Errani e Paolini trionfano nel doppio: primo oro nella storia del tennis italiano alle Olimpiadi
dal nostro inviato Giuliano FoschiniPARIGI – Ride il cielo sopra Parigi. Perché ridono Sara Errani e Jasmine Paolini, medaglia d’oro in doppio alle Olimpiadi di Parigi, la prima nella storia del tennis italiano. Vincono al termine di una finale e di una settimana bellissima ma piena di accidenti dove l’allegria è stato il vero segreto della vittoria. «Dopo aver perso il primo set ho detto a Jasmine: rilassati, ridi come sai fare soltanto tu. Sapevo quello che dicevo perché in questi mesi insieme è come se Jasmine mi avesse allenato alla gioia», racconta Sara Errani stringendo la sua medaglia, «con cui dormirò di notte per qualche giorno: era un sogno, forse anche un’ossessione». Non è carino dirlo a una signora ma Sara è la più anziana vincitrice di un’Olimpiade nel tennis recente: è più grande di un mese di Djokovic e di Matthew Ebden, uno degli australiani che ha trionfato nel doppio. Questi sono stati i Giochi della classe 1987. Ieri le due avversarie di Errani e Paolini, Andreeva e Shnaider (russe, dunque senza band…
PARIGI – Ride il cielo sopra Parigi. Perché ridono Sara Errani e Jasmine Paolini, medaglia d’oro in doppio alle Olimpiadi di Parigi, la prima nella storia del tennis italiano. Vincono al termine di una finale e di una settimana bellissima ma piena di accidenti dove l’allegria è stato il vero segreto della vittoria. «Dopo aver perso il primo set ho detto a Jasmine: rilassati, ridi come sai fare soltanto tu. Sapevo quello che dicevo perché in questi mesi insieme è come se Jasmine mi avesse allenato alla gioia», racconta Sara Errani stringendo la sua medaglia, «con cui dormirò di notte per qualche giorno: era un sogno, forse anche un’ossessione». Non è carino dirlo a una signora ma Sara è la più anziana vincitrice di un’Olimpiade nel tennis recente: è più grande di un mese di Djokovic e di Matthew Ebden, uno degli australiani che ha trionfato nel doppio. Questi sono stati i Giochi della classe 1987. Ieri le due avversarie di Errani e Paolini, Andreeva e Shnaider (russe, dunque senza bandiera, numero 23 e 24 al mondo,) insieme facevano gli anni della Errani: 17 Andreeva, 20 Shnaider, 37 Errani.
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Decisivo il super tie-break
Hanno vinto 10-7 al super tie break del terzo set dopo aver perso malissimo il primo. «Io ero come impallata» dice Paolini che quest’anno aveva giocato e perso le due finali più importanti della sua carriera, qui al Roland Garros e poi a Wimbledon, e alle Olimpiadi c’era arrivata con gioia certo, ma soprattutto portata a spinta da Sara. Tutto, appunto, era nato con un sorriso. «Un anno e due mesi fa, durante il Roland Garros. Al ristorante mi ha detto: “Ti va di giocare insieme e proviamo a qualificarci per le Olimpiadi?” E io: “Ci penso” e giù a ridere».
Una medaglia attesa 100 anni
In realtà è stato subito un sì: felice anche il coach di Jasmine, Renzo Furlan, che da giocatore andò a un passo da poter prendere una medaglia alle Olimpiadi (Atlanta 1996, perse ai quarti di finale contro l’indiano Leander Paes, che poi vinse il bronzo) e invece abbiamo dovuto aspettare cento anni, dal 1924 a oggi, per vincerne non una ma due, oro le ragazze del sorriso e bronzo Lorenzo Musetti. Sara Errani è entrata nella storia del tennis con questa medaglia: è nel circolo dei pochissimi che hanno vinto tutti gli slam (in doppio) e le Olimpiadi. La sua, in realtà, è una delle storie più significative di questi Giochi. Errani tecnicamente è una risorta: era una delle “Chichi”, l’invincibile coppia di doppio formata con Roberta Vinci. Sara remava dal fondo del campo e Roberta pennellava a rete. Tra il 2012 e il 2014 vincono cinque slam, “ma perdiamo ai quarti alle Olimpiadi di Rio: piango per due giorni” racconta Errani.
Il ritorno di Sara Errani e la polemic di Binaghi
Le Chichi finiscono così e sembra finire anche Sara che viene travolta anche da una brutta vicenda di doping: lei si difende parlando di un errore, un farmaco antitumorale della madre finito – ha sempre giurato la Errani - nel cibo, “il doping del tortellino” - ma viene comunque squalificata. «In quei momenti mi hanno abbandonato in molti, ma il tennis e la mia famiglia sono restati accanto a me» ricorda. Interviene il presidente della Federtennis, Angelo Binaghi. «Lo sport è galantuomo, anche il tennis, che ha reso a Sara Errani quello che qualcuno le aveva tolto malauguratamente» dice in polemica con l’agenzia antidoping italiana. «Noi siamo come elefanti, non ci dimentichiamo niente, nel bene e nel male».
La stretta di mano ‘storica’ tra Binaghi e Malagò
Binaghi ieri in tribuna era accanto a Giovanni Malagò, il presidente del Coni: sono i due carissimi nemici dello sport italiano, al momento della vittoria si sono stretti la mano. Un evento. «Mi si è avvicinato lui» dice Binaghi, « e mi fa piacere ma spero che ora renda pubblicamente merito al tennis: con un oro e un bronzo l’Italia è stata la migliore nazione nel tennis». Errani: «Dopo la qualifica avrei potuto anche lasciare ma, invece, non ci ho pensato un attimo. Il tennis è la mia vita. Ho sofferto, faticato, ho ripreso a giocare nei tornei minori. Ho giocato intere partite battendo da sotto perché avevo problemi alla spalla. Mi dicevano fossi pazza. E invece…”. Errani accarezza la medaglia. Nell’Olimpiade ha battuto spesso con il dritto, come in quei tornei sui campi di provincia: lo ha fatto anche ieri in finale, sorprendendo le avversarie. Poi ha guardato Jasmine. E hanno preso a ridere.
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