✕

Il sogno di Musetti a Montecarlo s’infrange su Alcaraz: “Ci rivediamo a Parigi”

Alcaraz e Musetti (afp)

Ascolta l'audio

Il tennista italiano battuto in rimonta dallo spagnolo ma ora è n. 11 del mondo, a 15 punti dalla Top Ten: “Sono diventato più ambizioso e motivato”
2 minuti di lettura

Montecarlo – Ora a Musetti mancano solo 15 piccoli punti, per entrare nella Top 10. “Succederà tra poco. Lo conosco bene, ha sempre avuto un grande talento e ha imparato a soffrire”: Carlos Alcaraz, dopo averlo svegliato bruscamente dal sogno nella finale di Montecarlo, riempie Lorenzo di complimenti. Nella sconfitta del carrarino al Country Club del Principato — sorprendente nella dinamica, non nel risultato — oltre alla classe dello spagnolo c’è di mezzo pure una contrattura alla coscia destra, conseguenza delle battaglie sostenute nel corso della settimana monegasca. “Sapevo dal mattino di doverci fare i conti. All’inizio ho provato a compensare con la libertà del mio gioco, è venuto fuori proprio un bel tennis”, dice “Muso”. Ma come? Lui che il primo set dei 5 precedenti incontri — Berrettini a parte — l’aveva sempre perso? Questa volta è stato l’altro a essere resiliente: ha atteso paziente — “Ho commesso degli errori, però lui era veramente formidabile”, confessa Carlitos — poi …

Montecarlo – Ora a Musetti mancano solo 15 piccoli punti, per entrare nella Top 10. “Succederà tra poco. Lo conosco bene, ha sempre avuto un grande talento e ha imparato a soffrire”: Carlos Alcaraz, dopo averlo svegliato bruscamente dal sogno nella finale di Montecarlo, riempie Lorenzo di complimenti. Nella sconfitta del carrarino al Country Club del Principato — sorprendente nella dinamica, non nel risultato — oltre alla classe dello spagnolo c’è di mezzo pure una contrattura alla coscia destra, conseguenza delle battaglie sostenute nel corso della settimana monegasca. “Sapevo dal mattino di doverci fare i conti. All’inizio ho provato a compensare con la libertà del mio gioco, è venuto fuori proprio un bel tennis”, dice “Muso”. Ma come? Lui che il primo set dei 5 precedenti incontri — Berrettini a parte — l’aveva sempre perso? Questa volta è stato l’altro a essere resiliente: ha atteso paziente — “Ho commesso degli errori, però lui era veramente formidabile”, confessa Carlitos — poi è venuto fuori, bellissimo e cinico, consapevole che il suo avversario aveva qualcosa che non andava.

Musetti: “La terra rossa è il mio habitat naturale”

Ecco, ripartiamo da qui: l’azzurro ha dimostrato di poter affrontare alla pari il campione murciano, che col successo di Montecarlo risale al numero 2 del mondo. “Se fossi stato al 100%, sarebbe stata un’altra partita”. Felice a metà. “Alcaraz è più giovane di me ed è già una leggenda. Però, io…”. Io cosa, Lorenzo? “Sono diventato ambizioso, più motivato: e so che potrò far vedere presto la miglior parte di me. Ad esempio al Roland Garros. La terra rossa è la mia superficie, il mio habitat naturale”. Anche il suo allenatore, Simone Tartarini, ha ammesso che quest’anno qualcosa, dentro Musetti, è cambiato. “Ha ragione: oggi affronto le cose con più leggerezza, mi godo il momento. Provo ad allontanarmi dalla routine, cerco nuovi stimoli. Non mi sottovaluto più”. Si sente più libero, ecco: di dare sfogo a tutta la sua qualità, al suo estro, a un braccio che nl circuito ha pochi rivali. “La stanchezza fisica e mentale mi ha fatto un brutto scherzo, peccato. Però non c’è nulla di sbagliato, nella mia preparazione: semplicemente, sono arrivato a questo appuntamento dopo aver giocato quattro ore più di Alcaraz, l’equivalente di altre due partite”. Rinuncia al prossimo appuntamento in calendario, Barcellona: questa settimana se la godrà a Montecarlo con la sua compagna, Veronica, e il piccolo Ludovico, 13 mesi. Cene in famiglia, partite di burraco. “Ho bisogno di recuperare. Tornerò in campo a Madrid”. La speranza di avere a fine stagione tre italiani tra i migliori dieci (anche Matteo Berrettini si è posto lo stesso obiettivo di “Muso”) non sembra così impossibile.

Musetti: “Con Sinner ci incontreremo in una finale Slam”

Non solo Sinner, insomma. A proposito di Jannik: non nominatelo neppure, a Carlitos. Por favor. “In questi mesi ho pensato troppo a lui, e alla classifica: tutta questa pressione mi ha ucciso”, ha ammeso Alcaraz. Che ora prova a riderci su. “Riparto da Montecarlo e — giuro — non voglio più preoccuparmi di quello che pensa e dice la gente. Ascolto la mia squadra, e basta. La solo cosa importante è scendere in campo per divertirmi: se vinco, sono felice; se perdo, imparo. Voglio dimenticarmi il ranking. E Sinner. La gente mi vuole con lui in finale negli Slam? Bene: ci incontreremo presto”.

Leggi i commenti