Cocciaretto, sconfitta e commozione: “Una vita di saliscendi, ma saprò reagire ancora”
dal nostro inviato Massimo CalandriMelbourne – Ci può essere una bellezza struggente, nella sconfitta. Elisabetta Cocciaretto indossa una tuta nera d’una misura più larga, e sembra una bambina. Trattiene le lacrime, fa un respiro profondo: con grande dignità cerca di non farsi sopraffare dall’emozione. Ha appena perso una partita - contro la quotata russa Shneider, testa di serie numero 12 – che all’inizio sembrava avere clamorosamente in pugno. Un’occasione per vincere il primo set: buttata via. Poi, la resa. «Mi dispiace», si scusa. «Sul 5 a 3 in mio favore c’era una palla che avrei dovuto giocare profonda, invece». È lo sport. Però, che tenerezza.
Una vita fatta di saliscendi
Tra pochi giorni compirà 24 anni, voleva farsi un regalo. «Oggi in campo ragionavo, mi dicevo: devi avere pazienza. Ma di pazienza ne ho avuta troppa, nella vita: tanti guai, fin da quando ero piccola. Ne ho passate di tutti i colori, una vita di saliscendi. Ho sempre reagito, resiliente». Ancora un respiro. «Poi nell’ultimo periodo ho …
Melbourne – Ci può essere una bellezza struggente, nella sconfitta. Elisabetta Cocciaretto indossa una tuta nera d’una misura più larga, e sembra una bambina. Trattiene le lacrime, fa un respiro profondo: con grande dignità cerca di non farsi sopraffare dall’emozione. Ha appena perso una partita - contro la quotata russa Shneider, testa di serie numero 12 – che all’inizio sembrava avere clamorosamente in pugno. Un’occasione per vincere il primo set: buttata via. Poi, la resa. «Mi dispiace», si scusa. «Sul 5 a 3 in mio favore c’era una palla che avrei dovuto giocare profonda, invece». È lo sport. Però, che tenerezza.
Una vita fatta di saliscendi
Tra pochi giorni compirà 24 anni, voleva farsi un regalo. «Oggi in campo ragionavo, mi dicevo: devi avere pazienza. Ma di pazienza ne ho avuta troppa, nella vita: tanti guai, fin da quando ero piccola. Ne ho passate di tutti i colori, una vita di saliscendi. Ho sempre reagito, resiliente». Ancora un respiro. «Poi nell’ultimo periodo ho fatto diverse visite, ho scoperto che c’erano molte cose che non quadravano: ho avuto un po’ di scompensi, diciamo così». Non aggiunge altro.
Una piccola contrattura quando era già a Melbourne
A novembre era con le azzurre che hanno vinto la Billie Jean King Cup, campione del mondo. «Non stavo bene, avevo giocato male. Ma quel successo mi ha dato la carica per ripartire, 3 giorni dopo era lì ad allenarmi e sono state settimane intense: quando sono arrivata in fondo, ero un’altra persona e un’altra atleta». Era venuta qui a Melbourne per fare un bel torneo. «Tre giorni fa, una piccola contrattura a una coscia. Oggi mi sono fasciata quella, e pure l’altra: una cosa psicologica, perché a volte in questi casi tendi inconsciamente a forzar di più sulla gamba. Insomma, per una volta tutto sommato stavo bene». E poteva vincere. E’ mancato poco.
Il tennis è importante, ma nella vita c’è altro
«Basta con la pazienza», ripete. «Devo smettere di vedere sempre il lato negativo delle cose. Voglio puntare sulla consapevolezza, entrare in campo sfacciata e dirmi: ‘Sono forte’. Perché sono migliorata veramente tanto. E se continuo così, mi toglierò delle soddisfazioni». Ce l’ha con alcune sue colleghe: «Pensano solo al ranking: e se scalano qualche posizione, cambiano subito atteggiamento. Il tennis ti dà da vivere, d’accordo: ma per fortuna ci sono altre cose importanti nella vita». Dice che adesso vuole solo fare una passeggiata lungo le strade di Melbourne. Da sola. Nei prossimi giorni giocherà qualche incontro di doppio, poi prova un torneo a Linz: spera le vada bene, anche se così dovrà rinunciare all’incontro dei tennisti azzurri di fine mese col presidente Mattarella, al Quirinale. Elisabetta va via a capo chino, sempre più emozionata. Verrebbe voglia di abbracciarla, lo fa Francesca Paoletti della Federazione. La stringe forte. «La prossima volta andrà meglio», le dice.