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Jannik Sinner torna a casa, l’abbraccio di Sesto: “Resto uno di voi, anzi di noi”

Il numero 1 del mondo è stato accolto con una festa, grande e sobria, dalla sua gente in Val Pusteria
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SESTO - Le feste ci aprono il cuore, ci dicono chi siamo. A chi apparteniamo. Sesto, Sexten, si è messa il vestito elegante perché voleva dire a lui, ma anche al resto del mondo, quanto è orgogliosa del ragazzo che ha lasciato la montagna e ha scalato il mondo: Jannik Sinner. Nel suo nome il paese s’è ritrovato, come se fosse un grande party mondano fatto alla luce del sole.

Jannik Sinner: "Sono il numero uno ma anche un ragazzo normale: la mia carriera è appena iniziata"

Si fa per dire, naturalmente. «Con questa pioggia sembra inverno, e siamo a giugno», dice Alex Vittur, il silenzioso amico e manager del tennista, deus ex machina di tutto che disarma le domande più insidiose con un sorriso gentile. Il paese s’è fermato per una mezz’oretta, dopo pranzo, davanti al Comune. Tutti fermi, trasporti bloccati ma zero proteste. Era il modo di tutti di partecipare, confermare e…

SESTO - Le feste ci aprono il cuore, ci dicono chi siamo. A chi apparteniamo. Sesto, Sexten, si è messa il vestito elegante perché voleva dire a lui, ma anche al resto del mondo, quanto è orgogliosa del ragazzo che ha lasciato la montagna e ha scalato il mondo: Jannik Sinner. Nel suo nome il paese s’è ritrovato, come se fosse un grande party mondano fatto alla luce del sole.

Jannik Sinner: "Sono il numero uno ma anche un ragazzo normale: la mia carriera è appena iniziata"

Si fa per dire, naturalmente. «Con questa pioggia sembra inverno, e siamo a giugno», dice Alex Vittur, il silenzioso amico e manager del tennista, deus ex machina di tutto che disarma le domande più insidiose con un sorriso gentile. Il paese s’è fermato per una mezz’oretta, dopo pranzo, davanti al Comune. Tutti fermi, trasporti bloccati ma zero proteste. Era il modo di tutti di partecipare, confermare e consolidare un’unione d’intenti.

Ci voleva, un momento così, per conoscere meglio Jannik Sinner: scrutare l’espressione del volto, le parole. Anche a casa, almeno all’inizio, resta sulle sue. L’entrata in scena è esattamente quello di un ingresso in campo: guardingo. Con i protocolli istituzionali non è a suo agio. «Oddio, che succede? Che vorrete mai da me?». Poi si scioglie. Gli applausi, il vocìo dei tifosi lo rasserena.

Ma Sesto ci teneva: l’aspettavano da una vita. c’erano il sindaco Thomas Summerer, il presidente della Provincia Arno Kompatscher. Hanno chiamato anche la banda, vestita di tutto punto, per regalare il sottofondo musicale alla firma sul libro d’oro del Comune, davanti a circa mille persone speranzose di ottenere un autografo o di magari sentirlo parlare un po’ di più in italiano (ma a Sesto parlano il loro dialetto, che è molto simile al tedesco).

Dopo il libro, la racchetta. Finalmente. Il paese si è spostato verso il circolo di tennis dove Jannik ha tirato i primi colpi, dove l’attendevano cinquecento bambini e bambine, perfino con le stampelle («non me lo sarei persa nemmeno con il covid addosso...»). Era qui la festa vera. Per questo Sinner, che non ama i rituali, ha accettato il fuoco di fila delle domande («Cioccolata o nutella?», «Messi o Ronaldo», ha risposto Messi, comunque...), si è messo in posa tenendo il sorriso — senza una piega — per decine e decine di foto. «Sono stato ragazzino anch’io, so cosa provavo...».

Sì, lo spettacolo non era lui. Era in suo nome, questo sì. Ma lo desideravano gli spettatori dove, nelle ultime file, c’erano Hanspeter e Siglinde. I suoi genitori. È bastato spostare lo sguardo, da palco a platea, per comprendere appieno l’importanza dell’evento sociale: ai signori Sinner sorridevano gli occhi, orgogliosi del loro ragazzo. «Primo al mondo, accidenti...». E questo momento? «Si giri intorno, guardi: è bellissimo» dice Hanspeter indicando i bambini che scorrazzano ubriachi di felicità nel vedere il loro campione. E la signora Siglinde vuol dire qualcosa? «No, lei è allergica alle dichiarazioni pubbliche...». Momenti scherzosi, allora si può osare: ora dovrà candidarsi lei a sindaco, Hanspeter... «Ahahahah....» e la risata sonora echeggia proprio mentre Jannik, sul palco, scandisce: — «Sono uno di voi. Cioè, noi».

È una rimpatriata che mancava da tanto tempo, ma quanto? «Dopo le medie non ci siamo più visti, vero?» dice al suo ex compagno di classe, oggi artista, che gli realizzato una statua, omaggio e sorpresa del Comune. «Ah, sì: forse sul treno qualche volta. Ma il paese è piccolo, ci troviamo...». Ma quando, verrebbe da ribattere, se tu — star mondiale — sei sempre in giro per il mondo? Ma la risposta è ovvia: Jannik non si è mai mosso da Sesto e «dai valori che Sesto gli ha inculcato», dice Angelo Binaghi, presidente Federtennis. È il mondo che è girato intorno a lui, «e vedrete, non ci saranno Alcaraz che tengono» ripetono orgogliosi i sestesi (sextner), facendo l’occhiolino di chi ne sa più di te. In fondo, in montagna, sono più vicini al cielo.

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