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Sinner in finale agli Us Open, giocherà contro Fritz. Draper battuto in tre set. Jannik abbatte un altro muro del tennis italiano

Jannik Sinner (afp)

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È il primo azzurro a raggiungere l’ultimo atto dello Slam newyorkese nel singolare maschile
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NEW YORK — Tutto è bene quel che finisce bene, Jannik Sinner raggiunge la sua seconda finale Slam superando in tre ore e tre minuti e tre set (7-5, 7-6, 6-2) Jack Draper. Ma viene da pensare che certe volte il conoscersi troppo non aiuti la causa. Lo Jannik Sinner che conosciamo, quello che non perde un derby contro un altro italiano nemmeno se lo spingi fuori dal campo, a tratti ha sofferto come un cane contro il britannico suo amico e coetaneo. Il quale avrà anche ricevuto le dritte ispirate del coach James Trotman, che chissà in quale tela astratta (è amante dell’arte) ha immaginato di ingabbiare l’altoatesino con consigli del tipo «Cerca i punti più corti. Non è facile, ma devi farlo», ma di sicuro ha ricevuto anche un robustissimo aiuto dal n. 1 del mondo, mai visto così falloso.

Sarà Taylor Fritz ad affrontare domenica Sinner alle 20 ora italiana nella finale degli Us Open: nel derby Usa contro Frances Tiafoe, il 26enne di San Diego si è imposto in 5 set, 4-6, 7-5, 4-6, 6-4, 6-…

NEW YORK — Tutto è bene quel che finisce bene, Jannik Sinner raggiunge la sua seconda finale Slam superando in tre ore e tre minuti e tre set (7-5, 7-6, 6-2) Jack Draper. Ma viene da pensare che certe volte il conoscersi troppo non aiuti la causa. Lo Jannik Sinner che conosciamo, quello che non perde un derby contro un altro italiano nemmeno se lo spingi fuori dal campo, a tratti ha sofferto come un cane contro il britannico suo amico e coetaneo. Il quale avrà anche ricevuto le dritte ispirate del coach James Trotman, che chissà in quale tela astratta (è amante dell’arte) ha immaginato di ingabbiare l’altoatesino con consigli del tipo «Cerca i punti più corti. Non è facile, ma devi farlo», ma di sicuro ha ricevuto anche un robustissimo aiuto dal n. 1 del mondo, mai visto così falloso.

Sarà Taylor Fritz ad affrontare domenica Sinner alle 20 ora italiana nella finale degli Us Open: nel derby Usa contro Frances Tiafoe, il 26enne di San Diego si è imposto in 5 set, 4-6, 7-5, 4-6, 6-4, 6-1.

Sinner e Draper, amici contro

Per fortuna Jannik Sinner è stato superiore anche a tutto ciò e poi, di fronte a una finale agli Us Open, non c’è amicizia che tenga. Anche perché è la prima nella storia per un tennista italiano nel singolare. Vade retro, caro Jack, ci scriveremo e ci vedremo in momenti più belli, giocheremo in doppio di nuovo e socializzeremo quando il destino non ci costringerà a sfidarci in questi duelli fisici. Talmente fisici da vedere in diretta mondovisione i conati di Draper, poi puliti dallo stesso in qualche maniera con l’asciugamano, perfino su di sé. E pensare che poi, curiosamente, i due ragazzi sono stati soccorsi contemporaneamente dai fisioterapisti: Sinner per la verifica del polso sinistro dopo una scivolata, Draper per i suddetti problemi di stomaco. Anche questa una scena inedita nello Slam.

Draper da applausi agli Us Open

Non aveva perso un set, Draper, prima di affrontare Sinner. La sua striscia si è fermata a quindici, e Neale Fraser avrà festeggiato: lui, l’australiano, è l’ultimo ad aver trionfato a New York senza smarrire nemmeno un set: era il 1960. Certo, non si può dire che il mancino del Surrey non ci abbia provato, comunque. E c’è stato quello scambio, sul 5-5 e parità, nel quale Sinner si è avventurato a rete e, dopo una sua prima volée non definitiva, Draper gli ha sparato sul corpo — ricordandosi forse dei tempi juniores nei quali Jannik non era tra i migliori — ma ha ciccato malamente, spedendo la palla praticamente nella tribuna opposta. Per quanto Draper si sia sforzato, e per quanto abbia mostrato con i suoi colpi molto effettati di mettere in difficoltà l’azzurro, la sensazione è che quando il livello si è alzato, Sinner è stato nettamente superiore. E i numerosi doppi falli (alla fine in doppia cifra) hanno confermano la tensione di Draper, che si è consegnato sfinito e prosciugato al suo amico italiano.

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