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Sinner asso pigliatutto: a Shanghai Djokovic gli ha ceduto il futuro

La stretta di mano tra Djokovic e Sinner dopo la finale a Shanghai (afp)

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La vittoria del numero 1 del mondo in Cina assomiglia a un passaggio di consegne
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Il presente è oggi. Ma quale futuro da attendere. Jannik Sinner è il padrone del tennis, totale. Oggi. Novak Djokovic si è inchinato, fermo ai suoi 99 tornei: «Mi somiglia tanto, ricorda me stesso». L’incoronazione totale, la fine di un’epoca sotto lo sguardo di Roger Federer e di Carlos Alcaraz con il suo coach Ferrero, sulla scia del ritiro di Rafa Nadal solo pochi giorni fa. A conferma che i tennisti avvertono suoni e odori, scrutano l’aura degli spettatori, scoprono stimoli, realizzano rivoluzioni. Jannik Sinner ha ricordato a Shanghai che lui, per prendersi il tennis, non ha avuto l’assist del Covid e le assenze no Vax di Djokovic che avevano proiettato Alcaraz e Medvedev sul trono per brevi interregni. Stavolta il cambio della guardia è definitivo.

La ricerca costante del miglioramento

«Mi sento come se fisicamente fossi pronto a giocare per un periodo di tempo più lungo, al più alto livello possibile. Anche mentalmente sono pronto ad accettare ogni situazione difficile in …

Il presente è oggi. Ma quale futuro da attendere. Jannik Sinner è il padrone del tennis, totale. Oggi. Novak Djokovic si è inchinato, fermo ai suoi 99 tornei: «Mi somiglia tanto, ricorda me stesso». L’incoronazione totale, la fine di un’epoca sotto lo sguardo di Roger Federer e di Carlos Alcaraz con il suo coach Ferrero, sulla scia del ritiro di Rafa Nadal solo pochi giorni fa. A conferma che i tennisti avvertono suoni e odori, scrutano l’aura degli spettatori, scoprono stimoli, realizzano rivoluzioni. Jannik Sinner ha ricordato a Shanghai che lui, per prendersi il tennis, non ha avuto l’assist del Covid e le assenze no Vax di Djokovic che avevano proiettato Alcaraz e Medvedev sul trono per brevi interregni. Stavolta il cambio della guardia è definitivo.

La ricerca costante del miglioramento

«Mi sento come se fisicamente fossi pronto a giocare per un periodo di tempo più lungo, al più alto livello possibile. Anche mentalmente sono pronto ad accettare ogni situazione difficile in campo, e penso che sia il passo più grande che ho fatto. Cerco di rimanere il più calmo possibile, di continuare a lavorare sodo, a prescindere dalla buona o brutta settimana, cercando solo di migliorare ogni giorno».

Il manifesto di Sinner

Questo è il manifesto di Jannik Sinner, il suo mantra. Un ragazzo di 23 anni che è dovuto diventato uomo prima del previsto, che sopporta pesi inaspettati: «Vorrei non essere nella posizione in cui mi trovo in questo momento fuori dal campo, giocare più liberamente, cercare anche di godermela un po’ di più». A febbraio il Tas deciderà sul ricorso della Wada, l’agenzia antidoping, contro la sua assoluzione per il caso Clostebol. Per questo sorride meno, è sempre serio: «Mi sento forte quando vado in campo, cercando di non pensarci e cercando di rimanere concentrato su tutto ciò che faccio e do il 100%, che sia partita o allenamento».

Il leader del 2024

Tutto questo ha spostato ulteriormente le sue priorità: «Quest’anno è stato molto, molto difficile: ho perso un po’ il sorriso per problemi che a volte sono ancora nella mia mente. Quindi prendo il successo in modo diverso: quello che ho imparato è che il successo, che è qualcosa di grande, non mi cambierà mai come giocatore e come essere umano». Numero uno del mondo, leader del 2024. «Era quello che sognavo. Ma non festeggerò con qualcosa di pazzesco, vorrei riposare».

I complimenti di Becker

Così è, se vi pare. Sinner è la semplicità innata, con una saggezza incorporata ai limiti del sostenibile. «Cerco solo di rimanere molto calmo e di non creare problemi. Le persone pensano che, vincendo o avendo successo, non hai problemi, ma non è vero». I complimenti gli arrivano da tutto il mondo (Kyrgios a parte), anche da un ex coach di Djokovic quale Boris Becker: «La tua forza mentale, il coraggio e il desiderio di essere il migliore sono i pilastri del tuo successo. Dopo alcuni mesi difficili in cui era in gioco tutto, la tua incrollabile fede nella verità ha fatto la differenza! A proposito, ho un debole per il rosso...».

Ora le Atp Finals e la Davis

Il presente è oggi, ma oggi è già un altro giorno e non un gioco di parole: «La stagione non è ancora finita, ci sono ancora un paio di tornei, ho due nuovi membri nel team (Marco Panichi e Ulises Badio, ex del team Djokovic mentre, curiosamente, dalla parte del serbo c’era Claudio Zimaglia, ex del clan Sinner ai tempi di Piatti) e sento di poter imparare molte cose. Sono le persone che ho intorno, come anche Simone (Vagnozzi) e Darren (Cahill) che mi conoscono molto bene, sanno come sono, e so che sono persone di cui mi posso fidare, e questa è la cosa più importante. Quindi li ringrazio. Per quanto riguarda il successo del futuro, non si sa mai cosa accadrà, non possiamo controllare tutto: il lavoro non è finito: ci sono ancora le Atp Finals di Torino e la Coppa Davis. So solo che sono pronto ad accettare ogni situazione difficile in campo, questo è il principale passo avanti. Credo di essere maturato da capire cosa va, questo vissuto ha avuto un grande impatto e spero possa aiutarmi l’anno prossimo».

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