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Bellucci, l’intervista: “Sognando Agassi, mi allenava papà. Ora sono un altro”

Mattia Bellucci 

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Il 23enne lombardo è in semifinale a Rotterdam dopo aver battuto Tsitsipas: “Porto la bandana per Andre, ho una passione per il basket, l’abbigliamento e la musica degli anni 90. Il mio gioco nasce da follia e studio”. Contro De Minaur a caccia di un’altra impresa
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ROMA - La favola Bellucci non è ancora ai titoli di coda e ogni giorno, nel torneo Atp 500 di Rotterdam, si allunga di un capitolo: passando anche per le qualificazioni, il 23enne di Castellanza, Varese, mancino, è arrivato in semifinale. Ieri si è sbarazzato (6-4, 6-2) di Tsitsipas, il numero 12 del mondo. Mattia Bellucci, numero 92 (ma è già virtualmente 68), oggi chiede strada a De Minaur. “Sarà una nuova esperienza di vita”.

Il suo obiettivo qual è?
“La stabilità. Avere una buona classifica, fare strada nei tornei. Il tennis è una passione vera”.

Nata in famiglia.
“Mio padre, Fabrizio, è un maestro di tennis. La prima racchetta me l’ha data lui. E mi ha messo davanti alla tv, a vedere partite. Ma non quelle di Federer e Nadal. Vecchie partite in cassetta: McEnroe, Lecon…

ROMA - La favola Bellucci non è ancora ai titoli di coda e ogni giorno, nel torneo Atp 500 di Rotterdam, si allunga di un capitolo: passando anche per le qualificazioni, il 23enne di Castellanza, Varese, mancino, è arrivato in semifinale. Ieri si è sbarazzato (6-4, 6-2) di Tsitsipas, il numero 12 del mondo. Mattia Bellucci, numero 92 (ma è già virtualmente 68), oggi chiede strada a De Minaur. “Sarà una nuova esperienza di vita”.

Il suo obiettivo qual è?
“La stabilità. Avere una buona classifica, fare strada nei tornei. Il tennis è una passione vera”.

Nata in famiglia.
“Mio padre, Fabrizio, è un maestro di tennis. La prima racchetta me l’ha data lui. E mi ha messo davanti alla tv, a vedere partite. Ma non quelle di Federer e Nadal. Vecchie partite in cassetta: McEnroe, Leconte, Courier, Sampras. E Agassi, soprattutto. Ricordo una partita tra Agassi e Ivanisevic del 1992. L’ho vista su Youtube”.

La bandana è un omaggio ad Andre?
“Sì, è un portafortuna ma anche un riferimento temporale. Mi ispiro a quel tennis. Devo farlo: non ho un gran fisico, anche se l’Atp mi toglie sempre 5 cm. Sono 1,80 e devo sopperire con la tecnica e con la fantasia”.

Medvedev prima e Tsitsipas poi li ha tramortiti con le palle corte, i dritti mancini a uscire. E con gli ace di seconda.
“Quella è un po’ follia e un po’ studio: Ivanisevic serviva esterno sulla seconda e poi si buttava a rete. Mi piace osare”.

Come Agassi ha avuto un padre allenatore: il vostro rapporto, dal punto di vista sportivo, a un certo punto si è interrotto.
“Ho voluto cambiare alcune cose ed era importante fare un passo oltre. Abbiamo avuto qualche discussione, lui inizialmente non ha preso benissimo la mia decisione. Parlano però i risultati. Entrato nei 200, meno di un anno fa, ho scelto anche un mental coach, Giuseppe Vercelli. Mi aiuta molto a tenere la testa collegata per tutta la partita”.

Ha vinto alcuni tornei minori e soprattutto giocato in ogni parte del mondo, da Monastir a Tokyo, da Vilnius a Santa Cristina Val Gardena: come vive questo vagabondare?
“Non mi dispiace: adoro vagare per le città, scoprire nuove culture. Ho un tatuaggio sul braccio con due divinità giapponesi. E amo la musica rock”.

Ha mai avuto il dilemma: o esplodo, o smetto?
“No, non ancora. A 23 anni mi sono dato del tempo”.

A che punto è arrivato?
“Il punto di non dovermi preoccupare di vincere per accumulare premi e potermi permettere questa vita: quel punto lo si supera vincendo i Challenger. Io sono per fortuna oltre. Ma la luce può spegnersi in qualsiasi momento”.

Ha l’età di Sinner.
“Il valore di Jannik lo scopriremo alla lunga: grazie a lui tanti inizieranno a giocare a tennis. E avremo altri numeri 1 italiani, questo è sicuro”.

Ha una fidanzata?
“Sì, ma non fa la tennista. Per fortuna. Così possiamo stare insieme più a lungo”.

Ossessioni, manie?
“Il basket, ma non ero portato per il fisico. Però mi è rimasta la passione per Jordan, per le sneakers, l’abbigliamento anni 90. La musica degli anni che non ho vissuto. Strano, insolito forse. Ma mi piace essere sempre me stesso, in campo e fuori. In questi ultimi giorni ho vinto come sognavo di vincere, con il mio gioco. Non so farne un altro. Mi sto scoprendo. E sto scoprendo che funziona”.

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