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Rublev e la depressione: “Mi davo racchettate fino a sanguinare, i pensieri mi stavano uccidendo”

Andrey Rublev 
Il tennista russo, numero 10 del mondo, racconta il periodo più duro della sua vita. “Ho iniziato un nuovo percorso grazie anche all’aiuto dell’ex n.1 Marat Safin. Consiglio a tutti di essere onesti con se stessi”
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Andrey Rublev mi sta mettendo alle spalle un periodo molto difficile della sua vita. Prima di essere battuto nei quarti di finale dal polacco Hubert Hurkacz, il tennista russo ha parlato durante il torneo di Rotterdam della sua depressione: “Mi sento come una persona dipendente da qualcosa. Ogni giorno ho paura. Oggi sono riuscito a calmarmi, non so se il giorno dopo ci riuscirò. L'importante è accettarsi, mettere da parte il proprio ego e ascoltare la propria voce interiore. Consiglio a tutti di essere onesti con se stessi. Il 99 per cento delle persone al mondo, anche se pensano di esserlo, non sono completamente oneste con se stesse”.

Rublev: “Sto vivendo un’altra vita”

Rublev, n. 10 del ranking mondiale, aveva affrontato il tema anche durante gli Australian Open in un intervista al Guardian, in cui aveva parlato dei frequenti atti di autolesionismo in campo, quelle terribili, ripetute, violente racchettate alle gambe con cui spesso si è ferito fino a sanguinare. “Quando rivedevo i video di quelle scene – ha spiegato al quotidiano britannico – all’inizio mi sentivo male perché non sono quel tipo di persona. Ma quello lì non sono più io, quelle immagini appartengono a una vita precedente".

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Rublev e la depressione: il momento più basso

Rublev ha toccato il fondo a Wimbledon 2024, con la sconfitta al primo turno contro l’argentino Francisco Comesana, allora n. 122 della classifica mondiale: “È stato il momento peggiore della mia vita – ha ammesso – ma il tennis non c'entrava niente. Niente per me aveva più senso. La mia testa era affollata di pensieri che mi stavano uccidendo, una situazione che non riuscivo più a gestire. Ora mi sento meglio. Comincio a essere più equilibrato perché sono onesto con me stesso. Vedo la mia situazione in modo più realistico. È meno drammatica di prima, quindi ho un rapporto un po' più sano con la mia persona”.

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Rublev e l’aiuto di Marat Safin

Il russo sta cercando di cambiare la sua vita, cambiando anche le cure contro la depressione: “Prima prendevo pastiglie che non mi erano affatto d'aiuto. Ho smesso di assumerle e ho trovato supporto in Marat Safin”, l’ex numero uno al mondo, 45 anni, suo connazionale, vincitore di due tornei dello Slam, oggi allenatore nel circuito. “Ho iniziato a lavorare con uno psicologo – ha concluso Rublev – e imparato molto su me stesso. Anche quando non mi sento di buon umore, non provo più quella folle ansia e lo stress di non capire cosa fare della mia vita".

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