Sinner non ha problemi alla risposta: due messaggi per Alcaraz e la Wada
dal nostro inviato Massimo CalandriMELBOURNE — Jannik, lo sai che Alcaraz dice che a Melbourne vince lui? Scoppia a ridere. «Sono in tanti ad avere lo stesso progetto. Ma due settimane sono lunghe…». Ha ritrovato la serenità, almeno per qualche ora. Sarà che il perfido Kyrgios — che da mesi lo tormenta sulla storia del doping e voleva mettergli contro il pubblico — è appena stato liquidato da un britannico che entra per un pelo nei 100, Fearnley, e ora medita il ritiro. O forse è per il modo con cui Sinner ha esordito nel primo Slam della stagione: lucido e concreto nei momenti che contano, come solo lui sa fare. Due ore e 40 minuti per battere Jarry 7-6 (2), 7-6 (5), 6-1, però strappandogli il servizio solo nel terzo set e servendo il 57% di prime. «Lui ha giocato molto bene, ha un grande potenziale. Sono stato forte mentalmente: certe partite complicate le vinci — o le perdi — per pochi punti fondamentali». E quelle partite, Jannik le vince sempre. Non è stato dominante, ha pure sprecato un set point nella prima fraz…
MELBOURNE — Jannik, lo sai che Alcaraz dice che a Melbourne vince lui? Scoppia a ridere. «Sono in tanti ad avere lo stesso progetto. Ma due settimane sono lunghe…». Ha ritrovato la serenità, almeno per qualche ora. Sarà che il perfido Kyrgios — che da mesi lo tormenta sulla storia del doping e voleva mettergli contro il pubblico — è appena stato liquidato da un britannico che entra per un pelo nei 100, Fearnley, e ora medita il ritiro. O forse è per il modo con cui Sinner ha esordito nel primo Slam della stagione: lucido e concreto nei momenti che contano, come solo lui sa fare. Due ore e 40 minuti per battere Jarry 7-6 (2), 7-6 (5), 6-1, però strappandogli il servizio solo nel terzo set e servendo il 57% di prime. «Lui ha giocato molto bene, ha un grande potenziale. Sono stato forte mentalmente: certe partite complicate le vinci — o le perdi — per pochi punti fondamentali». E quelle partite, Jannik le vince sempre. Non è stato dominante, ha pure sprecato un set point nella prima frazione. Ma è stato perfetto come al solito in due tie-break: l’altro si è arreso ed è crollato nel terzo. Sfinito, sfiduciato.
Sinner e il processo doping
C’è un impressionante dettaglio che racconta la capacità del campione altoatesino di gestire il controllo: mentre negli ultimi scambi demoliva il gigante cileno, con un occhio guardava nei monitor la sfida che ha premiato la wild card australiana Tristan Schoolkate, n. 173, sul giapponese Taro Daniel. Sarà il suo prossimo avversario, giovedì. «Ho cominciato a studiarlo, non ho mai giocato con lui». Multitasking. Sì, vale la pena di sorridere un po’. Ma quel pensiero nero, il processo davanti al Tas di Losanna in programma il 16 e 17 aprile, non se ne va. «Per me, non è sicuramente un momento facile. Però sono molto ottimista, non credo potrà accadermi nulla perché mi hanno sempre detto che non era colpa mia, e che non c’era volontarietà. Quello che avevo nel mio corpo era in una quantità così bassa — un miliardesimo di grammo di contaminazione — che non saprei cosa altro aggiungere. Vediamo come andrà a finire questa storia, ma per me non cambia nulla: so quello che è successo, sono innocente. Aspettiamo la metà di aprile: non è lontana, ma c’è tempo». Jannik dice di amare le persone che hanno fiducia in lui. Ieri nella Rod Laver Arena è stato sommerso da applausi sinceri, anche quelli del simpatico gruppo di tifosi latinoamericani cheosannava il proprio beniamino. «È bello sentire tutto questo affetto». Mica come Djokovic, che nel match con il baby americano Basavareddy — vinto in 4 set — aveva quasi tutti contro (a proposito, record di spettatori per un lunedì: 95.290, a conferma che questo è l’evento sportivo più importante d’Australia).
Sinner e Alcaraz rivali come Federer e Nadal
Chi ha iniziato con determinazione è proprio Alcaraz, anche lui ha impiegato 3 set per sbarazzarsi del kazako Shevchenko in meno di due ore: tutti sperano di vederlo in finale con Sinner. «Un confronto, una rivalità pari a quella tra Nadal e Federer», dice John Newcombe, uno che se ne intende. Quando però tirano fuori certi nomi, l’italiano quasi si imbarazza: «Con la mia piccola storia, non posso paragonarmi a quei campioni». È fatto così, non c’è niente di falso in questo ragazzo. «Il successo non deve cambiare quello che sei».
Sinner e la volpe rossa sulle scarpe
Tecnicamente, Jannik si è detto comunque soddisfatto del servizio. Il suo gioco si sta evolvendo — ha cambiato tanti piccoli ma decisivi dettagli — e adesso ha bisogno di rodarlo. «Avevo un po’ di preoccupazione, era tanto che non giocavo una partita ‘vera’». L’ultima 50 giorni fa, a Malaga: il successo in Davis. «Mi sono sentito molto bene». Gli dicono che qui i ragazzi impazziscono per lui e per quella volpina rossa — orme comprese — cucita sulle scarpe da gioco e la felpa («È stata un’idea carina di chi produce il materiale tecnico»). Poi manda messaggi ai giovani: «Ci vuole fortuna, nella vita: io ho avuto vicino le persone giuste al momento giusto. Ma non dimenticate che bisogna accettare i momenti brutti come quelli belli. E sorridete sempre». Come lui.