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Djokovic non va in pensione, gli acciacchi sono una recita: Alcaraz ci casca di nuovo

Novak Djokovic 

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Nole in semifinale agli Australian Open (sfiderà Zverev) ma già sventola la bandiera con 25 Slam. Carlos: “Mi ha confuso le idee”
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MELBOURNE - Ha vinto ancora il vecchio, come ai Giochi di Parigi, perché si è dimostrato più giovane del ragazzo: affamato ed entusiasta — lui — come un esordiente. Fresco mentalmente, al punto da riuscire a intrappolare l’altro nella sua rete. E al diavolo le 16 primavere di differenza. “Avrei voluto che questa fosse la finale”, giura. Con un ghigno. Carnefice, a fine partita gioca a travestirsi da vittima, quando confessa: “Se Carlos avesse vinto anche il secondo set, mi sarei arreso. Non ho più il fisico di una volta”. Bugiardo e immortale Novak Djokovic: perde il primo set e viene quasi il sospetto lo abbia fatto apposta, per illudere Alcaraz e poi colpirlo senza pietà. Finirà 4-6, 6-4, 6-3, 6-4 dopo 3 ore e 37.

Djokovic, semifinale contro Zverev

Nole il Vecchio. A 37 anni e 249 giorni, solo 7° fra le teste di serie e nel ranking (ma sarà almeno 6° da lunedi), si è guadagnato la semifinale con Alexander Zverev (7-6 7-6 2-6 6-1 a Tommy Paul). Ma già guarda avanti, all’appun…

MELBOURNE - Ha vinto ancora il vecchio, come ai Giochi di Parigi, perché si è dimostrato più giovane del ragazzo: affamato ed entusiasta — lui — come un esordiente. Fresco mentalmente, al punto da riuscire a intrappolare l’altro nella sua rete. E al diavolo le 16 primavere di differenza. “Avrei voluto che questa fosse la finale”, giura. Con un ghigno. Carnefice, a fine partita gioca a travestirsi da vittima, quando confessa: “Se Carlos avesse vinto anche il secondo set, mi sarei arreso. Non ho più il fisico di una volta”. Bugiardo e immortale Novak Djokovic: perde il primo set e viene quasi il sospetto lo abbia fatto apposta, per illudere Alcaraz e poi colpirlo senza pietà. Finirà 4-6, 6-4, 6-3, 6-4 dopo 3 ore e 37.

Djokovic, semifinale contro Zverev

Nole il Vecchio. A 37 anni e 249 giorni, solo 7° fra le teste di serie e nel ranking (ma sarà almeno 6° da lunedi), si è guadagnato la semifinale con Alexander Zverev (7-6 7-6 2-6 6-1 a Tommy Paul). Ma già guarda avanti, all’appuntamento di domenica prossima con la storia. Osservate come in trance agonistica sventola la bandiera serba col numero 25 che gli porgono i suoi tifosi, salutati col segno nazionalista-religioso delle tre dita: se si prende questo torneo ancora una volta — l’undicesima! — saranno 25 Slam, mai nessuno come lui e forse mai nessuno più. Intanto, fa lo spiritoso: “Sascha (Zverev) ha già promesso che mi farà vincere”. Lo scorso anno invece era stato battuto da Sinner, dopo una incredibile serie di 33 partite consecutive vinte agli Australian Open.

Alcaraz saluta il pubblico, Djokovic applaude (afp)

Il problema fisico e il cambio di marcia

Con lo spagnolo i precedenti erano 4 a 3 per il serbo, l’ultimo successo sulla terra rossa nella finale olimpica di Parigi ma il mese prima la sconfitta a Wimbledon in finale come nel 2023. “Quando lo incrocio è sempre una battaglia, e questa è una delle migliori che ho combattuto”, sostiene. Alla fine ha abbracciato il suo antico rivale e nuovo coach, Andy Murray. “Insieme stiamo superando tante difficoltà che non posso raccontare: apprezzo molto quel che sta facendo”. Dice che si è fatto male verso la fine del primo set, però prima parla di una lesione al ginocchio e poi all’inguine. C’è da credergli? “Non voglio entrare nei dettagli. Ma il medico mi ha dato in due riprese degli antidolorifici, e sono stato meglio”. La cosa ha fatto perdere la concentrazione ad Alcaraz. “Me ne sono accorto”, se la ride. “Ho visto che esitava: riconosco quella sensazione. Ne ho approfittato, sono diventato più aggressivo”.

Djokovic parla con il fisioterapista (afp)

Il rammarico di Alcaraz: “Avevo la partita in pugno”

Quei 16 anni in più possono fare molto comodo, a volte. “Quando il tuo avversario sta male, diventa sempre tutto più complicato. Non sai se stia per ritirarsi o continui, e cominci a porti delle domande: si muoverà, starà fermo, che diavolo succede? Finisci che pensi più a lui che a te stesso”. In che trappolone è caduto, povero Carlos. Lo spagnolo, 21 anni, non si dà pace: “Avevo la partita in pugno, dovevo semplicemente spingere nel secondo set. Invece mi ha confuso le idee”.

A Nole il Vecchio piace proprio la parte dell’anziano pieno di acciacchi. “Domani riposo, fisioterapista e massaggi. Neanche un allenamento leggero, non ce la farei. Dopo, si vedrà”.

Caccia allo Slam numero 25

L’infortunio, vero o falso che sia, non lo preoccupa più di tanto. “In molti anni e diversi successi, non ricordo un solo Slam in cui non ci sia stato un qualche dramma sportivo. Sono qui solo per competere e prendermi il titolo”. Furbo e fatalista: “Se mi sistemo dal punto di vista fisico, allora le cose cambiano. Perché mentalmente mi sento un ragazzino. E questa vittoria mi darà ancora più energia”.

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