Malaga – Giù le mani e su la testa. Sorry, è nostra, ve l’abbiamo fatta vedere e ce la riprendiamo. Finalmente Sinner si toglie il cappello e Berrettini prima sorride e poi piange. La Coppa Davis resta in Italia per il secondo anno consecutivo. Italy is here to stay. È roba nostra, made e remade in Italy, un po’ tanto nord, ma anche centro Italia in questo 2-0 sulla debuttante (in finale) Olanda. Le ragazze e i ragazzi dello sport si danno la mano, si aiutano, non puntano il dito, ma ridefiniscono le linee del mondo. Ci vorrebbe così poco per farlo anche in altri campi. Era dal 2013 che un paese non bissava il successo (in 53 anni solo otto nazionali sono riuscite a difendere il titolo): è la terza vittoria azzurra dopo la prima nel 1976 capitanata da Nicola Pietrangeli.
I superpoteri di Jannik e Matteo
Scegliete voi, volete cantare: penso che un sogno così non ritorni mai più? Ma dovete risparmiarvi il fiato anche per il 2025. Volete riguardarvi Batman e Robin che si scambian…
Malaga – Giù le mani e su la testa. Sorry, è nostra, ve l’abbiamo fatta vedere e ce la riprendiamo. Finalmente Sinner si toglie il cappello e Berrettini prima sorride e poi piange. La Coppa Davis resta in Italia per il secondo anno consecutivo. Italy is here to stay. È roba nostra, made e remade in Italy, un po’ tanto nord, ma anche centro Italia in questo 2-0 sulla debuttante (in finale) Olanda. Le ragazze e i ragazzi dello sport si danno la mano, si aiutano, non puntano il dito, ma ridefiniscono le linee del mondo. Ci vorrebbe così poco per farlo anche in altri campi. Era dal 2013 che un paese non bissava il successo (in 53 anni solo otto nazionali sono riuscite a difendere il titolo): è la terza vittoria azzurra dopo la prima nel 1976 capitanata da Nicola Pietrangeli.
I superpoteri di Jannik e Matteo
Scegliete voi, volete cantare: penso che un sogno così non ritorni mai più? Ma dovete risparmiarvi il fiato anche per il 2025. Volete riguardarvi Batman e Robin che si scambiano le parti per accorgervi che non sono la sola coppia dai superpoteri perché pure Matteo e Jannik a loro modo sanno volare? Volete avvisare Verstappen che c’è chi con la racchetta va più veloce di lui? 16 ace per Matteo Berettini in 76 minuti. Ve la sentite di dire agli olandesi che l’arancione non è prerogativa loro e che c’è un ragazzo italiano che l’ha in testa e vince anche se è a fine stagione ed è un po’ stanchino? 79 partite (senza contare l’esibizione in Arabia Saudita). Orange is the colour, ma blue is the winner. Si piegano e appassiscono i girasoli di van Gogh, anche Tallon Griekspoor, numero 40 al mondo, che prova a inventarsi di essere Sinner, nel secondo set tira la seconda palla a 178 km orari, poi subisce tre break consecutivi, paga il confronto e va fuori giri. Non puoi fare a braccio di ferro con questo Jannik, anche se è sfibrato da una lunga e splendida stagione, a meno di non avere un arto meccanico di riserva (magari anche una clava) come nei trucchi dei maghi. Bastano due set a Berrettini (6-4, 6-2) contro l’imperturbabile Botic Van de Zandschulp, numero 80 del mondo e a Sinner (7-6, 6-2) contro Griekspoor, che è stato bravo a rispondere colpo su colpo, ma non a vincere.
Il Natale di Sinner, ma si pensa già al futuro
L’azzurro l’aveva già battuto cinque volte, tre in questa stagione. «È bello finire così, ma difenderla è stata dura», dice il numero uno del mondo. «La condividiamo con tutta l’Italia, quanto a me a Natale andrò a casa, è l’unica festa che mi piace, molto più del compleanno, forse perché quando era piccolo i miei genitori lavoravano e non c’erano molte occasioni per stare insieme, poi sarò a Dubai a preparare la stagione australiana. Nell’ultimo game sul 40 a 0 sono andato ai vantaggi? Sapevo che era l’ultimo punto della stagione e mi sono emozionato, non siamo macchine. C’è sempre quella nuvola nella mia testa, il ricorso Wada, non è che proprio riesco a metterlo da parte. Delle mie sei sconfitte di questa stagione a darmi più fastidio sono quella a Montecarlo con Tsitsipas e i quarti a Wimbledon con Medvedev».
La sicurezza di Sinner, ma Berrettini non ha sbagliato un colpo
L’Italia doveva farcela perché aveva più campioni e ce l’ha fatta, ma non è stata semplice perché la Davis è spesso una radiografia che scoperchia il cuore e lo lascia lì solo con i suoi battiti impazziti. Puoi essere un fulmine, ma incenerirti perché dalla pressione sbagli mira. Sinner ha dato a tutti sicurezza, come quando sai che arriverà Zorro a tirarti fuori dai guai. Ma Matteo Berrettini con i suoi singolari vincenti (quest’anno ha vinto tutti e sei gli incontri) è stato l’éternel revenant come ha scritto L’Équipe, il ragazzo che a 28 anni finalmente torna a specchiarsi nel successo. L’anno scorso era infortunato, si è era aggregato da tifoso, ma come ha ammesso stare in panchina non fa per lui. «Mi ritengo una persona umile, ma competitiva, volevo lottare per il titolo. E qui a Malaga nel 2023 con il capitano Volandri e Sinner c’era un patto, mi hanno detto: la rivinciamo con te. Sono felice e orgoglioso di me, finalmente ho imparato a darmi una pacca sulla spalla, a vivere il momento, in passato non ci sono riuscito. È stata una stagione lunga, devo rifiatare, ma ho lavorato molto, con l’allenatore Alessandro Bega che resterà con me e con il preparatore atletico Francesco Bientinesi, perché si sa che io dal ginocchio in giù sono esile, mi chiamano l’ispettore Zenigata, quello dei manga che dà la caccia Lupin. Se dovessi descrivere il mio anno direi emozionante, stancante, con la conferma che io questo so fare. Io e Jannik siamo diversi, ma insieme funzioniamo molto bene, perché siamo due ragazzi diretti, con me si smolla e ride, io in lui riconosco un grande lavoratore». Conferma la scelta di Umberto Ferrara, ex di Sinner, allontanato per caso il doping, come suo prossimo preparatore: «È tra i migliori, so che con Jannik i rapporti sono buoni e si sentono, ma non ho avuto bisogno del permesso di Sinner».
Capitan Voladri
Filippo Volandri, il capitano: «Avevo chiesto ai ragazzi di aprire un ciclo, se a questo punto Jannik dopo averne vinte due non volesse più giocare la Davis lo capirei». La coppia del doppio Simone Bolelli-Andrea Vavassori, mai entrata in campo a Malaga: «Un po’ ci dispiace, ma quando hai Sinner lo capisci». Lorenzo Musetti sul suo disgraziato singolare contro l’Argentina: «Però ho vinto giocando a Fifa».
Avremo sempre Malaga, molto azzurra, anche se nel 2025 la Davis si sposta e cambia ancora formula. L’Italia comanda, si diverte, regala gioia in un rettangolo di gioco che vale il mondo. Numeri uno con le donne e con gli uomini. A Natale sull’albero mettete pure palle da tennis.