✕

Santopadre: “Berrettini non è Sinner, ma può tornare tra i primi dieci del mondo”

Matteo Berrettini (reuters)

Ascolta l'audio

Intervista all’ex allenatore del tennista romano, appena tornato tra i primi 30 del ranking: “La nostra una storia unica. Jannik? Ha una mentalità che ho visto solo in Nadal e Djokovic”
3 minuti di lettura

Per Vincenzo Santopadre, Berrettini è come un figlio. È stato il suo allenatore per 13 anni, lo ha aiutato a sbocciare e poi a crescere: la finale di Wimbledon nel 2021, il 6° posto nel ranking Atp. Nell’autunno di 2 anni fa le strade si sono divise, ma tra loro resta un rapporto speciale: nessuno conosce altrettanto bene Matteo sul campo da tennis, e fuori. Il campione romano è appena tornato tra i migliori 30 della classifica mondiale. “Ma è solo l’inizio”, scommette Vincenzo. Che parla del suo ‘gioiello’ e di Sinner, di amicizia e di paure, rabbia ed egoismo, talento e dubbi. Di tennis, appunto.

Santopadre, secondo lei Berrettini può tornare nella Top 10?
“Traguardo durissimo: i migliori 10 del mondo sono in realtà più di 10. È un mosaico con tante tess…

Per Vincenzo Santopadre, Berrettini è come un figlio. È stato il suo allenatore per 13 anni, lo ha aiutato a sbocciare e poi a crescere: la finale di Wimbledon nel 2021, il 6° posto nel ranking Atp. Nell’autunno di 2 anni fa le strade si sono divise, ma tra loro resta un rapporto speciale: nessuno conosce altrettanto bene Matteo sul campo da tennis, e fuori. Il campione romano è appena tornato tra i migliori 30 della classifica mondiale. “Ma è solo l’inizio”, scommette Vincenzo. Che parla del suo ‘gioiello’ e di Sinner, di amicizia e di paure, rabbia ed egoismo, talento e dubbi. Di tennis, appunto.

Santopadre, secondo lei Berrettini può tornare nella Top 10?
“Traguardo durissimo: i migliori 10 del mondo sono in realtà più di 10. È un mosaico con tante tessere che devono incastrarsi. Matteo ha la qualità e la conoscenza: la vittoria su Djokovic a Doha gli ha dato una grande iniezione di fiducia. Mi sembra più ‘vivo’, sta riuscendo di nuovo a fare quel che gli piace: giocare, essere competitivo. Se sei forte, sei anche consapevole che alla fine i risultati ti daranno ragione. Ora serve continuità, anche un po’ di fortuna: perché sei sempre al limite, tutte le cose buone devono allinearsi. Si riprenderà quello che gli apparteneva”.

L’aspetto mentale è il principale ingrediente.
“La volontà dell’atleta: ovvero, quanto vuole investire su sé stesso. Ci vuole costanza, e pazienza: Matteo per recuperare dagli infortuni ne ha avuta tanta. In passato ha vissuto momenti complessi, non solo per gli incidenti: quella voglia di migliorarsi era forse venuta meno. Quando subentrano dubbi e paure, resti sul posto e non vai più avanti: ti rifugi in quel che sai fare, ti accontenti. Succede di avere uno stop nell’evoluzione: come Medvedev, Tsitsipas. Ti fermi e cominci a pensare: chissà se e quando tornerò quello di prima”.

Però dopo la vittoria con Djokovic è uscito ai quarti.
“Sono sicuro che se l’avessi chiamato mi avrebbe detto: ‘Cazzarola, quel torneo ce l’avevo in mano’. Questa rabbia è positiva. E allora gli devi ricordare che per uno sensibile come lui sono partite così, come quella con Nole, che fanno la prestazione. È sulla strada giusta. Di nuovo affamato. Matteo non è Sinner, ma può tornare nella Top10”.

Perché non è Sinner?
“Per tanti motivi, ma soprattutto per quella voglia feroce di migliorarsi, di restare freddo in qualsiasi situazione, per la mentalità che ha Jannik: una cosa fenomenale che nella mia vita ho visto solo – con caratteristiche diverse – in Nadal e Djokovic. Una testa che hanno avuto in pochi, nella storia del tennis: credo gli permetterà di restare a lungo al vertice”.

(reuters)

Sinner ha concordato 3 mesi di sospensione con la Wada.
“Per il movimento è una piccola zona d’ombra, sono contento che abbiano chiarito la cosa più importante: Jannik col doping non c’entra nulla”.

Tra i tennisti, pochissimi si sono mostrati solidali.
“Questi ragazzi si conoscono da quando erano bambini, ma è raro siano amici, al di là dell’apparenza. Il tennis è cambiato, negli anni: è subentrato l’egoismo. Io sono cresciuto con Panatta che andava a cena con Borg e i giornalisti, adesso è aumentato il business e ognuno sta nella sua bolla, circondato dal proprio staff. Per fortuna c’è ancora qualcuno di sensibile e intelligente: Matteo ha un rapporto bello e vero con Jannik, e con Sonego”.

Oggi Berrettini esordisce a Dubai con Monfils. Ma tutti lo aspettano a maggio nella sua Roma. Peccato sia soprattutto un ‘erbivoro’.
“Chi l’ha detto? Matteo nasce ‘terraiolo’, e all’inizio sull’erba faticava, tanto che abbiamo dovuto lavorarci su. Certo, lì poi ha cominciato ad avere delle percentuali assurde. Però è stato semifinalista agli Us Open e in Australia, sul cemento; a Roma e Parigi in passato ha raggiunto i quarti. Può fare bene su tutte le superfici. Credo gli Internazionali d’Italia possano essere un momento importante, per la sua stagione: per lui è come essere in Davis o quando giocava per l’Aniene, gli piace vivere quella pressione, si esalta in certe situazioni. Del resto, Adriano Panatta lo sentiva come il suo erede: entrambi talentuosi, belli, educati, romani”.

È un momento straordinario, per il tennis italiano.
“Grande organizzazione, professionisti validi, ragazzi che esprimono la loro personalità perché messi nelle condizioni di rendere al meglio. È un momento eccezionale, vincere aiuta a vincere, Sinner è l’effetto traino: l’invidia sportiva ti trascina. L’importante è non accontentarsi, non specchiarsi: continuare a investire e avere fame”.

Che bello, vedere quanto affetto continua a legarla a Matteo.
“Credo che la nostra sia una storia unica. Per me è stato come un figlio: siamo cresciuti assieme, cambiando entrambi pelle durante il percorso. Sono stato maestro, allenatore, coach. Abbiamo interpretato bene i ruoli: mai un litigio, giuro. Abbiamo costruito qualcosa: sono felice dei suoi risultati odierni perché in qualche modo sono anche miei, come persona gli voglio un gran bene. Perché le cose vadano così, ci vogliono anche genitori all’altezza, in grado di capire che quel percorso è lungo e va affrontato per tappe: oggi purtroppo vedo troppe mamme e papà che assomigliano a quelli del calcio, ossessionati dal successo in tempi brevi”.

Lei adesso allena il ventenne francese Luca Van Assche.
“Madre italiana, parla la nostra lingua. È arrivato molto in fretta, sta conoscendo un po’ di alti e bassi ma è in crescita. Sono fiducioso, gli piace lavorare. Il progetto mi entusiasma: perché è giovane, si può plasmare. Sono sicuro diventerà un bel tennista, e magari una persona migliore”.

Leggi i commenti