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Sinner batte Shelton, è la seconda finale agli Australian Open: “Ma stavolta non so come ho fatto”

Sinner ringrazia il pubblico di Melbourne 

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Il numero 1 del mondo analizza il successo (7-6, 6-2, 6-2) sullo statunitense. Unici brividi nel primo set e nel finale, quando ha chiamato il fisioterapista
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Melbourne - Jannik Sinner supera in 3 set (7-6, 6-2, 6-2) e poco più di 2 ore mezza di gioco l’americano Ben Shelton, qualificandosi per la finale di domenica degli Australian Open: incontrerà il tedesco Alexander Zverev. Tra le due semifinali odierne alla Rod Laver Arena, la differenza è che, dopo il primo set, Shelton – che in precedenza aveva sprecato 2 set point – non si è ritirato: ma anche questa partita è stata in qualche modo segnata dal tie-break. La Montagna, come è soprannominato Shelton, ha fatto anche vedere delle belle cose e con ogni probabilità – come predicono gli esperti – nelle prossime stagioni sarà stabilmente nei Top10. Ma contro Sinner, questo Sinner (quello della “modalità mostro”, secondo l’allenatore Vagnozzi), non c’è nulla da fare: vince perché diversamente dagli altri riesce a mantenere lo stesso altissimo livello per tutta la partita.

Melbourne - Jannik Sinner supera in 3 set (7-6, 6-2, 6-2) e poco più di 2 ore mezza di gioco l’americano Ben Shelton, qualificandosi per la finale di domenica degli Australian Open: incontrerà il tedesco Alexander Zverev. Tra le due semifinali odierne alla Rod Laver Arena, la differenza è che, dopo il primo set, Shelton – che in precedenza aveva sprecato 2 set point – non si è ritirato: ma anche questa partita è stata in qualche modo segnata dal tie-break. La Montagna, come è soprannominato Shelton, ha fatto anche vedere delle belle cose e con ogni probabilità – come predicono gli esperti – nelle prossime stagioni sarà stabilmente nei Top10. Ma contro Sinner, questo Sinner (quello della “modalità mostro”, secondo l’allenatore Vagnozzi), non c’è nulla da fare: vince perché diversamente dagli altri riesce a mantenere lo stesso altissimo livello per tutta la partita.

Sinner: "Con Zverev sarà una grande finale”

“E’ la mia seconda finale consecutiva, ma questa volta non so bene come ho fatto”, scherza Jannik col pubblico alla fine del match. “Il primo set è stato molto duro, ma cruciale: entrambi non abbiamo servito come sappiamo ma abbiamo risposto bene, vincere al tie-break mi ha dato fiducia”. Il fisioterapista l’ha massaggiato verso la fine. “C’era molta tensione, ho avuto dei crampi leggeri: 3 set ma due ore mezza complessive di gioco, bello sforzo”. Jim Courier gli chiede dell’addio del supercoach Darren Cahill a fine stagione. “E’ un grandissimo allenatore, come Simone Vagnozzi. Questa sarà la sua ultima stagione, un anno è lungo ma intanto e sono contento sia qui con noi per questo importante appuntamento. C’è una grande relazione con tutti, compresi il preparatore atletico e il fisio (li cito, altrimenti si arrabbiano). Non siamo un team, siamo una famiglia». Domenica c’è Zverev: “Sarà una partita difficile come nel passato, lui è un grande giocatore e vuole vincere il suo primo Slam. Io darò il massimo, sperando nel supporto del pubblico. Sarà un bell’incontro”.

Ben spreca 2 set point, Jannik ringrazia e allunga

Nel primo set Sinner ha subito perso il servizio ed è sembrato a lungo in difficoltà con la prima palla: sotto 0-2, ha restituito la ‘cortesia’ al tennista statunitense, ma Ben - molto efficace anche da fondo e altrimenti puntuale con la propria battuta – sul 5 pari ha nuovamente sorpreso l’italiano, poco lucido in alcun scelte: la doppia occasione di vincere il set è stata però vanificata da due dritti scellerati in rete. Al tie-break Jannik ha infilato 5 punti consecutivi (grazie a 4 errori del suo avversario), e ha chiuso la pratica in un’ora e 11 minuti. Il vantaggio ha dato fiducia al numero 1 del mondo e depresso il suo sfidante, che continuando a sbagliare gli ha consegnato un vantaggio di 4 giochi a zero. Per chiudere 6-2, Sinner ha impiegato solo 42 minuti.

Nel terzo set il solo brivido è il fisioterapista

Nel terzo set c’è stato un momento di incertezza sull’1-2 per Shelton e 15-40 servizio Sinner: qui non è stato tanto l’americano a buttare via i break point quanto Jannik a ribaltare tutto prima con un lungolinea, poi con un servizio vincente e un ace, quindi ancora con un attacco indifendibile. Nel gioco seguente, l’italiano ha strappato il servizio a Shelton. Al cambio campo, il fisioterapista gli ha massaggiato entrambe le cosce ma in particolare la sinistra: speriamo non sia un brutto segnale, nelle prossime ore si vedrà che tipo d’affaticamento si tratta. Poi si è facilmente portato sul 4-2 e nuovamente ha vinto il game sulla battuta dell’altro. Ha chiuso con un 6-2 in 43 minuti.

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