Sinner, la sentenza a febbraio. La Wada ha scelto di vincere comunque
di
Paolo Rossi
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L’antidoping mondiale ha chiesto da uno a due anni di squalifica per il tennista italiano per riversare sui giudici il peso della decisione e poter sbandierare la sua severità verso tutti, anche il n.1 al mondo
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Altri quattro mesi, come minimo, di tennis giocato portando la croce. Così vivrà il suo futuro prossimo il numero uno del mondo Jannik Sinner. Questo il suo programma autunno inverno: sarà il protagoniste delle Atp Finals di Torino, difenderà la Coppa Davis a Malaga, trascorrerà il Natale in famiglia e a gennaio difenderà gli Australian Open, ma sempre con questa spada di Damocle sulla testa: il giudizio arbitrale sollecitato dall’appello dellaWada.
Il protocollo
L’Agenzia mondiale antidoping, di sabato (dettaglio da non trascurare), ha voluto rendere pubblico il ricorso, depositato giovedì 26 settembre, con comunicazione per conoscenza alla parte avversa. Ora la palla passa al Tas di Losanna (Tribunale arbitrale dello sport, noto anche come Cas, acronimo di Court of Arbitration for Sport), organismo giudiziario con sede a Losanna che dal 2009 è la Cassazione internazionale per vicende di doping.
Altri quattro mesi, come minimo, di tennis giocato portando la croce. Così vivrà il suo futuro prossimo il numero uno del mondo Jannik Sinner. Questo il suo programma autunno inverno: sarà il protagoniste delle Atp Finals di Torino, difenderà la Coppa Davis a Malaga, trascorrerà il Natale in famiglia e a gennaio difenderà gli Australian Open, ma sempre con questa spada di Damocle sulla testa: il giudizio arbitrale sollecitato dall’appello dellaWada.
Il protocollo
L’Agenzia mondiale antidoping, di sabato (dettaglio da non trascurare), ha voluto rendere pubblico il ricorso, depositato giovedì 26 settembre, con comunicazione per conoscenza alla parte avversa. Ora la palla passa al Tas di Losanna (Tribunale arbitrale dello sport, noto anche come Cas, acronimo di Court of Arbitration for Sport), organismo giudiziario con sede a Losanna che dal 2009 è la Cassazione internazionale per vicende di doping.
Non si avrà un verdetto prima del 2025. Verosimilmente a febbraio. Dunque, se condannato (la richiesta è da uno a due anni), sarà il 2025 a rischio, ma Sinner potrà difendere il suo primo titolo Slam, gli Australian Open. Perché l’iter prevede che arrivino le carte in Svizzera, in primis. E che poi venga formato il collegio di tre arbitri: il Tas ne sceglierà uno, così come la Wada e i legali di Jannik Sinner. Attenzione, non possono essere professionisti esterni, ma devono essere nell’elenco del Tribunale, che ne conta 300, fra giuristi e avvocati, da oltre 80 Paesi diversi, con differenti background legali, tutti nominati per un periodo (rinnovabile) di quattro anni.
Come sappiamo, la vicenda è iniziata il 3 marzo, quando il tennista ricevette un trattamento di Giacomo Naldi, il suo fisioterapista. Sinner notò la fasciatura al dito e gli chiese se avesse preso qualche farmaco per la ferita. “No” rispose il fisio. Il giorno 10 marzo, a Indian Wells, ci fu il controllo antidoping, con la risultanza degli 86 picogrammi di Clostebol. Una settimana dopo, a Miami, i picogrammi erano 76 a un secondo test. Il 4 aprile viene informato Sinner, che impugna la sospensione, con successo. Il 30 maggio è iniziato l’iter processuale. Acclarata l’involontarietà (da tre direttori dei laboratori accreditati Wada) l’accusa si è concentrata sulla responsabilità per negligenza.
Sinner aveva sottolineato come pretendeva che il suo team rispettasse le norme antidoping, mettendolo nero su bianco addirittura nel contratto, con la richiesta del pieno rispetto delle regole. L’Itia lo ha assolto, ritenendo che avesse esercitato la massima cautela e fatto tutto il possibile per evitare una positività. Il Tribunale ha ritenuto che il giocatore poteva avvalersi del “pieno sollievo” previsto dall’articolo 10.5 del Tadp (Tennis Anti-Doping Program).
Dopo l’assoluzione, e la relativa divulgazione della notizia, sono scoppiate polemiche e discussioni, con richieste di intervento da parte di Wada o Nado Italia (l’antidoping italiano). Quest’ultima non ha ritenuto di dover intervenire, mentre Wada — come detto — lo ha fatto tre giorni fa, prendendosi fino all’ultimo giorno per scegliere la sua strategia, trovandosi al centro di una polemica, con gli interventisti che volevano una presa di posizione contro la sentenza assolutoria di Sinner e, dall’altro , il fronte di chi ricordava il silenzio dell’agenzia sul caso dei 23 nuotatori cinesi, positivi alla trimetazidina, giustificati dalla Chinada (l’antidoping di Pechino): qui il ricorso Wada non c’è stato. Ma molti si aspettavano l’appello, motivandolo politicamente: se accolto, la Wada avrà il colpevole da sanzionare. Altrimenti, potrà comunque trincerarsi dietro un “ci abbiamo provato” e riversando sul Tas la responsabilità di un’assoluzione definitiva di Sinner.
Jannik Sinner agli Atp di Pechino, dopo la vittoria il bacio verso il cielo per la zia Margith
Lo scenario
Tre giudici, un verdetto. Cercheranno l’unanimità, come da consuetudine, nonostante due siano di parte: vedremo quale interpretazione delle norme prevarrà.