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Domenico Procacci: “Che meraviglia il colpo in back di Berrettini. Ci vuole un’altra serie tv”

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Intervista al produttore, editore e regista di Una squadra: “Come negli anni Settanta Sinner e gli altri sono diventati eroi popolari. A Matteo è riuscito un colpo di un’altra epoca. Ho pagato un debito alla squadra di Panatta, ma anche questi ragazzi sono interessanti dal punto di vista narrativo"
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ROMA — Ha fatto rivivere in una docu-serie la Davis del ’76, nel momento stesso in cui l’Italia stava tornando a vincere una coppa dopo l’altra. Non è stata una domenica qualsiasi per Domenico Procacci, produttore, editore della storica rivista Il tennis italiano, regista di Una squadra.

Procacci, aveva intuito tutto da quanto tempo?

"Se avessimo fatta la serie qualche anno prima sarebbe stata un’operazione un po’ nostalgica. Ma in quel momento mi è sembrato che stesse per avvenire un passaggio di testimone con una nuova squadra molto, molto forte. È stato proprio così".

Trova punti in comune tra due gruppi distanti 48 anni?

"Come negli anni 70 Sinner e gli altri sono diventati eroi popolari. Il tennis storicamente era uno sport d’élite, per chi poteva permetterselo o per ragazzi che vivevano nei dintorni di un campo. Panatta figlio del custode del circolo, Barazzutti vicino a un campo ad Alessandria, Zugarelli raccatt…

ROMA — Ha fatto rivivere in una docu-serie la Davis del ’76, nel momento stesso in cui l’Italia stava tornando a vincere una coppa dopo l’altra. Non è stata una domenica qualsiasi per Domenico Procacci, produttore, editore della storica rivista Il tennis italiano, regista di Una squadra.

Procacci, aveva intuito tutto da quanto tempo?

"Se avessimo fatta la serie qualche anno prima sarebbe stata un’operazione un po’ nostalgica. Ma in quel momento mi è sembrato che stesse per avvenire un passaggio di testimone con una nuova squadra molto, molto forte. È stato proprio così".

Trova punti in comune tra due gruppi distanti 48 anni?

"Come negli anni 70 Sinner e gli altri sono diventati eroi popolari. Il tennis storicamente era uno sport d’élite, per chi poteva permetterselo o per ragazzi che vivevano nei dintorni di un campo. Panatta figlio del custode del circolo, Barazzutti vicino a un campo ad Alessandria, Zugarelli raccattapalle che faceva palleggiare i giocatori, Bertolucci figlio di un maestro. Hanno trasformato il tennis in uno sport nazionale, come oggi gli azzurri sono diventati eroi di tutti: Sinner è amatissimo non soltanto in Italia e abbiamo davanti anni di soddisfazioni perché c’è un bel ricambio".

Non c’è un istrione come Panatta, come allora non c’era un’implacabile come Sinner?

"Sono molto diverse le squadre, ed è cambiato il tennis. Adriano è arrivato a essere numero 4 del mondo, quindi era fortissimo, ma il suo fascino stava anche nell’imprevedibilità: poteva vincere con chiunque ma anche avere una giornata no. Non aveva certo la regolarità di Sinner, così micidiale nei punti importanti, con una tenuta mentale incredibile: mai visto niente del genere. Certo, è un tennis diverso dal passato, dove c’è poco spazio per la spettacolarità. Per fortuna esiste ancora il bel gioco, e noi siamo fortunati ad avere uno come Lorenzo Musetti, che esprime il tennis più bello insieme direi a Dimitrov".

Domenico Procacci

 

Se la Veronica di Panatta era il gioiello di quella squadra, qual è il colpo simbolo di questa?

"Mi viene in mente un recupero di dritto in back che è diventato di fatto una palla incrociata imprendibile: è riuscito a Berrettini in semifinale, era un colpo che forse si giocava di più in un’altra epoca e oggi è meraviglioso".

Renzo Arbore, Loredana Bertè, Renato Zero, il jet set: quella squadra sembrava molto più mondana di quella attuale.

"Perché è cambiata l’importanza della prestazione fisica nel tennis. Negli anni 70 ci si poteva permettere una vita sicuramente più divertente, meno regolata, ed essere comunque competitivi. Oggi i giocatori devono stare attentissimi, il livello si è alzato troppo".

L’ha colpita vedere Sinner e Berrettini vestiti in doppio con due tonalità diverse d’azzurro per motivi di sponsor?

"Ho capito che si trattava di due marche diverse, mentre per Panatta e Bertolucci era più facile coordinarsi perché erano entrambi della Fila. Che coppia quei due: a quei tempi il doppio lo giocavano i migliori del mondo, nella finale di Montecarlo ’80 hanno battuto McEnroe-Gerulaitis".

Meritano anche Sinner e compagni una docu-serie?

"Andava pagato un debito nei confronti di quell’altra squadra, che non trovò nessuno all’aeroporto a dirgli ciao dopo aver vinto la Davis in Cile. Quanto è unito questo gruppo, tanto erano divisi loro, quindi interessanti. Ma sì, la meriterebbero eccome una serie questi ragazzi, vorrei avere campo libero e non trovare filtri tra me e loro, però intravedo caratteri molto interessanti dal punto di vista narrativo".

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