Passaro: “La mia vita da lucky loser, con i soldi vinti a Melbourne pago il mio staff per un anno”
dal nostro inviato Massimo CalandriMELBOURNE - Ha perso l’occasione di passare al terzo turno, ma va bene così. Francesco Passaro, il lucky loser sorteggiato tra gli sconfitti delle qualificazioni. Lunedì ha sostituito l’infortunato Fognini, poi ha approfittato del ritiro del bulgaro Dimitrov. Ieri, alla prima partita vera, è stato sconfitto in quattro set dal francese Bonzi. Addio Australian Open. “Sono contento lo stesso: bella esperienza. Entro nei migliori cento del mondo. E coi soldi guadagnati mi pagherò buona parte delle spese della stagione. Ci vediamo al prossimo torneo”. Ritenta: sarai (ancora) più fortunato.
Passaro, stava già per fare le valigie, invece l’hanno estratta fra i 4 con la miglior classifica.
“Domenica alle 9 mi sono presentato al circolo. A disposizione, in caso di rinunce all’ultimo momento di qualche collega. Alle 11 sono cominciati i primi incontri. Non è semplice gestire l’attesa: ho cercato un divanetto dove starmene tranquillo. Ho letto una rivista, poi un’altra. Televisione, telefonino. N…
MELBOURNE - Ha perso l’occasione di passare al terzo turno, ma va bene così. Francesco Passaro, il lucky loser sorteggiato tra gli sconfitti delle qualificazioni. Lunedì ha sostituito l’infortunato Fognini, poi ha approfittato del ritiro del bulgaro Dimitrov. Ieri, alla prima partita vera, è stato sconfitto in quattro set dal francese Bonzi. Addio Australian Open. “Sono contento lo stesso: bella esperienza. Entro nei migliori cento del mondo. E coi soldi guadagnati mi pagherò buona parte delle spese della stagione. Ci vediamo al prossimo torneo”. Ritenta: sarai (ancora) più fortunato.
Passaro, stava già per fare le valigie, invece l’hanno estratta fra i 4 con la miglior classifica.
“Domenica alle 9 mi sono presentato al circolo. A disposizione, in caso di rinunce all’ultimo momento di qualche collega. Alle 11 sono cominciati i primi incontri. Non è semplice gestire l’attesa: ho cercato un divanetto dove starmene tranquillo. Ho letto una rivista, poi un’altra. Televisione, telefonino. Niente. Il tempo non passava mai, si è fatta sera: dodici ore. Alle 21 sono tornato in albergo. Il giorno dopo ero di nuovo lì”.
Ad aspettare, sperando nel forfait di qualcuno.
“Lunedì sapevo che poteva esserci una possibilità: Fognini e Dimitrov non erano al meglio. Fabio è stato gentile, mi ha avvertito in anticipo dopo pranzo. Il tempo di tornare in albergo e riposare qualche ora, pensare all’incontro. Poi, in campo: ho vinto il primo set, il mio avversario ha abbandonato. Turno superato”.
Col francese Bonzi poteva andare meglio.
“Mi ha messo sotto pressione nei primi due set, ho reagito e ne ho vinto uno: nel quarto ho sprecato sei palle break, peccato. Però ho giocato bene. Incamerando un bel po’ di fiducia”.
E anche un premio discreto.
“In tutto, 130.000 dollari australiani (poco meno di 80.000 euro, ndr). Ci voleva. Entro anche nei primi 100: significa che avrò la possibilità di partecipare direttamente ai tornei più importanti, dove il prize money è buono. Diciamo che, mettendo insieme tutto, posso investire sull’intera stagione. Perché il tennista ha un sacco di spese: mi pago l’allenatore, lo psicologo, il mental coach, il fisioterapista. I viaggi per due o tre persone. Di solito gli organizzatori dei tornei ti mettono a disposizione una camera d’albergo: ma ne serve almeno un’altra, e ci devo ancora pensare io”.
Non siete tutti milionari, voi tennisti professionisti.
“Parlo per me: i tornei più importanti sono un’opportunità per mettere da parte un gruzzoletto, poi se sali di livello cominci a guadagnare qualcosa. Ma non come pensa la gente”.
Non sarà mica pentito?
“Per niente: giocare a tennis è la cosa che mi piace di più. Vedi posti meravigliosi, è una vita appagante, ma dietro ci sono anche molti sacrifici – ogni settimana cambi città, nazione: la tua vera casa è un albergo, sempre diverso – e passi tanto tempo da solo, lontano dalla famiglia, dalla fidanzata, dagli amici. Ho compiuto 24 anni una settimana fa, sono giovane: non è facile”.
Sportivamente, è cresciuto con Matteo Arnaldi.
“Abbiamo giocato tanti tornei insieme. Poi lui è salito molto in classifica, io sono rimasto indietro. Spero di raggiungerlo presto: siamo grandi amici, e poi entrare nei primi 50 vorrebbe dire giocare con continuità a un certo livello”.
Però, che fortuna a Melbourne.
“La fortuna viene e va: quando ero numero 108 al mondo, in due anni ho avuto tanti piccoli infortuni, ogni volta stavo fermo tre mesi e buttavo via mezza stagione senza mai prendere il ritmo giusto. La buona sorte di questi giorni è una compensazione. E comunque, me la sono meritata. Non voglio più essere un lucky loser. Solo lucky”.