Melbourne - Sorride, Sinner. Abbastanza felice. Quante partite è costretto a giocare, dentro e fuori dal campo. Al pensiero nero del processo davanti al Tas di Losanna, a metà aprile, si è aggiunta una novità che gli è scappata di bocca durante un’intervista a Eurosport: Darren Cahill, il supercoach degli ultimi, straordinari due anni e mezzo, lascerà a fine stagione. Sembra si tratti di una decisione personale dell’allenatore-guru, che dopo una vita da protagonista nel tennis – prima come giocatore, poi come tecnico dei migliori talenti – ha deciso di dedicare più tempo alla famiglia. Ma l’addio prelude inevitabilmente a un grande cambiamento, che il campione altoatesino dovrà programmare con largo anticipo.
Un rapp…
Melbourne - Sorride, Sinner. Abbastanza felice. Quante partite è costretto a giocare, dentro e fuori dal campo. Al pensiero nero del processo davanti al Tas di Losanna, a metà aprile, si è aggiunta una novità che gli è scappata di bocca durante un’intervista a Eurosport: Darren Cahill, il supercoach degli ultimi, straordinari due anni e mezzo, lascerà a fine stagione. Sembra si tratti di una decisione personale dell’allenatore-guru, che dopo una vita da protagonista nel tennis – prima come giocatore, poi come tecnico dei migliori talenti – ha deciso di dedicare più tempo alla famiglia. Ma l’addio prelude inevitabilmente a un grande cambiamento, che il campione altoatesino dovrà programmare con largo anticipo.
Un rapporto iniziato a Wimbledon nel 2022
Il coach australiano accettò di provare a lavorare con lui in occasione di Wimbledon 2022 e poi non se ne è più andato, innamorato della qualità e del carattere determinato del ragazzo di Sesto. «Sono stato fortunato a conoscerlo. Insieme abbiamo fatto tante cose e superato altrettante difficoltà. Mi ha aiutato molto anche a livello personale. Il tennis gli deve molto, è uno dei migliori tecnici della storia. Nei giorni scorsi ad Adelaide ho conosciuto suo padre: ha una bella famiglia, e ci sono altre cose al di là del nostro sport». Insomma, Darren se ne va in pensione. O quasi. «Mi ha detto che è la sua ultima stagione, e lo capisco». Forse Sinner non voleva dirlo pubblicamente, però è andata così. Ha corretto il tiro, sostenendo che Cahill lo avesse già raccontato in una intervista.
"Un anno è lungo, poi vedremo”
In realtà quello aveva detto un’altra cosa: Sinner sarà l’ultimo giocatore che alleno. «Comunque un anno è lungo. E poi, vedremo». Lo ha ripetuto più volte. In altre parole: abbiamo ancora molto tempo davanti per continuare a vincere, magari alla fine ci ripensa. Chissà. Ma se le sue intenzioni saranno confermate, il supercoach dovrà e esser sostituito, sarà per forza una decisione ponderata con grande anticipo e forse ci sta già pensando: Jannik non lascia mai spazio all’improvvisazione. Quante partite, per il numero uno.
Qualche impaccio con Schoolkate
E a proposito di partite: ieri nel secondo turno degli Australian Open ha superato Tristan Schoolkate, ragazzo di casa spinto dai 15mila della Rod Laver Arena. Contro il numero 173 al mondo doveva essere una formalità: invece la storia si è complicata subito, addio primo set, il primo perso da 106 giorni. Forse innervosito dal vento, Sinner ha commesso qualche errore di troppo rispetto ai suoi impeccabili standard. «Non sapevo nulla di lui, e all’inizio ha servito meglio di me, giocando delle volée impeccabili: devi accettare che un avversario faccia delle belle cose. Però poi ho gestito la situazione. Avrei preferito muovermi in maniera più libera, ma a volte puoi anche essere contento di vincere così. Questo incontro mi ha comunque dato fiducia: servirà per alzare l’asticella nel prossimo turno».
Ora lo aspetta un duello fisico con Giron
Mantiene la calma, cerca di trovare degli aspetti positivi in ogni situazione. Guarda avanti. Insieme alla sua squadra è già concentrato sul prossimo impegno, la macchina è sempre in moto: domani (orario ancora da definire) affronta nel terzo turno l’americano Marcos Giron, numero 46 del ranking: «Abbiamo giocato contro una sola volta, nel 2023 a Shanghai: era stata una partita fisica, anche questo sarà un impegno difficile perché è un tipo solido. Ma preferisco pensare a me stesso, che agli altri». Appunto, Jannik. Abbastanza felice.