Sinner, la Wada: “Il suo caso lontano milioni di miglia dal doping”
Jannik Sinner è “a milioni di miglia di distanza dal doping”. Ross Wenzel, consigliere generale della Wada, ai microfoni di BBC Sport spiega i motivi del patteggiamento tra l’Agenzia mondiale antidoping e il numero uno del tennis. "Il feedback scientifico che abbiamo ricevuto è stato che questo non poteva essere un caso di doping intenzionale". In sintesi: il caso Sinner non è associabile al doping.
Sinner accusato di trattamento di favore
Il chiarimento arriva dopo l’ondata di critiche arrivate da numerosi tennisti contro l’altoatesino, accusato di aver ricevuto un trattamento di favore (i 3 mesi di stop previsti dal patteggiamento invece di una squalifica dai 12 ai 24 mesi). Wenzel, considerato uno dei principali avvocati antidoping al mo…
Jannik Sinner è “a milioni di miglia di distanza dal doping”. Ross Wenzel, consigliere generale della Wada, ai microfoni di BBC Sport spiega i motivi del patteggiamento tra l’Agenzia mondiale antidoping e il numero uno del tennis. "Il feedback scientifico che abbiamo ricevuto è stato che questo non poteva essere un caso di doping intenzionale". In sintesi: il caso Sinner non è associabile al doping.
Sinner accusato di trattamento di favore
Il chiarimento arriva dopo l’ondata di critiche arrivate da numerosi tennisti contro l’altoatesino, accusato di aver ricevuto un trattamento di favore (i 3 mesi di stop previsti dal patteggiamento invece di una squalifica dai 12 ai 24 mesi). Wenzel, considerato uno dei principali avvocati antidoping al mondo, ha respinto questi sospetti, ribadendo come la durata della squalifica sia stata determinata in modo appropriato e senza tenere conto del calendario tennistico. Il consigliere ha poi allontanato qualsiasi ipotesi di pressioni pubbliche o politiche sul caso: “Abbiamo ricevuto messaggi sia da chi ritiene che la sanzione sia troppo severa, sia da chi la considera troppo leggera. Forse questo è un segnale che si è trovato un equilibrio, anche se la decisione non può essere popolare per tutti”. Insomma, la pena dei tre mesi “è giusta, perché questo caso era a un milione di miglia dal doping", conclude Wenzel.
Fitzgerald: “Quello di Sinner un caso unico”
Prima di lui, anche il portavoce della Wada James Fitzgerald aveva chiarito la posizione dell’agenzia in un’intervista a La Stampa. “Jannik Sinner? Un caso unico. La sanzione di un anno nei suoi confronti sarebbe stata troppo severa”. In base all’articolo 10.8.2 del Codice Antidoping, Fitzgerald spiega l’unicità della vicenda del numero uno del tennis. “Una delle funzioni principali dell'articolo 10.8.2 è garantire che i casi unici, che non rientrano esattamente nel quadro sanzionatorio, possano essere giudicati in modo appropriato ed equo, a condizione che tutte le parti e la Wada siano d’accordo”, dichiara il portavoce, ribadendo come sia stato verificato che "lo scenario dell'atleta fosse scientificamente plausibile e ben supportato dai fatti".
Proprio quanto successo a Sinner, che insieme al suo entourage ha patteggiato con l’Agenzia, evitando il giudizio davanti al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) di Losanna, dove la Wada aveva fatto ricorso. “L’articolo in questione – prosegue Fitzgerald – consente un’ulteriore riduzione del periodo di sospensione in base al livello di gravità della specifica violazione, nonché al fatto che l’atleta abbia ammesso la violazione. La disposizione è stata utilizzata decine di volte, nelle migliaia di casi giudicati dall’entrata in vigore del Codice 2021”.
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Perché la Wada ha fatto ricorso al Tas
Ma allora perché la Wada aveva deciso di impugnare l’assoluzione dell’International Tennis Integrity Agency (Itia) davanti al Tas? "Al fine di difendere l'importante principio secondo cui gli atleti sono effettivamente responsabili delle azioni del loro team, la Wada ha deciso di presentare ricorso”, si legge. In sintesi, per la Wada l’atleta è sempre responsabile dei comportamenti del suo staff (in questo caso la somministrazione involontaria della sostanza durante un massaggio). Per questi motivi chiedeva per Sinner una squalifica dai 12 ai 24 mesi. Poi il passo indietro. L’agenzia ha riesaminato il caso e deciso che, sulla base dei documenti presentati da Jannik, “anche la sanzione di un anno sarebbe stata troppo severa”.
Il dietrofront della Wada
Dalle parole del portavoce emerge ancora una volta la consapevolezza dell'unicità del caso Sinner: "I fatti di questo caso erano davvero unici e diversi da altri casi che riguardavano la somministrazione da parte del personale di supporto dell’atleta. In effetti, questo non era un caso di somministrazione diretta da parte dell’entourage dell’atleta, ma di assorbimento transdermico perché il massaggiatore dell’atleta (all’insaputa dell’atleta) aveva trattato un taglio sul dito con un prodotto contenente Clostebol”, conclude. Il dietrofront della Wada suona quindi come una conferma dell’infondatezza del suo ricorso al Tas, dove l’appello avrebbe rischiato di essere respinto del tutto. Da qui il ripensamento e la convergenza su una pena molto inferiore rispetto alle richieste iniziali.
Sinner, a Sesto uno striscione di solidarietà
Un grande striscione esposto presso la Casa delle Montagne, in collaborazione con la Scuola di Alpinismo Tre Cime, esprime la solidarietà di Sesto a Sinner. "Sexten is always Proud of You" è il messaggio a testimonianza, riferisce una nota, "del sostegno e dell'unità di tutta la comunità". "Tutti gli abitanti di Sesto sono orgogliosi dei successi sportivi, della disciplina e del carattere di Jannik Sinner, indipendentemente dagli eventi attuali", sottolinea la nota. “Per la popolazione locale, il vero valore non è solo il successo sportivo, ma anche l'umanità e il senso di appartenenza, specialmente nei momenti difficili", conclude la nota sottolineando che "con questo gesto, Sesto vuole ribadire che è accanto a Jannik, non solo come atleta, ma soprattutto come persona".