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Musetti: “Mio figlio mi ha cambiato. Sinner è un modello per tutti, vorrei riuscire a superarlo”

Lorenzo Musetti

 

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Il toscano martedì esordirà con Arnaldi: “Vengo da una famiglia operaia e ne sono orgoglioso per i valori che mi hanno trasmesso. Il piccolo è a casa, ci sentiamo in videochiamata”
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Melbourne - É un atleta famoso, ricco, ha appena vinto un bronzo alle Olimpiadi e la Coppa Davis, ha solo 22 anni. Gli chiedi qual è la cosa che per lui conta di più nella vita, lui risponde sereno: «La famiglia». E poi? «L’educazione. La salute. Ah sì, ce ne sarebbe un’altra: raggiungere Sinner in classifica. Diventare il più forte del mondo». Lorenzo Musetti. Papà e tennista. Il 15° posto nel ranking mondiale. E un bimbo di 10 mesi, che non ha potuto portare con sé insieme alla mamma fino in Australia, ma se lo spupazza con le videotelefonate, pure dallo spogliatoio. «Davvero può esserci qualcosa di più importante?». Un’originale, bella storia sportiva.

Domani esordisce nel primo turno con Arnaldi, suo coetaneo.

«Partita che va preparata molto bene. Difficile da gestire, a livello emotivo. Ci conosciamo da quando abbiamo 10 anni, abbiamo condiviso tanto già a livello juniores e poi la Davis. È una vita che ci alleniamo insieme, non è neppure la prima volta che giochiamo contro. Sapp…

Melbourne - É un atleta famoso, ricco, ha appena vinto un bronzo alle Olimpiadi e la Coppa Davis, ha solo 22 anni. Gli chiedi qual è la cosa che per lui conta di più nella vita, lui risponde sereno: «La famiglia». E poi? «L’educazione. La salute. Ah sì, ce ne sarebbe un’altra: raggiungere Sinner in classifica. Diventare il più forte del mondo». Lorenzo Musetti. Papà e tennista. Il 15° posto nel ranking mondiale. E un bimbo di 10 mesi, che non ha potuto portare con sé insieme alla mamma fino in Australia, ma se lo spupazza con le videotelefonate, pure dallo spogliatoio. «Davvero può esserci qualcosa di più importante?». Un’originale, bella storia sportiva.

Domani esordisce nel primo turno con Arnaldi, suo coetaneo.

«Partita che va preparata molto bene. Difficile da gestire, a livello emotivo. Ci conosciamo da quando abbiamo 10 anni, abbiamo condiviso tanto già a livello juniores e poi la Davis. È una vita che ci alleniamo insieme, non è neppure la prima volta che giochiamo contro. Sappiamo tutto l’uno dell’altro: come atleti, e come uomini. Può essere un vantaggio, oppure no: vedremo chi saprà sfruttare meglio la situazione».

Se le cose vanno bene, potrebbe in seguito incrociare Medvedev nei quarti e Sinner in semifinale.

«Perché no? Sono qui per vincere, o comunque per andare più avanti possibile. C’è l’ambizione di fare subito bene, anche se nei primi mesi dell’anno non sono mai stato molto incisivo in termini di risultati. È ora di cambiare. Quest’anno l’obiettivo è entrare nei primi 10 del mondo. A livello di punti, nel ranking non sono né troppo vicino né troppo lontano».

Ci ha abituato a imprese straordinarie e improvvise amnesie: cosa manca?

«Qualcosina. Credo non tanto a livello tennistico, quanto la consapevolezza di poter fare. Sono giovane, è vero. Ma è vero anche che ci sono tanti altri giovani come me che hanno vinto degli Slam e ne vinceranno ancora: quindi, meglio raggiungere prima possibile quel livello, prima che sia tardi. Crederci sino in fondo».

Le gioie del 2024: il bronzo a Parigi, la Davis, la semifinale di Wimbledon. Scelga.

«Davis e Wimbledon mi rimarranno per sempre dentro. Ma i Giochi sono stati un’emozione ancora più incredibile da vivere: perché avevo perso di nuovo in semifinale, sempre da Djokovic, come a Londra. Però mi hanno dato una seconda chance, e questo nel tennis non succede mai: la sfida per il terzo posto, il fatto di potermi comunque giocare una medaglia. Ero molto stanco, sentivo addosso una grande pressione. Ce l’ho fatta, ed è stato bellissimo».

Siete un gruppo di tennisti italiani giovani, talentuosi, determinati. E poi c’è Sinner: egoisticamente per lei è una fortuna o un guaio?

«Avere Jannik è una gioia, per quello che sta dando al nostro movimento. Ti spinge a migliorarti, a cercare di essere come lui. Si merita tutto quello che ha ottenuto: se lo è preso sul campo. Certo: se non ci fosse, il primo in Italia sarei io. Dite che la mia immagine sarebbe diversa? Non mi è mai importato molto, della mia immagine. E comunque, l’obiettivo è davvero quello di riuscire un giorno a raggiungerlo in classifica, magari a superarlo».

Ma vincere con la famiglia è ancora meglio.

«La famiglia è tutto. Il piccolo è rimasto a casa con la mamma, il viaggio sarebbe stato troppo impegnativo. Però siamo continuamente in contatto. Un rapporto molto importante, per me è essenziale sentirne la vicinanza anche se si è lontani fisicamente. È stato fondamentale avere una compagna e diventare genitore, con le stesse radici piantate da mia madre e mio padre. Vengo da una famiglia umile, operaia: ne sono orgoglioso e devo ringraziare per come mi hanno educato, per i valori che mi hanno trasmesso».

A settembre l’hanno premiata nella sua città d’origine, Carrara: e al momento del discorso, ha detto che era felice di passare qualche giorno lì anche perché poteva stare con sua nonna, cui è legatissimo.

«Ho iniziato nel suo scantinato, palleggiavo per ore contro il muro».

Il premio per il vincitore di Melbourne è di 3,5 milioni di dollari australiani, oltre 2 milioni di euro.

«E allora? Quando arrivi a certi livelli nel tennis, non puoi certo lamentarti: sei retribuito molto bene, economicamente puoi stare tranquillo. Ma la vita può esser complicata lo stesso, i soldi non danno la felicità: in certi momenti sono stato male, anche se non mi mancava nulla. Ecco perché la cosa più importante è la famiglia. La salute, l’educazione. E dopo, almeno per me, il tennis: una passione disumana e purissima».

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