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Sinner il tie-breaker: a Wimbledon l’ultima evoluzione del campione quasi perfetto

Jannik Sinner (agf)
Non aveva mai vinto tre giochi decisivi nello stesso match, segno ulteriore di crescita. Berrettini: “Non mi ha dato ossigeno”
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Parafrasando un detto di Wimbledon, secondo cui ogni fragola tira l’altra (insieme al Pimm’s, sia chiaro), possiamo dire che Jannik Sinner cancella un tabù dietro l’altro.

Il più recente è quello dell’altra sera: mai aveva vinto tre tie-break tutti insieme, nella stessa partita. Ne ha fatto le spese il povero Matteo Berrettini che, sul piano puramente numerico, ha perso un match nonostante abbia fatto un game in più dell’avversario (21 a 20). Ma nel tennis, nonostante i matematici si ostinino, non tutti i punti sono uguali. Ma non è questo il cuore della discussione: la novità di oggi è Sinner tie-breaker, ed è un inedito perché, con l’invenzione di Jimmy Van Alen, il rosso altoatesino ha sempre avuto un rapporto complicato, quasi di amore e odio, un po’ fifty fifty.

Berrettini: “Sinner non ti fa respirare”

Pensate che, quattro anni fa, epoca Covid, dei sedici disputati ne vinse poco più della metà, nove. Poi, migliorando il livello, ne ha giocati di più (sebbene il suo obiettivo…

Parafrasando un detto di Wimbledon, secondo cui ogni fragola tira l’altra (insieme al Pimm’s, sia chiaro), possiamo dire che Jannik Sinner cancella un tabù dietro l’altro.

Il più recente è quello dell’altra sera: mai aveva vinto tre tie-break tutti insieme, nella stessa partita. Ne ha fatto le spese il povero Matteo Berrettini che, sul piano puramente numerico, ha perso un match nonostante abbia fatto un game in più dell’avversario (21 a 20). Ma nel tennis, nonostante i matematici si ostinino, non tutti i punti sono uguali. Ma non è questo il cuore della discussione: la novità di oggi è Sinner tie-breaker, ed è un inedito perché, con l’invenzione di Jimmy Van Alen, il rosso altoatesino ha sempre avuto un rapporto complicato, quasi di amore e odio, un po’ fifty fifty.

Berrettini: “Sinner non ti fa respirare”

Pensate che, quattro anni fa, epoca Covid, dei sedici disputati ne vinse poco più della metà, nove. Poi, migliorando il livello, ne ha giocati di più (sebbene il suo obiettivo fosse di non doverci arrivare, e incassare i set più rapidamente) e la percentuale di successo si è alzata fino all’attuale 62% in carriera. Ma l’altra sera ha sorpreso tutti, perché il pensiero comune vuole che il tie-break aiuti, se non addirittura favorisca, quelli che tengono meno il palleggio: un conto è strappare un semplice punto, un altro è un intero game. E dunque ne avrebbe dovuto beneficiare Berrettini cui però, per sua stessa ammissione, è venuto meno l’ossigeno «perché Jannik non te lo dà». Tradotto vuol dire che non gli ha dato tempo e chance.

I miglioramenti di Sinner

Ma parlavamo di tabù, e probabilmente vi chiederete quali siano gli altri. Ebbene, il gioco al volo: chi ha dimenticato alcuni smash ciccati clamorosamente in passato? Oggi possono essere considerate immagini in bianco e nero nel mondo a colori del numero uno del mondo: Sinner non impersona il manuale del volleatore, ma sbaglia sotto rete solo se i passanti sono realmente maligni. E, volendo andare ancora più a ritroso, l’altro tabù era quello di gestire il palleggio. Spieghiamo: il primo Sinner era un colpitore di rara violenza (Alcaraz dixit), poi ha compreso (o glielo hanno ben spiegato) che era un inutile spreco di energie continuare a cercare colpi vincenti, mentre è più produttivo effettuare colpi che mettono in difficoltà gli avversari. Ed ecco gli slice e gli spin, rotazioni a seconda dell’andamento del match e dell’avversario. «Ha sbagliato tre palle in tutto il match» ha protestato Berrettini. Non è vero, ma certifica cosa l’avversario percepisce.

Sinner, Kecmanovic al terzo turno di Wimbledon

Certo, riguardo al tie-break l’evoluzione è più psicologica che tecnica, e conferma quanto sia in fiducia Jannik. Se nel 2023 aveva chiuso al 58,06% di successi, in questa prima metà dell’anno è balzato al 68,75%. E c’è un altro dato interessante: è esattamente al 50% contro i Top 10, cioè contro i suoi diretti concorrenti. Non è un dato da poco, perché meglio di lui — tra quelli in attività — sono solo Djokovic (69,3), Nadal (64,1) e Alcaraz (63). Il top di questa speciale classifica è un tipo che risponde al nome di Bjorn Borg (71,1). Federer ha chiuso con 64,6. Oggi, contro Kecmanovic, Jannik è pronto a tutto: anche al tie-break.

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