Adios più che vamos. Consoliamoci così: non ha perso Nadal, ma il suo fantasma. Sì, Rafa all’inno ha gli occhi rossi, come si fa a non commuoversi? È bello chiagnere, diceva Sophia Loren in Filumena Marturano. Non sempre, non stavolta, è solo triste. Due set (6-4,6-4) e si chiude un’epoca: la Spagna ha perso 2-1 con l’Olanda, la Santa Messa è finita. Quella di quante volte, figlio mio? Sempre, Padre, tutte le volte che ho voluto. Nadal in venti anni di Davis e cinque titoli non aveva mai perso, giusto al suo debutto nel 2004. Ma era l’altro Nadal, non questo di 38 anni, lento, che non fa male.
Ko dopo 29 successi consecutivi
Gli tocca ora la seconda sconfitta dopo 29 successi consecutivi, dopo che da due anni non giocava un match indoor, nel suo paese, ora che non è Nadal, ma un corpo fratturato, un sopravvissuto a dolori e operazioni. Il suo gioco quest’anno: dodici set, una partita ogni tre mesi, 133 giorni lontano dal tennis. L’ultima partita individuale (persa) al secondo turno ai…
Adios più che vamos. Consoliamoci così: non ha perso Nadal, ma il suo fantasma. Sì, Rafa all’inno ha gli occhi rossi, come si fa a non commuoversi? È bello chiagnere, diceva Sophia Loren in Filumena Marturano. Non sempre, non stavolta, è solo triste. Due set (6-4,6-4) e si chiude un’epoca: la Spagna ha perso 2-1 con l’Olanda, la Santa Messa è finita. Quella di quante volte, figlio mio? Sempre, Padre, tutte le volte che ho voluto. Nadal in venti anni di Davis e cinque titoli non aveva mai perso, giusto al suo debutto nel 2004. Ma era l’altro Nadal, non questo di 38 anni, lento, che non fa male.
Ko dopo 29 successi consecutivi
Gli tocca ora la seconda sconfitta dopo 29 successi consecutivi, dopo che da due anni non giocava un match indoor, nel suo paese, ora che non è Nadal, ma un corpo fratturato, un sopravvissuto a dolori e operazioni. Il suo gioco quest’anno: dodici set, una partita ogni tre mesi, 133 giorni lontano dal tennis. L’ultima partita individuale (persa) al secondo turno ai Giochi di Parigi contro Djokovic. Nemmeno il vero Terminator a queste condizioni sarebbe in forma. L’olandese Botic van de Zandschulp, 29 anni, uno vicino al ritiro, di carattere non è un leone, barcolla all’inizio, soprattutto davanti ai boati del pubblico, poi spara la prima palla a 218 km orari e la seconda a 122. Non è che lui voglia buttare giù il monumento, però in meno di due ore il marmo si sbriciola da solo. È troppo consumato.
La Spagna tifa, ma Rafa non c’è
La Spagna c’è, tifa, incoraggia, sventola cuori, ma Nadal non c’è, il suo livello è troppo basso. Lo sa anche lui. Il verdetto lo scrive il doppio: alla fine di un incontro combattutissimo e di due tie-break, la coppia olandese con Koolhof e ancora Van De Zandschulp ha eliminato la Spagna di Alcaraz e Granollers: è finita come era cominciata, per Nadal e per la Spagna. «Il mio corpo mi ha detto che non vuole più giocare a tennis. Devo accettarlo. Grazie a tutti voi, pubblico. Ho potuto convivere con tutti voi, la mia gratitudine va a tutta la Spagna e al mondo. Sono pronto per affrontare il futuro con tranquillità».
Roger Federer aveva promesso di arrivare più avanti, non si dovrà scomodare. Nadal era la tempesta, i capelli lunghi, la maglia rossa smanicata, le ascelle sudate, un toro che fumava, i tic che preoccupavano tutti (ma veramente il tennis procura tutte queste nevrosi?) ora è un vecchio ragazzo stempiato, un marito e un padre le cui ossessioni sembrano solo dei falsi movimenti.
Tifosi anche reali
Dicevano che il suo tennis brutale e dispendioso (Federer non sudava) gli avrebbe impedito una longevità sportiva e lui li ha smentiti con lo Slam numero 22 a 36 anni. E mettendosi a disposizione per la squadra a Malaga. Non bastasse: primo tennista al mondo a riuscire nell’impresa di occupare la prima posizione mondiale in tre decenni diversi. Un caso: mancino a tennis, destro nella vita. Tra i suoi tifosi anche il re Filippo VI di Spagna con cui trattava da pari, da sovrano della terra rossa.
Rafa dalla panchina ha tifato per il suo erede, Carlos Alcaraz, che ha vinto il secondo singolare della Spagna. Lui il passato, l’altro il presente e futuro. Forse è giusto così: c’è sempre un Enea che porta in braccio Anchise. Perché i veri giganti per trovare l’uscita alla fine sanno farsi piccoli piccoli.