Alcaraz trionfa a Wimbledon ma si inchina a Djokovic: “Non sono ancora come lui. Con Sinner rivalità fantastica”
dal nostro inviato Paolo RossiLONDRA — Cambio d’epoca? Wimbledon 2024 potrebbe averlo certificato. Il Carlos Alcaraz II sembra gettare il passato glorioso di Novak Djokovic dietro le spalle del serbo. Che lo conferma senza mezzi termini: «Sento di non essere al livello di Carlos, del migliore del mondo. A parte Jannik Sinner, ovviamente: entrambi sono i migliori quest’anno di gran lunga. Spero di trovare il tennis giusto perché avrò bisogno di tutto quello che ho e anche di più». L’accettazione della sconfitta, l’analisi di Djokovic è anche il racconto di questa clamorosa finale: «È un sapore amaro, mi ha davvero surclassato. Ero inferiore in campo, lui nettamente migliore. Ha giocato ogni singolo colpo meglio di me».
Alcaraz vince a Wimbledon in tre set
Carlos Alcaraz ha dettato la sua legge, da sceriffo della città. Il serbo ha cercato un riparo nella tempesta, si è rifiutato di curvarsi. Poi ha capito, si è stancato anche di inseguire vivendo una finale senza intimità. L’unico dubbio per il momento di uman…
LONDRA — Cambio d’epoca? Wimbledon 2024 potrebbe averlo certificato. Il Carlos Alcaraz II sembra gettare il passato glorioso di Novak Djokovic dietro le spalle del serbo. Che lo conferma senza mezzi termini: «Sento di non essere al livello di Carlos, del migliore del mondo. A parte Jannik Sinner, ovviamente: entrambi sono i migliori quest’anno di gran lunga. Spero di trovare il tennis giusto perché avrò bisogno di tutto quello che ho e anche di più». L’accettazione della sconfitta, l’analisi di Djokovic è anche il racconto di questa clamorosa finale: «È un sapore amaro, mi ha davvero surclassato. Ero inferiore in campo, lui nettamente migliore. Ha giocato ogni singolo colpo meglio di me».
Alcaraz vince a Wimbledon in tre set
Carlos Alcaraz ha dettato la sua legge, da sceriffo della città. Il serbo ha cercato un riparo nella tempesta, si è rifiutato di curvarsi. Poi ha capito, si è stancato anche di inseguire vivendo una finale senza intimità. L’unico dubbio per il momento di umanità che ha vissuto Alcaraz, avanti due set e 5-4 e al servizio: sul 40-0, quindi con tre championships point (come li chiamano a Wimbledon), ha realizzato cosa stava facendo e si è “soffocato”, come dicono i terapisti della mente, per qualche minuto. «Forse dovevo cercare di caricarmi, coinvolgere il pubblico. questo è successo, ma mi ha solo fatto andare avanti per un po’...» ha detto Djokovic, chiudendo la sua versione ottimisticamente, cos’altro potrebbe mai fare? «Ogni volta che metto piede su questo campo è come se fosse la prima volta. Sono un bambino che vive ancora una volta il mio sogno d’infanzia. A ogni modo: per avere davvero la possibilità di battere questi ragazzi negli Slam o alle Olimpiadi dovrò giocare molto meglio di oggi. Ci lavorerò, non è la prima volta. Ho avuto così tante esperienze diverse nel corso della mia carriera e, di fronte alle avversità, di solito mi rialzo, imparo e divento più forte. Ecco cosa farò».
Alcaraz: “Per me Djokovic è Superman”
L’incoronazione non sposta però il pensiero dello spagnolo, il più giovane ad aver vinto il Roland Garros e Wimbledon nello stesso anno, che mostra grande sportività. «Non sono ancora un campione come Novak, l’ho battuto ma per me è ancora come Superman. Spero alla fine della mia carriera di sedermi allo stesso tavolo dei grandi. Questo è il mio obiettivo, e finora è stato un viaggio incredibile». Le idee sono chiare, chiarissime: «Voglio davvero continuare a migliorare, a crescere, a vincere. Non so qual è il mio limite».
Alcaraz: “Io e Sinner facciamo bene al tennis”
È un fatto che la meglio gioventù ha preso comunque il potere. «Essere lì con Jannik in cima alla classifica, vincere gli Slam... penso sia positivo per il tennis avere volti nuovi che vincono grandi cose e si battono per i grandi tornei. Sono davvero contento di averlo lì. Come ho detto molte volte, abbiamo una rivalità davvero forte, come giovani giocatori che stanno emergendo, che lottano per queste cose. Penso che sia fantastico per lo sport, per il tennis e per i giocatori».
L’era di Alcaraz e Sinner
La sudditanza psicologica verso il re degli Slam è finita. Alcaraz, agli spagnoli, lo aveva già rivelato in confidenza: «Credo in me stesso, credo nel livello cui sto giocando, credo che vincerò». Non era spavalderia, solo la consapevolezza di essere cresciuto. Benvenuti in un’altra epoca, quella di Carlos e Jannik.