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Vavassori fuori con Errani nel doppio misto di tennis: “Non c’è cultura della sconfitta, se non vinci non sei un fallito”

Andrea Vavassori e Sara Errani (reuters)

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Le parole dell’azzurro dopo il ko nei quarti: “Ha ragione Benedetta Pilato, la nostra è una generazione schiacciata dalle critiche sui social”
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La verità è che non sappiamo perdere. “Ha regione Benedetta Pilato: in Italia non c’è una cultura della sconfitta”. Piove all’improvviso su Parigi, nonostante faccia un caldo italiano. Andrea Vavassori, tennista, 29 anni di Torino, ragazzo di poche parole, gregario di lusso (è uno dei migliori doppisti al mondo) che si è trovato improvvisamente protagonista (ha preso il posto di Sinner, anche in singolare, dopo il suo ritiro), ha appena sbagliato un dritto facile che ha consentito alla coppia olandese Schuurs-Koolhof di vincere, dopo aver annullato un match point. E ha costretto alla sconfitta lui e Sara Errani, sua compagna nel misto: niente medaglia, peccato perché si poteva fare.

Vavassori: “Ho perso ma sono il più felice del mondo”

“Sono dispiaciuto per aver perso. Ma sono felice per essere stato qui, anzi: sono il più felice del mondo. Poi, certo, avrei preferito vincere. Ma sono felice nonostante abbia perso. Un anno fa non ci avrei nemmeno creduto se mi avessero detto che …

La verità è che non sappiamo perdere. “Ha regione Benedetta Pilato: in Italia non c’è una cultura della sconfitta”. Piove all’improvviso su Parigi, nonostante faccia un caldo italiano. Andrea Vavassori, tennista, 29 anni di Torino, ragazzo di poche parole, gregario di lusso (è uno dei migliori doppisti al mondo) che si è trovato improvvisamente protagonista (ha preso il posto di Sinner, anche in singolare, dopo il suo ritiro), ha appena sbagliato un dritto facile che ha consentito alla coppia olandese Schuurs-Koolhof di vincere, dopo aver annullato un match point. E ha costretto alla sconfitta lui e Sara Errani, sua compagna nel misto: niente medaglia, peccato perché si poteva fare.

Vavassori: “Ho perso ma sono il più felice del mondo”

“Sono dispiaciuto per aver perso. Ma sono felice per essere stato qui, anzi: sono il più felice del mondo. Poi, certo, avrei preferito vincere. Ma sono felice nonostante abbia perso. Un anno fa non ci avrei nemmeno creduto se mi avessero detto che avrei potuto giocare tre competizioni alle Olimpiadi. E non ci sono arrivato per caso. Nessuno di noi è arrivato qui per caso, e non parlo chiaramente soltanto del tennis: lungo il percorso di ciascun atleta che è in gara alle Olimpiadi ci sono sofferenze, rinunce, sacrifici, gioie certe. Ciascuno di noi ha vinto tanto. E perso moltissimo. Smettetela di dire che chi non vince le medaglie è un fallito”.

I dritti tirati per arrivare a Parigi

È arrabbiato, Andrea? “Per come sono fatto quel dritto lo rivedrò a ripetizione. Ma quel dritto non significa niente: per arrivare fin qui ho tirato migliaia di dritti in vita mia, oggi ne ho sbagliato uno. Mi dispiace, pazienza. Ma vado avanti. Nessuno ha mai creduto in me, fin da quando ero piccolo. Nello sport contano i dettagli: agli Australian Open, quando questa stagione meravigliosa è cominciata, io e Simone Bolelli avevamo praticamente perso al primo turno. È girato un momento, siamo arrivati in finale e poi, eccomi qui. Ma non è un caso: fatico, fatichiamo da sempre, ma non è possibile pensare allo sport come un posto dove c’è un vincente e un perdente che si deve mettere un cappio al collo, un fallito. Chi vince oggi può perdere domani. Chi perde oggi, vincerà domani. Benedetta è arrivata quarta, è la quarta ranista più forte al mondo. Non ha preso il bronzo? Peccato. Ha 19 anni, ci proverà alle prossime Olimpiadi e poi quelle dopo ancora. Smettetela, davvero smettetela”.

Il rapporto con i social

Ancora: “La nostra è una generazione schiacciata dalle critiche. Se ora accendo il telefono ci trovo scritto qualsiasi cosa: io me ne frego, ma quanti invece ci stanno male? Soffrono? Prima dovevi entrare in un bar per sentirli. Ora ti seguono 24 ore su 24. Non è giusto, non è normale. Io non ci sto più, non mi va bene”. Cosa le è piaciuto di più di queste Olimpiadi, Andrea? “I cinque cerchi, lì, sul fondo del campo”. Vorrebbe continuare a parlare. Ma si ferma, per piangere un po’.

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