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Sinner in vetta al mondo: “Voglio restarci, ma non diventerà un’ossessione”

Una giornata storica per lo sport italiano. Il tennista altoatesino approda in semifinale al Roland Garros per la prima volta mentre Djokovic, costretto al ritiro, gli cede la leadership della classifica mondiale
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PARIGI - La festa più bella del mondo che un atleta possa immaginare. Il momento che chiunque faccia sport agonistico sogna. Essere celebrato in campo. Scrivere la Storia sul Centrale di uno Slam. Con l’applauso, gigantesco, del pubblico di Parigi. In mondovisione. “Jannik, c’è un’ultima cosa che devi sapere: da lunedì, a 22 anni, sarai il nuovo numero 1 del mondo” gli dice Fabrice Santoro, l’intervistatore.

La reazione in campo di Sinner

Sei Jannik Sinner, vivi quei quindici secondi di autentica sorpresa: il tuo viso si illumina, esprime una genuina felicità. Torni bambino, giusto il tempo per dire a te stesso “ma quale film, quale sceneggiatura, poteva mai immaginare una cosa così?”. E i 15 secondi sono trascorsi, un’eternità perché ti sei già ricomposto, il mondo ti guarda ed è un momento istituzionale in cui l’educazione deve essere massima, e il tuo cervello — unico — ha già resettato le emozioni. Alla velocità della F1, e come fai non lo sapremo mai.

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PARIGI - La festa più bella del mondo che un atleta possa immaginare. Il momento che chiunque faccia sport agonistico sogna. Essere celebrato in campo. Scrivere la Storia sul Centrale di uno Slam. Con l’applauso, gigantesco, del pubblico di Parigi. In mondovisione. “Jannik, c’è un’ultima cosa che devi sapere: da lunedì, a 22 anni, sarai il nuovo numero 1 del mondo” gli dice Fabrice Santoro, l’intervistatore.

La reazione in campo di Sinner

Sei Jannik Sinner, vivi quei quindici secondi di autentica sorpresa: il tuo viso si illumina, esprime una genuina felicità. Torni bambino, giusto il tempo per dire a te stesso “ma quale film, quale sceneggiatura, poteva mai immaginare una cosa così?”. E i 15 secondi sono trascorsi, un’eternità perché ti sei già ricomposto, il mondo ti guarda ed è un momento istituzionale in cui l’educazione deve essere massima, e il tuo cervello — unico — ha già resettato le emozioni. Alla velocità della F1, e come fai non lo sapremo mai.

Sinner esulta dopo un punto (reuters)

La prima volta di un italiano numero 1

Martedì 4 giugno 2024. L’Italia è in cima al mondo. Nel tennis, lo sport più globale se ce n’è uno. Invece non c’era mai stato, prima, un azzurro leader della classifica: mai nei 51 anni di esistenza del computer (al massimo un n. 4, Adriano Panatta), ma zero anche nei tempi dei Gesti Bianchi cantati da Gianni Clerici (n. 3, Nicola Pietrangeli). Succede a Parigi, dove le italiche gesta hanno ottenuto le prestazioni migliori (due trionfi di Pietrangeli, uno di Panatta e Schiavone). Sinner sta giocando il suo quarto di finale contro il bulgaro Grigor Dimitrov, è avanti due set, 4-4 nel 3°. Vede ormai la semifinale. Nel medesimo momento fa il suo ingresso nel Roland Garros quel Novak Djokovic che da qualche giorno si rifiuta cocciutamente di cedere lo scettro ed è reduce dalla maratona con Cerundolo. Non è venuto per allenarsi, ma per ufficializzare l’impossibilità a proseguire il torneo per la lacerazione al menisco mediale del ginocchio destro, evidenziata dalla risonanza magnetica, che ne mette in dubbio anche la partecipazione a Wimbledon e richiederà ulteriori consulti per capire se sia necessario perfino un intervento chirurgico.

Sinner orgoglio italiano

Sono le 16.51: nel momento in cui il serbo pronuncia le parole di resa, Jannik Sinner lo sostituisce al top del ranking. Sarà l’ultimo a saperlo ufficialmente, visto che la sua partita, ormai una formalità, non è ancora terminata. Non è più cronaca, è storia. “In sei mesi abbiamo vinto la Coppa Davis, Jannik ha vinto l’Australian Open, ora è diventato n. 1 del mondo. Credo che la famiglia Sinner vada studiata a fondo”. Angelo Binaghi, presidente della federazione, parla a nome del movimento, pensiero condiviso anche dal nuovo leader: “Penso che l’Italia se lo meriti perché è un grande paese. Abbiamo tutto, è bello farne parte”.

Il trionfo di un gruppo

È la celebrazione di uno, ma anche il trionfo di un gruppo: Simone Vagnozzi, Darren Cahill, Umberto Ferrara, Giacomo Naldi. La squadra di Jannik. “Sono stato fortunato ad avere le persone giuste al momento giusto. Senza, non avrei potuto. E continuerò a cercare persone oneste, sono loro che ti danno quel qualcosa in più: ti dicono sempre la verità, sempre. E il successo non mi darà alla testa, sono un ragazzo normale: la vita è un’altra cosa”. Un n. 1 uno così, a 22 anni. Non si fa nemmeno in tempo a pensare al suo viaggio. “Di cosa sono orgoglioso? Di aver sempre accettato le difficoltà, sempre avute, e questo mi ha reso una persona migliore, insegnandomi a fare sempre meglio, sia come persona che come giocatore”.

Testa alla semifinale

La Storia lascia lo spazio alla cronaca: "Sono qui per il torneo, non perché speravo di diventare n. 1. Ne sono felice, cercherò di tenerlo il più a lungo ma non mi metterò pressione extra. So che tra due giorni avrò la semifinale (contro lo spagnolo Alcaraz, ndr), uno di quei match per cui mi sacrifico tutti i giorni. Questa è la mia vita, la mia storia”.

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