L’Arena di Torino è stata la Wunderkammer di Jannik Sinner. Ha contenuto gioielli, curiosità e, nel silenzio dei non detti, un elefante. Ha messo in vetrina pezzi che un anno fa doveva ancora creare: una collana di ace (14 in finale), orologi regolati sul polso altrui (6-4, 6-4, 6-4, 6-4 quello che batteva per Taylor Fritz), brillanti recuperi che fisici diversi non possono disegnare. Ogni tanto,…