Roma - Da Malaga a Malaga, il viaggio di Matteo Berrettini è stato fisico ed esistenziale. «L’anno prossimo la vinciamo insieme» gli aveva detto Sinner nel 2023, quando Matteo era infortunato e in panchina vide vincere la Davis ai suoi compagni. Se quella era stata la Coppa di Jannik, questa è anche e soprattutto di Berrettini, l’unico a giocare e a portare un punto in tutti i sei confronti giocati dall’Italia, contro Brasile, Belgio e Olanda nel girone a Bologna, contro l’Argentina in doppio nei quarti, contro l’Australia in semifinale e contro l’Olanda in finale.
Il ritorno in Italia di Berrettini e del capitano Filippo Volandri, all’aeroporto di Fiumicino, è una festa che scorre lungo il corridoio degli arrivi, in mezzo alle richieste di selfie, i flash, i sorr…
Roma - Da Malaga a Malaga, il viaggio di Matteo Berrettini è stato fisico ed esistenziale. «L’anno prossimo la vinciamo insieme» gli aveva detto Sinner nel 2023, quando Matteo era infortunato e in panchina vide vincere la Davis ai suoi compagni. Se quella era stata la Coppa di Jannik, questa è anche e soprattutto di Berrettini, l’unico a giocare e a portare un punto in tutti i sei confronti giocati dall’Italia, contro Brasile, Belgio e Olanda nel girone a Bologna, contro l’Argentina in doppio nei quarti, contro l’Australia in semifinale e contro l’Olanda in finale.
Il ritorno in Italia di Berrettini e del capitano Filippo Volandri, all’aeroporto di Fiumicino, è una festa che scorre lungo il corridoio degli arrivi, in mezzo alle richieste di selfie, i flash, i sorrisi. Volandri stringe una riproduzione da salotto della Davis («quella vera pesa 100 kg, ce la spediranno») e evoca il doppio nei quarti contro l’Argentina, giocato da Berrettini e Sinner sull’1-1, come «la chiave di volta del successo, erano tre anni che avevo in testa quella formazione, l’abbiamo provata, mi servivano in quel momento quelle caratteristiche in campo. E Matteo è stato grandissimo». Lui, Berrettini, cappellino in testa griffato dal suo sponsor taurino e felpa, dopo la festa andalusa confessa di avere un solo desiderio.
Quale, Berrettini?
«Riposare. È una vita che va molto veloce quella del tennista, c’è bisogno di staccare ora, poi inizieremo a pensare al 2025. Adesso provo tanta gioia dopo gli ultimi due anni con un po’ di sofferenza ed ora, finalmente, un grande trofeo. Ci siamo scritti poco fa con i ragazzi: ci dobbiamo fermare un po’ adesso e capire quello che abbiamo fatto. È tutto bellissimo».
Resterà come la Davis della sua rinascita.
«Quando abbracciai a Malaga il capitano Filippo Volandri e Jannik dopo la vittoria di un anno fa entrambi mi dissero subito che quella coppa avrebbero voluto vincerla ancora, ma con me in campo, da protagonista. Loro avevano appena vinto e pensavano a me che non ero in campo. Quella frase mi aveva emozionato e mi ha dato una motivazione pazzesca per andare avanti e per lavorare».
Quanto la desiderava una seconda occasione?
«La volevo tantissimo e questo è stato uno dei motori della mia rinascita, del mio ritorno ad alti livelli. Ci sono stati momenti in cui ho pensato al ritiro, non posso negarlo. Ma ho preso energia da quanto successo l’anno scorso a Malaga. Non mi aspettavo di vincere così presto, ma con una squadra così l’obiettivo non poteva che essere questo».
A che posto tra i suoi successi mette la Coppa Davis vinta da protagonista?
«È la competizione che, sin da bambino, ho sognato di vincere. La guardavo in televisione, mi inchiodava, era emozionantissima. È tutto bello, bellissimo. Ed è stato un lungo viaggio, partito da lontano, nel girone degli ottavi a Bologna, senza Sinner e Musetti. La nostra fortuna è anche quella di avere una squadra “lunga”».
Dove si può arrivare, ancora, con questa Nazionale?
«In alto, parecchio in alto, anche se in altissimo lo siamo già».
Lo sa che nel 2024 solo Sinner (8 trofei) e Alcaraz (4) hanno vinto più di lei?
«Non mi sono mai messo limiti, nemmeno quando ero nel mio best ranking, nell’anno della finale a Wimbledon. Il livello medio nel tennis di oggi si è alzato, tornare nei top 10 non sarà facile. Ma noi italiani abbiamo la fortuna e l’onore di giocare insieme al più forte del mondo. Cercherò di avvicinarmi il più possibile a lui».
Cosa ha imparato a Malaga in questi giorni?
«Che non conta solo il ranking, ma come si gioca, come si sta in campo».
C’è quella foto in cui lei abbraccia Sinner e lui ride, è il simbolo di questo trionfo.
«Ma guardate che lui fuori campo è solare, si trasforma quando inizia la partita. Poi magari con me si sente a suo agio e lo faccio sorridere, certo. Con lui ho un bellissimo rapporto, molto schietto. L’altra sera gli ho ricordato quella promessa di un anno fa. E ci siamo abbracciati forte».