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Filippo Volandri: “Sinner come Nadal: la forza di cambiare per migliorarsi”

Filippo Volandri 

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Il capitano di Coppa Davis: “Di Jannik ammiro il coraggio: di cambiare e prendere scelte che possono sembrare azzardate. Sa sempre dove vuole arrivare”
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TORINO – Sono giorni intensi per Filippo Volandri. Come capitano vincente di Coppa Davis deve scegliere la formazione migliore per il bis a Malaga, le convocazioni saranno sabato – le voci di corridoio dicono Sinner, Musetti, Berrettini, Bolelli, Vavassori – “ma da me non saprete nulla, io non parlo di Davis fino alla fine della settimana”. Come direttore del settore tecnico sta incontrando a Torino allenatori, maestri e dirigenti nazionali per mantenere vivo a lungo il sogno tennistico italiano. Ma, ovviamente, tutti gli occhi sono su Jannik Sinner.

Volandri, che cosa ancora la sorprende di Sinner?

“La voglia di migliorarsi, sempre. In questo mi ricorda Nadal, che ogni anno variava qualcosa per continuare a vincere”.

Lui ha appena detto …

TORINO – Sono giorni intensi per Filippo Volandri. Come capitano vincente di Coppa Davis deve scegliere la formazione migliore per il bis a Malaga, le convocazioni saranno sabato – le voci di corridoio dicono Sinner, Musetti, Berrettini, Bolelli, Vavassori – “ma da me non saprete nulla, io non parlo di Davis fino alla fine della settimana”. Come direttore del settore tecnico sta incontrando a Torino allenatori, maestri e dirigenti nazionali per mantenere vivo a lungo il sogno tennistico italiano. Ma, ovviamente, tutti gli occhi sono su Jannik Sinner.

Volandri, che cosa ancora la sorprende di Sinner?

“La voglia di migliorarsi, sempre. In questo mi ricorda Nadal, che ogni anno variava qualcosa per continuare a vincere”.

Lui ha appena detto che devo lavorare nello slice e nel gioco di rete.

“Lui lo sa. E sa come lavorare per riuscirci. Guardiamo solo il servizio, quanto è cambiato e quanto è diventato adesso un colpo fondamentale. E poi c’è un’altra cosa”.

Quale?

“Il coraggio. Il coraggio di prendere scelte che da fuori possono sembrare azzardate, il coraggio di cambiare. Sa dove vuole arrivare e ragiona sempre in questo senso. Ha incominciato a farlo quando si è separato da Riccardo Piatti, che pure lo aveva plasmato e cresciuto, ma lui sentiva di doversi separare per imparare cose nuove. Prima Vagnozzi, poi ha inserito Cahill, ora Panichi e Badio”.

E anche il social media manager… Per cambiare bisogna aver voglia di rischiare.

“E quindi ci vuole coraggio, lui lo dimostra continuamente”.

È un esempio per il resto del tennis italiano?

“L’esempio deve essere il suo metodo, questa voglia di provare cose nuove. Poi ognuno deve declinarlo come ritiene meglio, i ragazzi hanno tempi diversi, c’è chi matura prima, chi ha bisogno di un periodo più lungo”

Attorno al tennis italiano c’è un entusiasmo clamoroso, lo si percepisce ogni istante qui alla Inalpi Arena ma anche nel resto del Paese. Sinner mania, certo, ma anche la Davis e i risultati e le classifiche di tutti gli altri. Che cosa significa per voi?

“È la parte più bella, vuol dire che abbiamo lavorato bene. Abbiamo conquistato anche i bar, si parla di tennis e ci sono tanti esperti…”.

State superando il calcio.

“Il calcio è il calcio in Italia, chiaro. Però questo ci dà una grande responsabilità, se non migliorarci dobbiamo almeno mantenerci a questi livelli di popolarità e di risultati”.

E come fare?

“Da direttore tecnico della Federazione dico che dobbiamo allargare la famiglia”.

In che senso?

“Una delle caratteristiche vincenti è stata lavorare sempre in contatto con i coach individuali. Adesso bisogna avere ancora più tecnici e più preparatori mentali da mettere a disposizione dei ragazzi, per aiutarli ancora di più a crescere”.

Per la prima volta, però, non ci sarà un italiano alle Next Gen Finals…

“Forse vi avevamo abituati troppo bene… Le annate non sono sempre le stesse, ma nessuna paura”.

Torniamo a Sinner. Come ha fatto a rimanere vincente con la spada di Damocle del doping?

“È un’altra testimonianza della forza mentale. Mi ha colpito una frase di Cahill, è stato lui ad tener su noi e non il contrario, come avrebbe dovuto essere. Oltre che in campo lui è fortissimo fuori. Avete visto la scena della bottiglietta portata alla spettatrice che si era sentita male? Bene, non lo ha fatto perché era qui, ad uso e consumo delle telecamere e del pubblico, gli era già successo in allenamento a Miami, è così, grande anche come persona”.

È il favorito delle Finals perché numero uno o perché più forte?

“Per entrambe le cose. È arrivato a Torino prontissimo, avevo parlato con Simone Vagnozzi e le sensazioni dopo la preparazione erano buone”.

Chi lo può battere?

“Zverev. Ha appena vinto a Bercy, rispetto a Parigi il campo è meno veloce, vero, ma l’indoor è la sua situazione preferita”.

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