Nadal e l’ultimo omaggio del Roland Garros al suo re. Djokovic vince rispettando un pezzo di storia del tennis
dal nostro inviato Giuliano FoschiniPARIGI — Non succederà più. Rafael Nadal e Novak Djokovic si sono incontrati forse per l’ultima volta nella loro carriera. La sessantesima. Alle Olimpiadi di Parigi, sul campo centrale del Roland Garros, si poteva forse scriverla meglio di così? Ha vinto Novak, che ora è davanti 31 a 29 ma questo non conta, perché non conta vincere di più per essere il migliore. Non conta perché non succederà più nella storia del tennis che in campo scendano due giocatori che insieme hanno vinto 46 (Nole 24, Rafa 22) tornei dello Slam, più di tutti gli altri tennisti messi insieme. In due, molto più di tutti gli altri.
Djokovic e Nadal, storia del tennis
"Molto più di tutto", però, è ogni cosa andata in scena sul campo centrale del Roland Garros in una sfida che non appartiene più né al tennis né allo sport, ma è un patrimonio collettivo, qualcosa da con…
PARIGI — Non succederà più. Rafael Nadal e Novak Djokovic si sono incontrati forse per l’ultima volta nella loro carriera. La sessantesima. Alle Olimpiadi di Parigi, sul campo centrale del Roland Garros, si poteva forse scriverla meglio di così? Ha vinto Novak, che ora è davanti 31 a 29 ma questo non conta, perché non conta vincere di più per essere il migliore. Non conta perché non succederà più nella storia del tennis che in campo scendano due giocatori che insieme hanno vinto 46 (Nole 24, Rafa 22) tornei dello Slam, più di tutti gli altri tennisti messi insieme. In due, molto più di tutti gli altri.
Djokovic e Nadal, storia del tennis
"Molto più di tutto", però, è ogni cosa andata in scena sul campo centrale del Roland Garros in una sfida che non appartiene più né al tennis né allo sport, ma è un patrimonio collettivo, qualcosa da conservare e raccontare nei musei: Nadal-Djokovic è poesia ed è politica, chi sta con uno non può stare con l’altro. È come Fisher-Spasskij, Maradona-Pelé o Alì-Frazier, è storia, letteratura. Di questa partita hanno studiato la fisica (l’altezza) e qualsiasi innamorato del tennis ne conosce la chimica. Ne hanno analizzato l’algebra (chi ha fatto più punti, Djokovic, chi giocato più vincenti, Rafa) e disegnato la geometria. È la sfida delle sfide, dove l’avversario è l’altro ma è anche l’uno: il tennis, si sa, è lo sport del diavolo e allora torna buona quella bellissima novella degli scacchi di Stefan Zweig in cui il protagonista da prigioniero comincia a giocare a scacchi da solo, facendo entrambi i giocatori, come a dire che in questi anni il primo avversario di Nadal è stato Rafa, e quello di Djokovic Nole. Per spiegarla a un bambino questa partita si dovrebbe dire: è Godzilla contro Kong, un Velociraptor contro un T-Rex, e non certo perché sono dinosauri, perché non c’è niente ancora di più moderno del tennis di questi due, “quella sorta di dinamo umana, un’irradiazione di forze sottili” la definì Gianni Clerici.
Nadal in balìa di Djokovic
La dinamo di Nadal è un po’ azzoppata, è vero, all’inizio ha fatto quasi tenerezza perché macinava lento, corta, come non mai. 1-0, 2, 3, 4, Nadal che applaude dopo un rovescio incrociato vincente di Nole, Nole che cancella con il piede il segno di una palla buona, chiamata fuori dal giudice di sedia. Potrebbe sembrare malinconico, ma non lo è, il boato vincente del pubblico: una palla corta di Nole, una corsa in avanti, un incrociato fintato, un lungolinea vincente di polso tirato di Rafa. I colpi di Rafa hanno perso intensità ma lui resta sempre lo stesso. Sistema minuziosamente l’asciugamano al cambio di campo. Ripete meccanicamente ogni gesto: pulisce le righe con le scarpe, conta i passi, sistema gli slip dentro il pantaloncino. (Rafael Nadal ha vinto il suo primo torneo da professionista, un challenger, in Italia, a Barletta. Era il 2003, plasticamente si intravedeva un campione nonostante avesse appena 16 anni. E si vedevano anche queste suoi ossessioni. Il pubblico italiano lo adottò presto. E un signore, dagli spalti, durante i quarti di finale gli porse una busta: “Vendo mutande, ho visto ieri che quelle che hai ti danno fastidio, te le tocchi sempre. Usa queste che sono le migliori”. Rafa sorrise. E ha continuato a toccarsi gli slip per i 21 anni successivi).
Djokovic superiore
Nadal, si diceva, resta Nadal. E Djokovic rimane Djokovic. Punto dopo punto, macchina perfetta, nessuna pietà (dunque grande rispetto: nello sport funziona così) per l’avversario ammaccato, riesce persino a litigare con il pubblico facendo finta di non capire che il Centrale non tifava contro di lui ma per il suo avversario. Finisce il primo set: 6-1.Tornerà Nadal? “Abbiamo visto spesso il fuoco da un vulcano considerato troppo vecchio” dice un giornalista spagnolo. Il vulcano ancora dorme. In campo i punti li segna soltanto Djokovisc. Siamo 6-1 4-0, cavolo sei Nadal, sei il re del Roland Garros, sei un supereroe, strappati quella maglietta rossa che ti stringe i pettorali, comincia a tirare quei top spin imprendibili, gonfia i muscoli, magari diventa tutto verde, ma ora vinci. E infatti, 4-1, 4-2, 4-3, smasha Djokovic, il punto è chiuso, anzi no, Nadal salta, la rimette, volèe di Nole, Rafa lo passa! Punto, 4-4, pubblico in delirio, ecco Rafa si sta trasformando, ora strappa la maglietta. E no. Invece no. Nadal è molto più di un supereroe. È un campione. Forse il più grande campione. E quindi nella sua carriera ha vinto tantissimo. Ma soprattutto ha perso. E non ha mai creduto ai miracoli. Al massimo, ha provato a farli. (Per esempio: chissà se davvero non succederà più).