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Da Djokovic a Sinner, il momento perfetto in cui il tempo volta pagina

Novak Djokovic e Jannik Sinner (afp)

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C’è sempre nello sport un incontro in cui tutto cambia e inizia una nuova dinastia. Come è successo nella finale del torneo di Shanghai
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Lo vedi, lo senti, lo intuisci. È qualcosa di profondo, molto più di una partita. È il tempo che volta pagina, che cambia campo, che sceglie un altro braccio. Perché lui vuoi volare, è disposto a tradire, in cerca di freschezza. Non è solo il punteggio e non è solo una sensazione. È che ti guardi nello specchio e quello ti restituisce l’immagine dell’altro. Forse i contorni sono uguali, ma il volto non è più il tuo, non sei più tu il più forte del reame. Dentro c’è Sinner, 23 anni, fuori ci sei tu, Djokovic, 37. È l’inizio di una nuova era geologica, non c’entrano i confronti diretti (4-4), non c’entra la bravura (che resta), è che la foresta non è più tua. Non metti più paura, l’altro mette i piedi nelle tue orme, non le trova più così grandi, anzi le cancella, le copre con la sua impronta. Se ne sbatte anche dei tuoi temporali, ci sguazza dentro, gioca con i tuoi fulmini, sono solo cerini. Non ti resta che dire: “In lui rivedo qualcosa di me, soffoca gli avversari”. Questo non signi…

Lo vedi, lo senti, lo intuisci. È qualcosa di profondo, molto più di una partita. È il tempo che volta pagina, che cambia campo, che sceglie un altro braccio. Perché lui vuoi volare, è disposto a tradire, in cerca di freschezza. Non è solo il punteggio e non è solo una sensazione. È che ti guardi nello specchio e quello ti restituisce l’immagine dell’altro. Forse i contorni sono uguali, ma il volto non è più il tuo, non sei più tu il più forte del reame. Dentro c’è Sinner, 23 anni, fuori ci sei tu, Djokovic, 37. È l’inizio di una nuova era geologica, non c’entrano i confronti diretti (4-4), non c’entra la bravura (che resta), è che la foresta non è più tua. Non metti più paura, l’altro mette i piedi nelle tue orme, non le trova più così grandi, anzi le cancella, le copre con la sua impronta. Se ne sbatte anche dei tuoi temporali, ci sguazza dentro, gioca con i tuoi fulmini, sono solo cerini. Non ti resta che dire: “In lui rivedo qualcosa di me, soffoca gli avversari”. Questo non significa che non vincerai più, ma che l’altro ormai ti ha preso il tempo (e il ritmo) e che ai tuoi sganassoni risponde con più violenza. Soprattutto con più lucidità e ti inchioda al passato: c’eri una volta, oggi ci sono io. Questo dice il Masters di Shanghai.

Borg e McEnroe dopo la finale di Wimbledon del 1980 

Wimbledon 1980, la finale Borg-McEnroe

Due vite, una svolta, verrebbe da pensare. C’è sempre nello sport un incrocio, una gara, un incontro in cui tutto cambia. Perché in gioco non c’è solo il titolo, ma il diritto ad avere il regno, a iniziare una dinastia. La tua. Tutti ricordano il 5 luglio 1980, finale di Wimbledon, Borg-McEnroe. Il prigioniero Nelson Mandela in Sudafrica riuscì a convincere le sue guardie a Robben Island a procurargli una radio così da poter ascoltare la cronaca, Andy Warhol a New York si alzò presto nella casa di sua madre, sulla 66esima, per non perdersi la diretta. Sapevano che lì si giocavano non solo colpi. Il tie-break fu memorabile, durò 22 minuti. Sul 18-16 Borg sprecò 6 match-point e precipitò. Sul punteggio di 2-2 controllò le racchette e tornò in campo come se niente fosse. Vinse il set finale 8-6. Quando chiuse la cerniera della borsa abbozzò un sorriso triste e mormorò una parola in svedese. “Incredibile”. L’anno dopo giocò la finale degli Us Open, sempre con McEnroe, ma perse, tornò negli spogliatoi, prese la sua roba, s’infilò in un taxi, uscì dal campo, dal tennis, dalla storia. A 25 anni diede le spalle a tutto. Il suo fuoco si era spento. “Mi sono accorto che non mi importava più di perdere, e non era nel mio stile”.

Eddy Merckx e Bernard Thevenet nel Tour de France del 1975 

Il Tour del 1975, Merckx cede a Thévenet

I vecchi leoni cadono senza preavviso, corrono, ma non abbastanza da stare davanti. A chiudere l’era del belga Eddy Merckx è il francese Bernard Thévenet al Tour de France del 1975. Eddy aveva conquistato l’anno prima il suo quinto successo alla Grande Boucle ed era il grande favorito. Ma Thévenet nell’ultima salita della 15ª tappa Nizza-Pra Loup lo raggiunge, lo supera, strappandogli la 111ª maglia gialla della sua carriera. Merckx aveva 30 anni, arrivò secondo a Parigi e non vestì più il giallo. Si ritirò nel 1978. Thévenet aveva 27 anni, e vinse quel Tour e quello del ’77.

Armand Duplantis e Renaud Lavillenie agli Europei di atletica del 2018 

La sfida Lavillenie-Duplantis nel salto con l'asta

Europei di atletica di Berlino 2018. Il primatista del mondo del salto con l’asta e il dominatore della specialità è il francese Renaud Lavillenie, 31 anni, è lui che ha superato lo zar Bubka che lo ha nominato suo erede, però c’è un ragazzo svedese Mondo Duplantis che a 18 anni salta come grillo, vince il titolo, e non la smette più di fare record (finora siamo a 10) e di scalare il cielo. Adieu, Lavillenie, c’è un nuovo Mondo che non è più il tuo, grazie, accomodati e magari reggi il mantello.

Federer e Sampras a Wimbledon 2001 

Wimbledon 2001, Federer chiude l’era Sampras

Ottavi di Wimbledon 2001, nuovo millennio, la partita in cui Roger diventò Federer, quella del regicidio, nella città che onora la monarchia. C’è questo ragazzino svizzero, 19enne contro il greco d’America, Pete Sampras, 30 anni, grande sovrano degli Anni Novanta. “Non si sa mai come un giovane è capace di gestire i grandi momenti”, anticipa Paul Annacone, coach di Sampras. Già, Federer è al suo esordio sul campo centrale, le mani sono ghiacciate. Però si sbrinano. Roger in 5 set e in 3 ore e 41 minuti chiude l’era Sampras che aveva vinto 7 Wimbledon e che su quell’erba non aveva mai ceduto il quinto set. Bye, bye, Pete the Pistol, il servizio più veloce del tennis. Sampras si ritirerà a 31 anni. “So cosa ci vuole per essere competitivi sette giorni la settimana e io al momento non sono proprio lì con la testa”.

Lo sport è così: ti misura. E tu che prima avevi paura del buio inizi a vederci benissimo anche di notte. L’affanno del vecchio re non è il tuo, tu respiri benissimo, anzi si potrebbe andare più forte?

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