consentito a Moutet di ottenere il primo set (6-2). Non solo: era volato sul 5-0, mandando in sollucchero il pubblico dello Chatrier che lo sosteneva con canti, slogan e trombette manco fosse la Davis.

Però poi Sinner, che è sempre in cerca di nuove esperienze, ha accettato di doversi calare in una nuova realtà. Ha lasciato evaporare lo spavento aspettando di capirci qualcosa, di trovare il modo per sbrogliare la matassa. Con umiltà ha accettato le fantasie creative da ping pong dell’avversario e, pian pianino, ha rimesso le cose a posto contestualmente al calo dell’avversario, che ormai aveva esaurito lo sfogo ed era diventato prevedibile. Dopo altri quaranta minuti di gioco era stata ripristinata la parità (6-3 per l’azzurro). In realtà no. Il match era sostanzialmente finito, tale differenza di spessore tecnico tra i due, con Moutet che non aveva più strumenti per reggere il palleggio e l’insistere sempre sulle smorzate ha finito per deprimere i suoi stessi tifosi. Le trombette si sono quietate, il silenzio rassegnato è piombato mentre Sinner chiudeva la pratica con un altro 6-2, 6-1. "Sarebbe stato strano se il pubblico fosse stato qui tutto per me, l’atmosfera è stata straordinaria”, ha detto Jannik alla fine. Il prossimo impegno saranno i quarti contro Dimitrov, già battuto in finale quest’anno a Miami.

Niente premio invece per Matteo Arnaldi che, dopo aver fatto piangere Rublev, stava facendo impazzire anche Tsitsipas: il ligure aveva incassato il primo set e stava dominando nel secondo. Però ha smarrito quattro set point, rivitalizzando il greco (per certi versi ha ricordato lo schema di Musetti-Djokovic, con il serbo che s’è ripreso dopo un break) e, da quel momento, Arnaldi è uscito dal match. Niente quarti nemmeno per Elisabetta Cocciaretto, respinta da Coco Gauff. Oggi alle 11 (Eurosport) Jasmine Paolini ci prova con la sorpresa russa Elina Avanesyan: ieri, insieme a Sara Errani, ha raggiunro gli ottavi del doppio. Esattamente come Simone Bolelli e Andrea Vavassori. L’Italia si muove.

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