Zverev: “Voglio Sinner in finale al Foro Italico: sarà la mia rivincita”
dal nostro inviato Massimo CalandriMontecarlo – “Beato Jannik”.
Sascha Zverev sospira. Sorride. Il tedesco, in attesa di un sorpasso che per ora non arriverà, resta numero 2 del mondo alle spalle di Sinner. Non lo dice, ma lo invidia, e non solo per lo Slam australiano che si è preso a gennaio battendo proprio Zverev in finale (quella sconfitta, confessa, gli ha fatto parecchio male). C’è dell’altro.
Zverev, avrebbe voluto anche lei staccare la spina dal tennis?
“È stata molto dura, dopo Melbourne. Sono andato a giocare in America Latina, però mi sono portato dietro quella delusione. E tanta fatica. Avrei voluto riposare, ma gli affari sono affari: il tennis è il mio lavoro, gli appuntamenti erano programmati da tempo e non potevo tirarmi indietro. Intendiamoci, posti e pubblico eccezionali. Però a volte stai meglio a casa”.
Come ha fatto Jannik.
“Me ne sono accorto in questi giorni qui a Montecarlo dove vivo. A parte un po’ di dolore alla cervicale — è l’età (ride) — mi sono finalmente rilassato: dormivo nel mio …
Montecarlo – “Beato Jannik”.
Sascha Zverev sospira. Sorride. Il tedesco, in attesa di un sorpasso che per ora non arriverà, resta numero 2 del mondo alle spalle di Sinner. Non lo dice, ma lo invidia, e non solo per lo Slam australiano che si è preso a gennaio battendo proprio Zverev in finale (quella sconfitta, confessa, gli ha fatto parecchio male). C’è dell’altro.
Zverev, avrebbe voluto anche lei staccare la spina dal tennis?
“È stata molto dura, dopo Melbourne. Sono andato a giocare in America Latina, però mi sono portato dietro quella delusione. E tanta fatica. Avrei voluto riposare, ma gli affari sono affari: il tennis è il mio lavoro, gli appuntamenti erano programmati da tempo e non potevo tirarmi indietro. Intendiamoci, posti e pubblico eccezionali. Però a volte stai meglio a casa”.
Come ha fatto Jannik.
“Me ne sono accorto in questi giorni qui a Montecarlo dove vivo. A parte un po’ di dolore alla cervicale — è l’età (ride) — mi sono finalmente rilassato: dormivo nel mio letto, ho passato momenti importanti con la mia famiglia e la mia bambina, che è la cosa più bella che ho. Mi sento fresco e pronto, ora sì, a ripartire”.
Martedì al secondo turno può trovare subito Berrettini.
“Matteo è molto alto, serve benissimo e si muove alla grande sulla terra. Incontro difficile, ma a questo livello tutte le partite lo sono. Ho bisogno di vincere, perché il nostro è uno sport in cui tutto può cambiare rapidamente: i successi portano altri successi. Clic. Tutto prende velocità”.
Il giorno dopo la finale, lunedì 14 aprile, Sinner riprenderà ad allenarsi ufficialmente proprio su questi campi: più forte di prima?
“Più forte di prima credo sia impossibile: ha cominciato la stagione come l’aveva chiusa, da numero 1. Tre mesi di stop — e non per infortunio, attenzione — sono tutto sommato pochi: ha potuto ricaricare le pile e si è allenato nei dettagli, perfezionando colpi e movimenti. Gli basterà pochissimo per tornare al livello di Melbourne”.
E qual è invece il livello di Zverev? Condannato ad essere il numero 2?
“Siamo in 4, sullo stesso piano. Il fatto è che lo scorso anno è stato un po’, come dire, strano: nella seconda parte ho giocato in maniera orribile, Alcaraz ha avuto degli alti e bassi mentre Jannik è stato costante: ma siamo lì, insieme a Djokovic. Basta poco per cambiare gli equilibri”.
Non avrà mica paura della maledizione dello Slam: non ne ha mai vinto uno.
(Altra risata) «Io ho paura — un pochino — solo dei ragni».
La terra rossa è la sua superficie favorita. Ha vinto due volte gli Internazionali di Roma.
“Ah, l’Italia: mi piace tutto. Roma è l’Europa. L’architettura, la storia, le bellezze naturali. Poi, la passione del pubblico: per il tennis, e per lo sport in generale. Sono stato il più giovane tennista di questo secolo, dopo Nadal, a vincere gli Internazionali, ce l’ho fatta di nuovo l’anno passato. Resto concentrato soprattutto sul Roland Garros, ma Roma è uno dei miei obiettivi della stagione”.
Ci sarà anche Jannik, al rientro dallo stop con la Wada. La rivincita perfetta.
“Esatto. Se lo affronterò, sarà naturalmente in finale. E vediamo cosa accade, questa volta. Sarà molto interessante”.
Djokovic ha elogiato la “new-new-new generation”, la generazione tre volte nuova. Non la preoccupano, tutti questi ragazzini affamati? In fondo, a 27 anni lei è a metà strada.
“Calma. Complimenti ai nuovi talenti, ma al momento siamo in quattro a giocare un tennis di un altro livello: Sinner, il sottoscritto, che è pur sempre secondo nel ranking, Alcaraz e Novak. Tutti molto competitivi. Credo che saremo protagonisti anche nel 2025: e che questo sarà un anno più equilibrato dei precedenti. Sarebbe un errore fermarsi al 2024, sono successe troppe cose ‘strane’, i valori sono altri: ma l’ho già detto, vero?”.
Qual è il suo talento?
“Mi piace avere cura delle persone che amo. Ma a volte posso essere orribile: solo come tennista. però”.
I migliori 20 tennisti del mondo, uomini e donne, hanno chiesto ufficialmente contributi per il welfare, una fetta più grande del prize money e cambi nella governance. Insomma, più denaro.
“Mi sembra giusto che si cerchi una soluzione: mi rendo conto che non possiamo chiedere il 50% come fanno gli atleti della Nba o di altri sport Usa, ma è chiaro che meritiamo qualcosa di più. Ci siamo mossi formalmente, speriamo di trovare presto un accordo”.
Sinner a poca distanza da qui va in palestra. Oppure in bici o in kart.
“Sono felice di essere di nuovo sul campo. Non vedo l’ora di sfidarlo. Speriamo a Roma, in finale”.