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Djokovic lascia gli Australian Open tra i fischi: “E adesso tifo per Zverev”

(reuters)

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Il serbo si è ritirato in semifinale dopo aver perso il primo set contro il tedesco. Binaghi: “Il suo tifo contro Sinner una caduta di stile”
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MELBOURNE — Questa volta aveva raccontato la verità, Nole Djokovic. L’infortunio alla gamba sinistra, affrontando Alcaraz nei quarti: quando non riusciva più a correre, ma all’improvviso è resuscitato, in tempo per vincere la partita. Lo spagnolo lo aveva accusato di aver fatto una sceneggiata per mandarlo in confusione. Lui aveva sorriso. Ma era una smorfia di dolore. “Dopo l’incontro, per due giorni non ho più colpito una pallina. È successo di nuovo solo un’ora prima della semifinale, durante il riscaldamento”. Non era sicuro neppure di scendere in campo. L’ha fatto, perché è sempre stato un leone e lo aveva ricordato a tutti facendo impazzire il povero Carlos. “In passato avevo vinto dei tornei in condizioni che mi sembravano peggiori”. Se avesse fatto suo il primo set, ci è andato vicinissimo, allora chissà. “L’adrenalina mi avrebbe fatto continuare, è certo. Magari qualche game, forse un altro set. Chi può dirlo? Però non credo sarei arrivato in fondo a un incontro di cinque ore…

MELBOURNE — Questa volta aveva raccontato la verità, Nole Djokovic. L’infortunio alla gamba sinistra, affrontando Alcaraz nei quarti: quando non riusciva più a correre, ma all’improvviso è resuscitato, in tempo per vincere la partita. Lo spagnolo lo aveva accusato di aver fatto una sceneggiata per mandarlo in confusione. Lui aveva sorriso. Ma era una smorfia di dolore. “Dopo l’incontro, per due giorni non ho più colpito una pallina. È successo di nuovo solo un’ora prima della semifinale, durante il riscaldamento”. Non era sicuro neppure di scendere in campo. L’ha fatto, perché è sempre stato un leone e lo aveva ricordato a tutti facendo impazzire il povero Carlos. “In passato avevo vinto dei tornei in condizioni che mi sembravano peggiori”. Se avesse fatto suo il primo set, ci è andato vicinissimo, allora chissà. “L’adrenalina mi avrebbe fatto continuare, è certo. Magari qualche game, forse un altro set. Chi può dirlo? Però non credo sarei arrivato in fondo a un incontro di cinque ore”. Nel tie-break è sceso a rete per una facile volée: è finita in rete, intrappolando quel suo sogno che è diventato un’ossessione. Ha perso il set, ha detto basta. Ha abbracciato Zverev, ha stretto la mano all’arbitro e se n’è andato, accompagnato dai fischi ingenerosi del pubblico.

"Non mi fermo qui”

Djoko ha vinto 24 Slam, tanti quanti Margareth Smith Court. È dagli Us Open del 2023 che cerca il successo numero 25. “Non mi fermo qui”, giura. A maggio compirà 38 anni. “Ci riprovo”. E quando lo vinco, smetto: non lo dice, però lo pensa. Il prossimo tentativo sarà al Roland Garros. “Non so ancora se tornerò qui nel 2026”, risponde agli australiani, che lo hanno visto trionfare dieci volte. Dipende dal sogno. O dall’ossessione, chiamatela come vi pare.

Era entrato in campo con la coscia sinistra fasciata. Dice che si tratta di uno strappo muscolare. “L’entità esatta la conosceremo al ritorno in Europa. Vorrei guarire in fretta: tra qualche settimana giochiamo a Doha”. Il bilancio dei suoi Australian Open dovrebbe essere più che positivo. “Ho giocato molto bene. Fisicamente ero a posto. Le semifinali sono oggettivamente un successo. Ma, visto il mio obiettivo, questa è una delusione”. Aveva scelto di farsi seguire come coach dal vecchio avversario e coetaneo, Andy Murray. “Non so ancora se il rapporto continuerà. Abbiamo lavorato molto bene, insieme. Adesso però è presto e l’amarezza — per entrambi — ancora fresca: ne riparleremo”.

I fischi

Restano i fischi della Rod Laver Arena. Zverev ha rimproverato il pubblico: “Non si fischia un giocatore che si ritira per un infortunio. Ma soprattutto non si fischia Djokovic, che ha dato tutto a questo sport negli ultimi vent’anni. Nole è uno dei miei migliori amici del circuito: mi ha sempre aiutato, quando ero in difficoltà”. Il serbo ha subito contraccambiato: “Spero che Sascha vinca il suo primo Slam, farò il tifo per lui in finale”. Parole che non sono piaciute al presidente della Federtennis, Angelo Binaghi: “Una grande caduta di stile di Djokovic, queste dichiarazioni non gli fanno onore. Perché tifare per uno dei due? Jannik è un ragazzo esemplare”. Il numero uno al mondo invece non se l’è presa: “Ci sta che Djokovic tifi per Zverev, so che si conoscono da tanto tempo. Non c’è nessuna cattiveria nei miei confronti”.

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