Melbourne – Ieri sera è rimasto in albergo. Niente cena in uno dei due ristoranti italiani del centro, come le altre volte. Meglio evitare distrazioni. Voleva restare tranquillo con la «famiglia» – gli allenatori Darren Cahill e Simone Vagnozzi, il preparatore Marco Panichi e il fisioterapista Ulises Badio, il fratello Mark venuto a Melbourne con la fidanzata — che non lo lascia un istante. Jannik Sinner ha bisogno di riposare. Stamani si alzerà con calma, raggiungerà il circolo nel primo pomeriggio australiano e farà un riscaldamento completo, quel rituale che gli era mancato nella strana vigilia con Rune. Alle 19.30 locali — in Italia saranno le 9.30 di questa mattina, diretta su Eurosport e in chiaro su Nove — scende in campo contro Alexander Zverev. Un anno fa, davanti c’era Medvedev: allora tutto aveva quel sapore speciale della sorpresa, oggi è la conferma che Sinner è il numero 1, e lo resterà a lungo. Guai però a dare per scontato un incontro che nasconde mille insidie.
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Melbourne – Ieri sera è rimasto in albergo. Niente cena in uno dei due ristoranti italiani del centro, come le altre volte. Meglio evitare distrazioni. Voleva restare tranquillo con la «famiglia» – gli allenatori Darren Cahill e Simone Vagnozzi, il preparatore Marco Panichi e il fisioterapista Ulises Badio, il fratello Mark venuto a Melbourne con la fidanzata — che non lo lascia un istante. Jannik Sinner ha bisogno di riposare. Stamani si alzerà con calma, raggiungerà il circolo nel primo pomeriggio australiano e farà un riscaldamento completo, quel rituale che gli era mancato nella strana vigilia con Rune. Alle 19.30 locali — in Italia saranno le 9.30 di questa mattina, diretta su Eurosport e in chiaro su Nove — scende in campo contro Alexander Zverev. Un anno fa, davanti c’era Medvedev: allora tutto aveva quel sapore speciale della sorpresa, oggi è la conferma che Sinner è il numero 1, e lo resterà a lungo. Guai però a dare per scontato un incontro che nasconde mille insidie.
Le insidie di Zverev
Sascha è uno dei pochi giocatori che vanta un record positivo (4-2) nei precedenti con lui, è arrivato in finale senza mostrare crepe in un gioco essenziale che fa del servizio un’arma letale, ha corso poco più di un’ora nel suo ultimo incontro, complice l’infortunio di Djokovic (Nole ha postato la risonanza magnetica dello strappo alla coscia sinistra: "Questa è per tutti gli “esperti” di infortuni sportivi là fuori”). Zverev insomma arriva fresco e pimpante all’appuntamento con quella che potrebbe essere la sua prima vittoria in uno Slam, dopo due sconfitte negli ultimi 5 anni. Ieri si è allenato prima alla Margaret Court Arena, poi al Court 16. Sinner è tornato al National Tennis Center, struttura coperta: mentre palleggiava, Jannik per un momento è sembrato toccarsi la coscia. Venerdì durante il match con Shelton aveva accusato dei “leggeri crampi” legati alla tensione per la sfida (“Di origine mentale”, testualmente).
Bolelli e Vavassori sconfitti come lo scorso anno
In albergo ha assistito alla prima parte della finale del doppio maschile, protagonisti Simone Bolelli e Andrea Vavassori: solo una parte, appunto, perché l’incontro è finito a notte fonda. In una Rod Laver Arena per pochi intimi, perché il trasporto pubblico dopo una certa ora non era più garantito e gli spettatori hanno preferito tornare a casa, il duo azzurro prima ha vinto un tie-break al limite dell’assurdo, al 5° set point, dopo averne annullati 10, poi ha ceduto sempre al tie-break il secondo, è infine crollato nel terzo. Ha vinto gli Australian Open la coppia formata dal finlandese Heliovaara (aveva smesso di giocare per un patologia alla schiena, ha ripreso dopo 4 anni grazie a una nuova cura) e dal britannico Patten, ex impiegato dell’Ibm, per cui stilava le statistiche dei tornei. I nostri erano stati sconfitti in finale anche un anno fa. Jannik è scaramantico, glielo diranno stamani: ieri sera è andato a letto presto.